Al capolinea, poesie di Annamaria Ferramosca

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Al capolinea, poesie di Annamaria Ferramosca.

    

    

Annamaria Ferramosca di origine salentina, vive e lavora a Roma. Fa parte della 1551705_10202286539158960_1268223331_nredazione del portale poesia2punto0.com, dove è ideatrice e curatrice della rubrica Poesia Condivisa.
Collabora con note critiche a varie riviste, tra cui Poesia, Le Voci della Luna,Gradiva, La Mosca di Milano, La Clessidra. E’ presente in rete su Blanc de ta nuque, La dimora del tempo sospeso, Carte Allineate, Neobar; testi e note critiche in traduzione inglese sono apparsi sulle riviste Italian Poetry Revue, Gradiva, Freeverse, World Literature Today, Fire.
Ha pubblicato in poesia: Ciclica, La Vita Felice, collana Le Voci Italiane;Other Signs,Other Circles, Poesie 1990-2009, Chelsea Editions, New York, collana Poeti Italiani Contemporanei Tradotti;Curve di livello, Marsilio (finalista ai Premi Camaiore, LericiPea, Pascoli e Montano; Paso Doble, Empiria, coautrice Anamaría Crowe Serrano; Canti della prossimità, in La Poesia Anima Mundi, puntoacapo;Porte/Doors, Edizioni del Leone; Il versante vero, Fermenti (Premio Opera Prima Aldo Contini Bonacossi); Porte di terra dormo, Dialogo Libri. Ha curato la versione poetica dei testi del poeta romeno Gheorghe Vidican nel libro bilingue “3D –Gheorghe Vidican – Poesie 2003-2013”, CFR. Suoi testi sono stati tradotti in inglese, francese, greco, tedesco, albanese, rumeno.

     

AL CAPOLINEA                                                        

salire sul 160, capolinea paziente
tra i due platani – sempre alla stessa ora –
muta solo l’umore, come le nuvole
uguale la mancanza

Il posto che preferisco è quello in fondo
al centro della fila orizzontale, il migliore
per assistere al film, puntuale:
piccola folla composta, in parte seduta in parte in piedi
si parla con sguardi, diffida di chi le sta accanto
lo ama lo cerca lo urta
nell’inclinazione sottile dei corpi
ciecamente consegnata alla fatalità del moto
ognuno coprendo il suo cosmico tratto di asfaltocielo

E non so perché mi commuove
tutto di questo bus fendinuvole:
la marcia il freno i sobbalzi il contrasto dell’aria
il riflesso sul vetro del pianto stellare
il turbinio del sangue sottopelle
– nostalgia del bigbang – se il cuore
sta meditando di rallentare, predisporsi al viaggio

Guardo il treno correre nelle pupille di chi mi è davanti:
piccole locomotive accendersi – un bimbo mi fissa curioso –
curiosa anch’io di vedere la sua fermata di scintille
decido di non scendere ancora
mi abbarbico al sostegno di uscita
(il viale continua oltre la piazza ?)
Infine che cosa ho fatto se non
lasciarmi andare sulla scia dei nomi?
amicheamici che mi aiutate a scenderesalire
gioisco del vostro tocco    non so darvi in cambio
che qualche ritmo e un brusìo
di un arrivo lontano
che già è partenza

     

(da Other Signs, Other Circles, Poesie 1990-2009, Chelsea Editions, New York, Series Contemporary Italian Poets in Translation, 2009)

***

STAZIONE DI TRANSITO

Treno Superveloce delle venti.
Tra quaranta secondi
sarà invasa l’aria e sarà
un grido senza tempo.
Sudditanza totale di pensieri.
Congegno semplice, in fondo,
opera d’uomo, contenuto umano.
Eppure già da qualche minuto
m’investe un senso di rivelazione,
io divenuta orecchio a terra indiano
a presagire
una torma di bufali divina.

Questo è un rabbuffo siderale.
Dallo spazio investe,
meteorite lanciato
in atmosfera lacerata,
sbalordito esso stesso di incutere
un preciso panico ad orario.
Tollerante
delle valvole vive
a vagare nei corridoi,
inconsapevoli del loro punto cosmico.

Dopo il turbine,
pensieri tumefatti
e nuovi Voglio cambiare tutto.
Questa mia mente sala d’aspetto,
cosa aspetto?

Ride una lattina ammaccata tra i binari.
Nella scia del suono
un lento disvelarsi, un’ eco
di parole soffiate
dai parchi del ricordo.
Suggerimenti, come a scuola tra i banchi.
Bisbigliano le rette sui quaderni
tracce di via maestra.
Qualcuno col dito sulla bocca raccomanda
l’ascolto del silenzio.

Poi, d’improvviso,
un fischio. Avverte
del prossimo passaggio.

    

(da Il Versante Vero, Fermenti, 1999)

***

AVVERTENZE AI PASSEGGERI

—PREMERE PER APRIRE LA PORTA—

Non l’aprivo, quella finestra sul mare,
in cima alla salita,
un pò più lunga di questo finestrino in vettura.
Socchiudevo le imposte, solo
una riga sottile, per non essere vista.
Passava,
quel dio del nord che mi squassava il petto,
la testa bionda, gli occhi sicuri
di un disegno futuro già scolpito
dove io non ero.
Profezia che stordiva.

—PREMERE PER APRIRE LA PORTA—

Premere il pianto
di non poter rinascere,
imparare il gioco delle esclusioni,
imparare a morire, per vivere.

—ALLARME – MANOVRARE SOLO IN CASO DI PERICOLO—

Attento, amore,
non si gioca con un piccolo cuore
il gioco dell’altra rima.
Del dolore, in silenzio i fendenti.
Nessuna cicatrice. Solo
una venula più azzurrina delle altre
inombra il viso anche quando
tutto il corpo sorride.
E mi ostinavo,
nel gioco degli amori incorrisposti.
“Siccome sei quasi bella, devi osare!
Occhi come pugnali.
Il resto: la tua seta.”
Barcollavo, minimi i sostegni.

—DURANTE LA MARCIA, REGGERSI AGLI APPOSITI SOSTEGNI—

Amiche, amici, compagni miei incolpevoli!
Lacrime scambiate
per fastidio di rimmel
o peggio, pena
al mio limite d’ali.

—PREMERE PER APRIRE LA PORTA—

Premere il capo
sul tuo ventre di madre avrei voluto,
a ritardare ancora il parto
di me e del mio dolore secondato,
inconsolato.
Addossare la mia fronte alla tua,
per capire.
Stringere salda la tua mano,
per non incespicare.

***

UN VIAGGIO UN SOLE UNA LUNA 

Lucidi calzari di una notte lucida
fuori dal tempo, sulla soglia, fermi
Pietrificati atleti in attesa
del segnale
– stanotte qualche rivolo di luce si prevede
dai calici del cielo –
Appena cade la mia stella, scattano

Esagerato slancio, mie scarpette
per una gara
che è solo minima maratona
una salita di convolvolo
Dalla radice alla gemma apicale
si viaggia in vortice,
dilatando l’ascolto in foglie alterne

Dirige il sole: massima orchestra,
minime variazioni. Regolari
scrosci di clorofilla nei tornanti
come fiotti nel cuore, inesorabile
respiro regolare della vita
Il sole insiste sul vibrato termico
Sole drummer drammatico (sole batterista)
Sole alchimista incendiario
Sole cenere
Sole nube-avaro
Sole eclisse
Sole di solitudini
Sole binging (ingordo)
Avvizzisce-divora, a ogni giro, una campanula
(a sera lo stormo blu tintinna nella gola)
Notte di brina sulle gemme, ghiaccio
sulla cima del mondo
Irrigiditi calzari alla deriva. Arranco
perdo la memoria dei soli
e la muta di cani ed angeli
è muta. Scivolo
sulla slitta di Amundsen, carica di stelle

Sulla cima del mondo
coi calzari fradici
cancello le mie tracce, ma non posso
nascondermi alla luna

                                     

(da Porte/Doors, Edizioni del Leone, 2002)

     

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