7 POETI DEL CENTRO: FABIO SERPILLI (MARCHE)

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7 POETI DEL CENTRO: FABIO SERPILLI (MARCHE), con introduzione a cura di Manuel Cohen.

   

   

In questa silloge inedita, Scorci de Cità, di Fabio Maria Serpilli, autore tra i più noti della scena neo-dialettale, da squisito cartografo territoriale, registra i luoghi più cari ed evocativi di Ancona, la bella città adagiata su due sponde dell’Adriatico Centrale. La maestria del poeta è nella evocazione fascinosa, affidata ad una nominazione basica, priva di orpelli e di aggettivazione in eccesso, affidata a versi brevissimi contenuti in strutture o strofe di non più di 5 o 6. La sonorità anconetana, o agontana, così prossima all’italiano delle origini (o jacoponico), non necessita di traduzione, e si contende,  proprio con l’italiano, la comune matrice neo-latina. Non si tratta di una semplice fascinazione per il locus amoenus, per la couche matria ed elettiva, ma si tratta anche di una particolare modalità o maniera di intendere la sonorità e la poesia stessa. Non è un caso infatti, che la città sia continuamente e metamorficamente umanizzata attraverso un gioco di specchi allusivi e rispecchiamenti con l’elemento femminile, che ha il suo vertice nel testo n. 4: Venivi su dal Pincio, o Fantasia. Dove la morbidezza della lingua, nelle vocali aperte e nella cadenza musicale, evidenzia tutta la congruità a rappresentare la città e l’orografia rotonda e sinuosa delle sue fattezze: «cità piena / de seni e cupole», con l’eleganza e la levità di una lirica neo-provenzale. Un autore colpisce nel segno quando è in grado di offrire al lettore un mondo, un proprio mondo, visivo, fisico, linguistico e musicale. Nel paesaggio naturale e urbano risiede la forza e l’intelligenza della proposta di Serpilli. M.C.

Fabio Maria Serpilli è nato ad Ancona nel 1949, ha abitato a Castelferretti, a Falconara, e attualmente risiede ad Agugliano (An). Ha studiato Filosofia presso la Pontificia Università Lateranense a Roma. Presenza molto attiva nel suo territorio, presiede l’associazione Versante ed è ideatore di importanti manifestazioni letterarie tra cui il Premio Poesia Onesta e il Premio Varano. Ha pubblicato numerosi volumi di narrativa e saggistica. Per la poesia, in lingua e in dialetto, si segnalano: Castalfretto nostro (Tarabelli, Chiaravalle 1989); Mistero in cartapesta (Guardamagna, Varzi -PV- 1993); Portonovo (Quaderni del Premio Guido Modena ,Finale Emilia 1997); Mal’ Anconìa (in: Canto a cinque voci, poeti in lingua e in dialetto, Humana, Ancona 1999); El paés e la cità (in: I luoghi dell’anima, con Paolo Marzioni, Pequod, Ancona 2002); Ad aperto silenzio (La Fenice, Senigallia 1998); Esino, immagini e parole (Tipografia Tarabelli, Chiaravalle, 2005); Falconara e i quaranta padroni (L’Orecchio di Van Gogh, Falconara, 2009).

*

Scorci de Cità

(Pr’Ancona)

     

1

   Da st’altro sito,
tóri e campanili
sbatocolamenti
distanti sèculi
ancora li senti

   O scorcio còre
téti e mureto
na canaleta
spìgulo piove

   Palazo del Milenovedó
na strada vechia
cavalo e caroza
nun so che nòte
sbalza cità
cavalcavia

   Do’ lioni antighi
lasù al dòmo
che giorno e note
fane la guardia a dio
da l’omo

***

2

   Nomi da dì un rosario
San Premià, la Chiòga
via del Calvario
archeti e muri
via dei Dolori

   Vigulo streto
indó ce pasa ’n omo
l’ombra no
manco metà

   Strada a sbròzuli e bescighe
osterie piene de fume
e de biastìme
come un rosario
a l’incuntrario

***

3

   La luna orèola el dòmo
i lumi se ‘cende in fondo
‘ndove la Cità trema
nave ch’el mare dìngula
el vento na guasi musiga
de le londe co’ le londe:
amanca pogo a la
felicità…

***

4

   Venivi su dal Pincio, o Fantasia,
co’ na trecia su le spale
e na burzeta
Caminavi su na lagrima sta via
e un filo de rosseto
El mondo purtavi su dó tachi a spilo
campanili longhi i fianchi
Eri te la cità piena
de seni e cupole
schina a strapiombo

***

5

   Scorci che t’arimane
casete al Porto
giro d’arèi
fume dai travi
   Milenovecento
quarantaquatro
da le ruvine
na fisarmoniga
piagne da sola
cun pogo fiato
ciaveva in gola

  L’ultima pagina
ancora bianca
scrìvela te
storia che amanca

***

6

(Il dialeto e la cità)

Quando scrivo in dialeto
basta che meto la pena
su ’n fòjo e lìa
da sola puesia
come quel’imbriago
che a casa sua
el purtava la cavala
zocolo zocolo
via dopo via

***

Case che sté in dialeto
su via che sbuga
in te la piaza
  Arco de Garola
su Piaza che bèla
pasa na fiòla
casca el silenzio
giù pe’ le scale

                          

Sana'a, Yemen
Sana’a, Yemen

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