A contemplarla troppo la vita… poesie di Giuseppe Semeraro

Malinconia, opera di Leonardo Lucchi.

A contemplarla troppo la vita… poesie di Giuseppe Semeraro con una nota dell’autore.

    

    

Giuseppe Semeraro
Giuseppe Semeraro

Giuseppe Semeraro è poeta attore e regista. Per il teatro ha collaborato come attore in diversi spettacoli con la regia di Danio Manfredini. E’ tra i fondatori della compagnia Principio Attivo Teatro per la quale realizza diverse regie. Per la poesia ha pubblicato Nomi d’angela (1999), Cantica del lupo (2003), Due parole in croce (2014), A cosa serve la poesia (2016).

    

Constato con grande sorpresa che non ho mai scritto una poesia sull’ozio, non so cosa sia, mi fa un po’ senso la retorica del poeta ozioso. Mi piacerebbe forse ma non lo conosco, non ho neanche il tavolo o un ufficio, il mio studio è un piccolo quaderno di cui sono provvisto. Non è una scelta di parte o giudicante, ma con il teatro, i tre figli, i loro impegni e tutto il resto, non ho il tempo di oziare, anzi la mia scrittura arriva come una scarica elettrica nei momenti più improvvisi. Forse perchè sono in una età, 44 anni in cui non ci si può fermare, mancanza di soldi, mancanza di certezze, mancanza di futuro. Per me ogni giorno è una lotta e mi piace vivermela così, nudo sempre. Arriverà forse il tempo dell’ozio, non lo odio, beato chi può permetterselo, io no. Cerco una forma di ozio sottile, essere sempre in ascolto anche nel caos, nella difficoltà, nella paura. Cerco di non contemplare troppo le cose ma di vivermele fino in fondo, accorciando per quanto mi è possibile la distanza tra arte e vita. Devo dire che mi ha stimolato l’idea di una poesia su questi ragionamenti. Chissà se nei prossimi giorni sbotta qualcosa dal cuore. GS

     

A contemplarla troppo la vita
non accade che alla porta
in lontananza
disperata per inerzia
fa male di verdescuro
macchia il muro
giorno per giorno
della stessa ombra inutile.
Mettila nella bocca la vita
fatti la bocca del suo latte
con tutte le sue preghiere
con tutti i suoi boschi
con tutte le sue tristezze
mettila sulle ginocchia
falla felice
con la tua sempre la vita di tutti
parla col primo che incontri
scambia due parole con tutti
metti l’acqua nella discesa
verso il mare
cantando per tutta la strada
anche quando è persa.

*

Metti le mani nel piatto
come da bambino
mettiti in bocca la vita
accade il mondo
un pianto e dopo la festa
o il contrario
la festa e dopo il pianto
o il contrario di quello che credi
sempre il contrario
il contrario di quello che credi sia sufficiente
di quello che basta
di quello che ti accontenta
sempre il contrario
di chi comanda, di chi alza la voce
di chi produce la legge
di chi si nasconde sotto la legge
soprattutto il contrario di chi non gioca,
metti la bocca nel mondo
per un bacio, per un sorriso sgraziato
per cercare la tua voce
nell’urlo anche
cercando sempre la voce di tutti.

*

Immagina un perdono ancora
uno spazio senza parole
lascia diventare tempo il silenzio
lascia versare negli occhi
il contrario delle lacrime
aggiungi amore ancora
perdono in cambio di uno sguardo
riempi barattoli di cielo
soccorso di mani vuole il viso
vuole un passo indietro il perdono
non lo insegna nessun Dio
sei tu ancora uomo
trascina i tuoi muscoli verso i sospiri
tieni stretta la spina
dimentica ciò che vuole la ferita
apri la strada al sangue
fai correre via il veleno
non è dialettica sempre la vita
occorre la resa, lasciar passare il vento
fai maturare la dimenticanza
comincialo tu ora il disarmo del mondo

*

Alcune forze del cuore
sono per la voce
altre per il bersaglio
il centro invano cercare,
quello che muove
l’io verso il noi
il movimento che genera
ancora movimento
e moltiplica gli sguardi, i visi
fuori dalla melodia, dalla pietà
solo per il respiro
per il battere che unisce
che svuota la paura e fa alzare gli occhi.
Alcune forze del cuore
sono per il grande prato
altre per la pazienza, per il ripetere
per la barchetta del sogno,
alcune forze del cuore
sono per mordere il cielo
solo per toccare altre labbra
per l’equilibrio di una vita dentro un’altra vita
come dell’acqua dentro altra acqua.

*

in equilibrio sotto qualcosa
togliendo qualcosa al passo
un lampo per non cadere
un punto nel cervello
una fessura da tenere a vista,
per sperare sul rasoio,
che stare in equilibrio è possibile
credibile almeno un equilibrio
sotterraneo, clandestino,
l’equilibrio del corpo umano
sulla sopravvivenza che gira oggi
ci ricorda il suo ghigno
la mortificazione del soldo
il debito della tristezza.
Ci aiuta l’infanzia di ogni giorno
quando viene a tirarci la giacca
a portarci via da qui
da questi pensieri che a pezzi
salgono su se stessi
creando l’equilibrio più disperato
quello che ti fa confondere
il tempo e il suo desiderio.
In equilibrio su niente a volte
su questo sapore di notte
di pasta riscaldata
in equilibrio su tutto
per essere felici anche
per la bellezza
per la punta della vita
sul precipizio di uno sguardo
senza paura di guardare giù, in basso
perchè lì c’è un’altro cielo
è quello che infila le nostre vertebre
e ci fa linea di un orizzonte solo
quello che fa l’immaginazione dentro l’occhio
il punto dove perdere l’equilibrio.

*

Malinconia, opera di Leonardo Lucchi.
Malinconia, opera di Leonardo Lucchi.

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