Simonetta Sambiase per molti versi Poeta: Capo Mundi, recensione a cura di Flavio Almerighi

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Simonetta Sambiase per molti versi Poeta: Capo Mundi, Onirica Ed. 2014, recensione a cura di Flavio Almerighi.

  

   

A volte ho incrociato la sua strada nella pelle di Meth in rete, una volta siamo stati premiati a Gallarate nel 2012 nel medesimo concorso senza, purtroppo poterci conoscere di persona. Ho avuto il piacere di leggere quasi in anteprima questo lavoro di Simonetta Sambiase, ricavandone tre ottime impressioni.

La prima è una conferma, non di solo lirismo vive un Poeta. Capo Mundi è un poema in trentasette parti e tre sezioni, non una semplice raccolta di poesie, il cui filo conduttore, cadenzato dai ritmi secchi di versi estremamente moderni e nervosi, è quello del viaggio attorno e dentro se stessa. Dandosi occasione di elaborare il proprio pensiero secondo il proprio vivere quasi senza fermare, un modo personale per giungere infine alla propria verità.

Immota siede
la costa ciondola sott’acqua
l’acqua è alle costole di chi attende per generarsi ancora
fuori dai propri deserti c’è la città
il ricovero, le case multiple
il riparo, l’empatia della neve
palafitte di coperte, stelle alpine in bottiglia
e tutto si libera,
ed ogni uomo resuscita.

La seconda. È che ogni uomo e ogni donna resuscitano a loro stessi nel momento in cui possono traslarsi, trasferirsi, armi, bagagli, esperienza verso una nuova vita, un nuovo approdo, considerando che l’arte della vita e quella della poesia sono somme di approdi. Con tutti i timori del caso, soprattutto quando la costa di partenza è perduta, non si potrebbe più raggiungere, tornare indietro, e la nuova terra non si intravede ancora, nemmeno si conosce la giusta direzione. Eppure il coraggio, la determinazione, la verità “sanno” e spingono ogni Ulisse alla propri Itaca in capo al mondo.

Il rumore di un viaggio
– quello vero o quell’ultimo –
discende e fa paura.
L’essere raggiunti dai suoni nelle orecchie
che franano pensieri impossibili da ascoltare
poco decifrabili, fuori dalla portata delle ore
che ti cambian nome.

Ed ora
non ci è rimasto più che il nulla
come il giorno primo in cui siamo nati
fuori dal mare
con la fame, battito convulso e lungo
questi passi e trapassi saranno per sempre
nuovi accenti di un mondo liquido
pieno di sopravvissute anime invisibili.

La terza, la più importante. Non è possibile assistere a questo viaggio senza sentirsene coinvolti. Il lettore non può esimersi dal partecipare alla ricerca fatta di indizi e tracce il cui fine è l’infinito. Il vero Capo Mundi. Solitamente metto molto tempo, anche mesi per calarmi dentro un libro di poesie. Qui lo spartito è invece solare, manifesto, orecchiabile e rimane. Un libro di forza e spessore notevoli di cui consiglio vivamente la lettura, soprattutto a chi voglia avvicinare la Poesia. Altro caposaldo di  Capo Mundi questo libro è lo stile moderno, asciutto, ritmato eppure non banale con cui l’autrice alimenta la propria scrittura. Insomma un’opera fatta di cose veloci destinate a rimanere, mia personalissima e ossimorica considerazione. I miei complimenti a Meth Sambiase per questo lavoro riuscitissimo cui auguro lunga vita di letture, recensioni, incontro, confronto.

Questo libro, signori lettori, signori critici, non ha un unizio e non ha una fine, ha una vita.

Le onde tagliano un confine.
Si chiudono gli istmi come ferri d’acqua
si congiungono filamenti di nubi e di maree
e pagine d’erbe crescono su poca sabbia
come dei lunghi papiri.

Chi è donna è fatta d’acqua
di palpebre salvifiche e di occhi traslucenti
e non ha frontiere
se non in un’eclissi di sangue caldo
in ogni mare ci si trasporta come un patrimonio
o come un cavetto delle telecomunicazioni.
In principio fu il nome
ma anche gli animali,
che sono concavi e convessi
e reagiscono alle offese
e al sangue che corre nel sangue
l’istinto la sopravvivenza
è la cura della stirpe e della generazione
è il volere il proprio nome per non essere abbandonati
ma tu chinati quando vai giù sulle scale
lavale bene,
e curvati che sei un animale
un gran bel pezzo di fica in un giornale
con l’anima dentro la schiena
come le bestie inarchi l’arco dorsale alla paura
e succhi il cielo
o cadi in esso, come una statua di sale.

Per redenzione di sbarco o forse
per resurrezioni o anche
per corsi o cadenze d’accenti
e di lingue nuove da imparare e raccogliere
ogni sasso sarà la fine del suo mondo
ogni mondo porterà lontano le ferite
ogni lontano gli purificherà il dolore.

F.A.

capomundi

*** 

Simonetta (Met-h) Sambiase ha studi artistici (Michele Sovente come docente di Letteratura contemporanea) e passione per la scrittura. Pubblicista, impiegata part-time, è presidente dell’associazione culturale Exosphere PoesiArtEventi di Reggio Emilia e vicepresidente dell’associazione RainStars. Ha curato vari progetti culturali poetici in collaborazione con PrimaveraDonna; è stata segnalata in vari concorsi nazionali ed ha pubblicato due libri di poesie ed una plaquette. Ha preso parte anche a varie antologie, insieme anche ai 100thousand poets for change, gruppo di cui fa parte nel suo territorio. In rete, il suo blog è Il Golem Femmina e collabora con il blog Carte Sensibili.

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