Calma apparente di Anna Salvini, recensione di Matilde M. (quindicenne)

Giacomo Caneva, Carlotta Cortudino, circa 1852, Met Museum

Calma apparente di Anna Salvini, Interno poesia ed. 2017, recensione di Matilde M. (quindicenne).

    

    

Premessa della redazione di VR.
Anna Salvini, vigevanese che scrive da molti anni, già gradita ospite di Versante ripido in varie occasioni, è alla sua prima pubblicazione cartacea. Questo, insieme alla sua stessa poesia, la dice lunga su un carattere schivo che dà più importanza allo studio e alla cura del verso che non all’apparenza. Anna, un mese fa circa ha presentato pubblicamente questa sua opera prima, con prefazione di Gianni Montieri, e ne ha mandato una copia a una redattrice di VR la quale ha potuto immediatamente apprezzarne la lettura. Un paio di settimane dopo la redattrice in questione quando stava per riprendere il libro per scriverne una meritata recensione ha ricevuto una proposta che non si aspettava: la quindicenne Matilde M. si è offerta di collaborare con VR, recensendo un libro.
La redattrice ha intravisto immediatamente una bella opportunità formativa per la ragazza e una bella concomitanza nel poter pubblicare proprio sul numero di VR dedicato alla poesia per ragazzi la recensione di una giovanissima. Una prima recensione per un’opera prima! Dunque Matilde M. è stata messa immediatamente al lavoro sul libro di Anna.
Per una quindicenne, priva di una panoramica letteraria ampia e degli strumenti filosofici – estetici necessari, non è compito facile scrivere note di lettura a un libro di poesia. Si è dunque dovuti partire dal metodo e Matilde M. con grande dedizione si è letta una decina di recensioni di critici esperti, pubblicate sia su VR che su Nazione indiana, per costruirsi uno schema. Una buona freccia al suo arco è risultata la preparazione tecnica sulla versificazione che sta ben ricevendo nel liceo scientifico E. Fermi che frequenta al secondo anno; altre frecce la capacità di analisi scientifica, che ben si può applicare anche ai problemi di ordine umanistico, e la formazione all’osservazione dell’arte che un professore molto attento ed esigente  sta portando avanti nel suo corso con grande serietà e rispetto per la propria materia.
Si ringrazia dunque tutto un corpo docente che, in un periodo di forti tensioni e critiche nei confronti della scuola, ha fatto sì che la nostra Matilde M. sia stata in grado di assolvere egregiamente a un compito difficile anche per adulti ben più avvezzi alla materia letteraria.
Ringraziamo anche l’autrice Anna Salvini che confidiamo non si senta offesa per aver fatto da cavia a un esperimento così ardito.

E lasciamo ora la parola a Matilde M. – su “Calma apparente”:

           

Ogni giorno è una conquista
un colpo d’ala, trattenersi nella terra
tendere un congiungimento, una radice. 

Queste parole, componenti l’epigrafe del libro di Anna Salvini ed in antitesi tra loro, spiegano tramite una metafora il modo di fare poesia dell’autrice e ci accompagnano durante tutta la lettura; infatti le poesie della raccolta contengono descrizioni di elementi naturali, presenti e collegati alla realtà, dalle quali poi l’autrice si distacca entrando nell’astrazione ed analizzando temi più profondi; oppure avviene il processo inverso: terminata una riflessione, il legame tramite metafora al mondo naturale riporta il lettore bruscamente alla realtà.

La raccolta è divisa in tre sezioni: Visioni, Casa e Le sette meraviglie, a loro volta contenenti sottogruppi che si distinguono per tipologia di titolo delle poesie.

In Visioni le poesie numerate descrivono il mondo naturale in modo semplice e conciso, trovando sempre qualcosa di positivo nei soggetti, invece nella seconda parte, composta dalle poesie con il titolo in grassetto, l’autrice utilizza l’amore come pretesto per analizzare il suo carattere introverso ed il suo modo di rapportarsi con il mondo.
Ciò è particolarmente evidente nelle poesie VI (pagina 20) e Punto di non ritorno (pagina 24):

VI

Non sono che resti, gusci, frange
d’osso ma mille e poi mille
formiche in fila
scarnificano la vita abbandonata

un sole gentile accompagna
la lenta processione
dei baci.

In questo componimento la fila di formiche intenta alla scarnificazione viene prima descritta in modo crudo e raccapricciante, poi in modo più soave con un climax crescente che richiama il campo semantico della dolcezza, fino a trasformare la distruzione di un cadavere in una processione di baci e ritrovare la bellezza anche in questo spettacolo.

Punto di non ritorno

Sono fuori dal perimetro del tuo sguardo
fuori da ogni intreccio, punto d’incontro
intersezione. Io non sapevo nulla di come
si scavalca un muro, scala un’ascesa
io non avevo voce per dirti “sono qui”.

La paura mi ha messo all’angolo
crudele e solitaria come tutte le paure
ha spopolato il pianto, un possibile
ritorno. Dentro ho ancora la notte
un buio che mi assolve e mi conduce.

Qui invece viene analizzato qualcosa di interiore, infatti, partendo dall’impossibilità di comunicare tra l’io lirico e l’interlocutore, il componimento penetra più in profondità scrutando tra le paure dell’autrice.
Questa poesia, come tutte quelle appartenenti a questo gruppo, è più riflessiva e, di conseguenza, nonostante i versi siano più lunghi, anche il ritmo rallenta tramite le frequenti cesure, facendo soffermare il lettore sul significato di ciò che ha appena letto.

Nella sezione Casa invece la prima parte (con poesie dal titolo in corsivo) trasmette una sensazione di angoscia e mancanza di speranza tramite la descrizione di elementi architettonici che riflettono lo stato d’animo dell’io lirico; poi improvvisamente cambia tutto: inizia la seconda parte, con le poesie dal titolo in grassetto, dove entra in scena l’amore che riporta sullo sfondo gli elementi della casa, mettendo in primo piano ciò che la poetessa prova vicino a colui che ama; nelle ultime poesie emerge la tristezza per l’allontanamento o l’abbandono di persone care all’autrice.
In questa sezione due poesie particolarmente rappresentative sono Parete (pagina 38) e Stato d’assedio (pagina 48):

Parete

Regge quasi sempre un muro
dai vari crolli, da una rovina
qualcosa si salva: la forza sta tutta lì,
nel perimetro che accoglie un letto
un divano e combacia
con l’incastro dei corpi.

Dalla descrizione di un muro sopravvissuto alla rovina di un edificio, la poetessa scava più a fondo fino a generare un concetto universale: sopravvivono sempre i ricordi degli eventi che hanno fatto conoscere o interagire con altre persone, sia in senso positivo che negativo.

Stato d’assedio 

Siamo così vicini quasi da confonderci
nessun distinguo, linea di confine
nessuna garanzia
che potrei anche morire, adesso
in pace, potrei
finirti dentro per osmosi, lasciare
andare ogni promessa
che non esiste più, non esiste
quel castello di frasi a colazione
il rito, le scadenze
non c’è nulla da farsi perdonare
una minima distanza è sufficiente
che non siamo più
nemmeno corpi, solo una connotazione
uno stato d’assedio naturale

Nel componimento, con la fusione dei corpi, viene espresso il senso di felicità dell’autrice nell’essere in sintonia con l’interlocutore (probabilmente una persona amata) e, tramite l’iterazione delle parole potrei e non esiste, di come tutto il mondo materiale perda significato in questa circostanza, ma anche di come ciò sia delicato e basti un piccolo allontanamento per far richiudere in se stessi i soggetti, i quali si assediano a vicenda.

Infine con l’ultima sezione Le sette meraviglie, l’io lirico ripiomba nel dolore, affondando nell’isolamento ed analizzando ancora più a fondo il proprio carattere schivo con poesie numerate, le quali richiamano come titolo quelle della prima sezione, dando un andamento ciclico alla raccolta; con l’ultima poesia numerata (VII, pagina 62) rinasce la speranza, filo conduttore delle liriche dal titolo in grassetto, dove gli elementi naturali convivono con i pensieri e le emozioni della poetessa, rafforzandoli tramite similitudini.
L’ultima parte del libro può essere rappresentata dalle poesie I (pagina 57) e Miracolo del se (pagina 69):

I

Di colpo è stata notte, buio
improvviso, respiro fermo nella gola.
Vedere i tuoi occhi impauriti, la mano
stretta alla mia, io che credevo già
d’aver vissuto nel dolore.
Ma niente è più grande di un padre
che ama e che sveglia dal nulla
il suo unico amore.

La sezione inizia con una descrizione della morte colma di angoscia, paura e un dolore nuovo, non più quello di chi vede spegnersi lentamente un caro, ma di chi ormai, impotente, lo ha definitivamente perso e ripensa all’ultimo guizzo di vita.

Miracolo del se 

Se oggi siamo silenziosi e abbiamo
lasciato ogni stanchezza e fatto
del nostro dire un lago calmo

oggi le bocche come rose, ieri
nella burrasca lanciavano spine
gli occhi chiusi per il troppo vento
o per pietà verso quel cielo
nero, nero, maledetto

ma che sia benedetto questo fiume
in piena, la pioggia che ci lega e niente,
niente che ci possa governare

se abbiamo fatto muro alle bugie
del mondo, riconosciuto l’ombra
se le correnti hanno interrotto
il flusso e il vuoto d’aria

se oggi il dolore più non pesa
per la pena delle schiene, così vicine
millimetri appena di contatto
eppure
accelera il battito miocardico, e gonfia
espande, illumina, poi torna piccolo
e si riduce a goccia e movimenta.

Questa poesia analizza un litigio avvenuto qualche giorno prima tra l’autrice e l’interlocutore, mettendo perennemente in antitesi i concetti esposti: la lite, descritta in un’analessi, viene paragonata con una metafora ad una burrasca, mentre la quiete dei giorni successivi ad un lago calmo, inoltre il confronto viene prima maledetto, ma subito dopo benedetto per aver chiarito molti punti e liberato i litiganti da un peso.
L’anafora della congiunzione se sottolinea però la voglia di ricominciare a vivere più serenamente, a condizione che la discussione sia servita a qualcosa.

In conclusione, in accordo con quanto scrive Gianni Montieri nella prefazione, la poetica di Salvini scava nella profondità delle cose mostrandone tutti gli aspetti senza diventare tediosa o artificiosa, anzi i componimenti sono armoniosi e naturali, come se non fosse possibile altro modo di scriverli.

       

cop-Calma-apparente
in apertura Giacomo Caneva, Carlotta Cortudino, circa 1852, Met Museum

 

8 thoughts on “Calma apparente di Anna Salvini, recensione di Matilde M. (quindicenne)”

  1. Cari amici di VR,
    questa è una grande e gradita sorpresa, sono ben altre le cose che offendano non l’attenzione di una quindicenne e il suo lavoro. Anzi, vi sono grata per questa occasione e per aver coinvolto un pubblico giovane ma attento e serio. E poi Matilde… che bello questo ritorno della mia scrittura con i tuoi occhi, profondi. Mi è piaciuta la tua critica, la tua analisi meticolosa e le “tua” voce sulle mie poesie, sentire come ti sono arrivate e cosa hai colto in ognuna di quelle descritte… Un grande lavoro, una grande cura e una bella preparazione, grazie. Grazie a te, al tuo insegnante, alla redazione.
    Se ti fa piacere, vorrei regalarti il libro (lascia il tuo indirizzo a Claudia).

    Anna

  2. il libro è bellissimo, avendolo io già potuto apprezzare nella sua interezza, l’analisi di Matilde approfondita e chiara, riesce a mettere in contatto con la poesia di Anna anche chi non ha ancora avuto il privilegio di conoscere la sua poetica. Complimenti Matilde e complimenti ad Anna che finalmente ci ha dato l’opportunità di avere un libro che la raccoglie “quasi” tutta 🙂

  3. non ho parole per commentare l’ampiezza e la profondità di questo commento che se appartiene effettivamente ad una studentessa di 15 anni fa onore a lei ed ai suoi insegnanti.
    Consiglierei alla redazione di VR di non lasciarsi sfuggire l’opportunità di una collaborazione costante con Matilde, in quanto la sua capacità di lettura lascia sbigottitde anche persone ben più in là con gli anni.
    Ha reso molto bene l’anima letteraria della Salvini

  4. Si’ Luigi, la recensione e’ effettivamente di una quindicenne e ogni vocabolo è stato da lei scelto senza alcun intervento da parte nostra sul suo testo.
    Siamo felici che questa ardita iniziativa sia stata accolta positivamente dall’autrice Salvini e da poeti del vostro calibro, Marilena e Luigi. Speriamo davvero che Matilde M. prosegua la collaborazione con noi anche se i suoi impegni scolastici sono davvero tanti.
    Vi portiamo anche i ringraziamenti e i saluti di Matilde.

  5. Brava Matilde, anche io vorrei occuparmi di questo bel libro (sul mio blog o su Perìgeion) ma, sinceramente e in assoluta serietà, non so quanto bisogno ce ne sia dopo la tua puntuale e davvero completa lettura. Coltiva questo tuo talento critico anche in futuro! Pure io ho “Punto di non ritorno” e “Stato d’assedio” tra le mie preferite.

  6. Bravissima, non brava! Non conosco il libro dell’autrice, ma il commento è chiaro, ampio, ordinato e approfondito, tanto da riuscire a farsi ugualmente un’idea precisa della poetica di Anna Salvini.Da fare invidia a tante menti confuse e contorte che a volte affiorano da alcune recensioni…. La giovane età, poi, è a tutto vantaggio tuo, cara Matilde. Fai tesoro di quanto ti insegnano i bravi tuoi insegnanti, ma non stancarti anche di guardare oltre. Buon lavoro presente e futuro!

  7. sperando di essere riuscita a cogliere l’essenza di questo libro ringrazio Anna Salvini per la pazienza, e, poichè possiedo già una copia del suo libro, rinuncio al gentile regalo sperando che esso possa arrivare a chi invece non conosce la sua poesia.
    Grazie anche a Versante Ripido per aver accolto la mia nota di lettura e a voi che mi state incoraggiando, sto arrossendo…

    Matilde

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