Berlino, videopoesia di Claudia Zironi

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Berlino, videopoesia di Claudia Zironi.

   

     

   

Berlino

Passiamo sotto ai tigli nella città dell’Orso
bagnati fino alle ossa dalla pioggia
d’agosto,
il vento gelido non ci asciuga,
spazza
nuvole nordiche dalle ali della Vittoria,
noi due guardiamo gli sprazzi d’azzurro:
cerchiamo angeli mori con il cappotto.
Dall’ala sinistra cadesse una penna

Non dà rifugio la contemplazione,
è sfacciata questa città nell’evocare
ricordi e perdizione.
Sono meno ridicola
qui, con te che guardi Potsdammerplatz
come sfondo dei miei occhi e fotografi
ridendo – ma ugualmente – la mia assenza
di fotogenicità. Di me sopporti
l’incongruenza di cercare palle con la neve
e non volerle guardare, cartoline vintage
e non volerle comprare,
ché, in fin dei conti, lo sai
che non si possono spedire.

Sa di pane al papavero cercare
le tracce di un muro abbattuto
venticinque anni fa. Sola e struccata
sono uscita alla ricerca, fingendo
di essere una dell’est,
innamorata.
Fingendo di correre attraverso,
oltre
il checkpoint Charlie per diventare
occidentale. Fingendo infine di cadere
in Friedrichstrasse sussurrando
il suo nome
di lui che fra di noi aveva eretto il muro.
Sa di papavero il sangue, sa
di filo spinato nella bocca.

Una dolcezza artificiale, piccoli
blocchi di ghiaccio, intrusi
scricchiolano fra i denti, duole
il freddo. All’inizio ci inganna
di piacere, poi ci chiediamo
come e quando ci siamo fatti
fregare.
Gelati “italiani” alla crema,
le vie pittoresche di Potsdam,
sogni e benessere dell’occidente,
uomini che ci hanno attraversato.
La strada e le cosce. Tutto Passato.

Guardi in alto e vedi l’oro,
l’oro che dalle viscere della terra
è asceso al cielo, redento oro.
Oro benedetto, dallo sterile
seme, composto in forme
conoscibili dall’uomo, scomposto
in atomi dal bagliore primordiale.
Sùbito oltre le guglie, l’oro
sùbito
sotto le dimore degli angeli.

Dolgono le gambe in Spandau, mal sopportano
la responsabilità di unire moderno e antichità
di tante guerre.
Tu avevi un sorriso da bambino
davanti al F104 esposto, lo carezzavi come il figlio
che non ti ho mai dato. Sono pesanti le gambe,
di bombe, di morti, di rimpianti.

Berlino vista dall’alto è pragmatica, come
le sue vetrine, come la sua pioggia, come
la sua bellezza da scoprire tra i cantieri.
Sembra ieri, che il muro se n’è andato, che
le macerie sono state rimosse, c’è da fare
tanto ancora. Abbiamo stretto il patto di tornare
tra tre anni. Serve a vivere, ancora.

Tiergarten
Tiergarten

6 thoughts on “Berlino, videopoesia di Claudia Zironi”

    1. Grazie cara Aurora, le riprese non sono di buona qualita’ in quanto non posseggo mezzi professionali, pero’ mi sono sentita di realizzare questo lavoro in quanto mentre scrivevo erano talmente vive le immagini in me che alla fine e’ diventato “necessario” presentarle congiuntamente.

  1. Mi è parso che fossimo “lì di nuovo insieme” ma insieme lì non siamo mai andati.
    Il riferimento a quel “figlio che non mi hai dato” mi è giunto al cuore; ora avrebbe, pensa, quasi trent’anni. Ed invece no, nulla è più ora di quello che avrebbe potuto essere. Esiste solo il passato con ciò che è stato ed il presente con quello che è; il futuro è un’incognita di un’equazione i cui termini dati non comprendono un “noi”. Bella la nostra comune esperienza, bella Berlino, bella la videopoesia, bello per me immaginarci “lì di nuovo insieme” (impossibile fantasia). Con affetto

    1. Caro Marcello, il tuo commento mi ha toccata molto profondamente. I “se” e i rimpianti sono come l’acqua che scorre verso la sorgente, tuttavia noi siamo due sistemi che per un periodo sono stati uniti e si sono vicendevolmente cambiati lasciando un poco dell’uno dentro l’altro. Tu eri con me a Berlino dunque, cosi’ come sono sicura che anch’io ti ho “accompagnato” nei tuoi viaggi. Il figlio a cui mi riferisco e’ certamente anche tuo.
      Un abbraccio.

  2. Cara Claudia, è una poesia di struggente malinconia; cattura l’animo e lo sottomette alla sue visioni. Non sono mai stata a Berlino che mi dicono città bella e ricca; anche tu suggerisci l’incapacità di cicatrizzare certe ferite, resterà sempre un rimpianto, un evento, una bava di dolore che sfugge all’appariscente uniformità. Un figlio non nato?

    1. Cara Narda, Berlino e’ in effetti ricchissima di stimoli, li si respira nell’aria. E’ una citta’ che suggerisce euforia e malinconia al contempo, capace di fornire grande ispirazione a un artista, non per niente fu citta’ di elezione di tanti scrittori stranieri che vi si stabilirono nelle diverse epoche. E la cicatrice e’ solo apparente, il lungo solco che ricorda la collocazione del muro pare a volte sanguinare, evoca visioni, emette suoni e grida. A Berlino si pensa a figli inesistenti, mai nati e che nasceranno. Ti ringrazio per il commento e ti abbraccio. C.Z.

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