Cartoline metafisiche, prose di Maria Luisa Vezzali

Mary Cassatt, Mother_Combing_Child's_Hair_1879_risultato

Cartoline metafisiche, prose di Maria Luisa Vezzali.

 

 

Maria Luisa Vezzali (Bologna 1964), docente di Materie letterarie nella scuola superiore, è traduttrice di 553883_10150937217719126_448769704_nAdrienne Rich (Cartografie del silenzio, Crocetti 2000, e La guida nel labirinto, Crocetti 2011, premio per la traduzione dell’Università di Bologna) e Lorand Gaspar (Conoscenza della luce, Donzelli 2006). Per Raffaelli (2011) ha curato un’edizione dell’Anabasi di Saint-John Perse. In poesia ha pubblicato L’altra eternità (Edizioni del Laboratorio 1987), Eleusi marina (in “Terzo quaderno italiano” a cura di Franco Buffoni, Guerini e Associati 1992), dieci nell’uno (Eidos 2004, disegni e sculture di Mirta Carroli), lineamadre (Donzelli 2007, premio Anterem/Montano), Forme implicite (Allemandi 2011, con gioielli e disegni di Mirta Carroli). Suoi testi sono tradotti in inglese, spagnolo, francese, tedesco e svedese. E’ comparsa in numerose riviste e antologie, tra le quali Sotto il cielo di Lampedusa. Annegati da respingimento (Rayuela 2014) e Sotto il cielo di Lampedusa II. Nessun uomo è un’isola (Rayuela 2015). Ha partecipato a Pordenonelegge nell’ottobre del 2010 e al festival di Letteratura di Mantova nel settembre del 2011. Fa parte della redazione de “Le voci della luna” e del collettivo di traduttrici WiT (Women in Translation), attualmente concentrato su Audre Lorde (cfr. “La poesia non è un lusso”, Poesia giugno 2015).

    

Sono anni in cui sembra necessario che i/le poet* scrivano in prosa. Prose-pieces come indica Mark Strand e se lo cito mi attiro ogni possibile critica, ma se non lo cito dico una palese menzogna. Pezzi di lingua che si affacciano su schegge di specchio che alludono a una relazione con pezzi di mondo. «Il domani è arrivato e io non vi ero dentro», dice. In effetti non sono dentro e forse le pareti della casa congestionata e livida sono cartoni estensibili che tengono caldo quel poco possibile. Clownerie carpiata e sorda scrivere liriche d’amore. In amore posso piuttosto fare l’appello di quei pezzi di mondo che brancolano ancora fuori registro.
Sono anni in cui sembra, mi sembra, necessario che i/le poet* scrivano in prosa. Purché i/le romanzier* non prendano a scrivere in poesia. MLV

    

Cartoline metafisiche
(2015)

   

Il pensabile, infatti, significa che di esso c’è
un pensiero, ma il pensiero non è relativo
a ciò di cui è pensiero; altrimenti
si ripeterebbe due volte la medesima cosa.

3 (dalla lavagna)

Allo scafo appartiene iI timone o alla mano, ai tendini di vento che hanno provato lo strappo delle partenze, il nuoto che stringe i denti nell’ambiente lunare estraneo che fa resistenza? Cosa parla alle foreste di bambini con gli arti arruffati, nati al volo, accucciati nel fondo muschioso del tempo, la materia smemore molle al sacrificio o la testa fresca caparbia di bellezza di un corpo non estenuato, una fame inconsumabile di cominciare imbracciare la rotta?

*

Ogni corpo è tangibile.

19 (dal basso)

Escimi vite spuntata dal fianco, più pallida e divorziata dall’infanzia, mano inchiodata in un gesto che non chiede. Sulle spalle pende furiosa sacca di tempo strozzato di botto. Una marea di stelle instupidite e timide contemplano dov’è accaduto il guasto del salto d’orizzonte. Vedi dove ti sdrai quando ti addormenti. Vedimi la bellezza quando sputo i denti frantumati sul palmo, occhiaie gonfie d’acqua che ingiallisce, la vergogna pietosa della carne che suppura intorno alle giunture, onde informi che stratificano l’otre cavo infertile del bacino, l’opaco dei capelli, l’opaco dei pensieri, lo stupore ostruito, l’utero prolassato che affligge la minzione. Vedimi la bellezza sulle unghie infangate, le amnesie, le afasie, le acidosi, il roco della voce che non taglia, la stracchezza del campo dove niente fiorisce. Vedimi. Altrimenti cos’hai gli occhi a fare.

*

E diremo che anche una casa è in potenza allo stesso modo
quando negli elementi materiali non ci sia nulla
che ad essi impedisca di diventare casa.

20 (dallo stretto di Leucopetra)

Non è vero che non siamo stati felici, abbiamo avuto leggende manifesti confusi tra case spezzate e chiglie gelide, venti radicali, onde senza compensi, infastiditi indocili come canne occhiute nell’immenso fogliame, abbiamo conosciuto musiche condivise smarrite per mappe di strade legati e sparpagliati in vista di forbici che si chiudevano sferragliando, notizie lontane tra i vasi del terrazzo, così stranamente vivaci intermittenti sulle frequenze di radio nascoste, abbiamo avuto lettere piene di mattino, un paesaggio di corpi possibili. Camminavamo tra frontiere aperte, tra giri e stordimenti, un silenzio stellato di là dal quale come un rasoio di vetro si stendevano attese. O forse no, sogni invernali sui marciapiedi cavi. Ma ora un logorio diverso di guerre diverse, morti diverse che sembrano uguali. E non sappiamo che farmaco ci addormenta la notte.

*

Necessariamente dunque l’anima è sostanza,
nel senso che è forma di un corpo naturale
che ha la vita in potenza.

9 (da una strada
della prima periferia bolognese)

Sento la carne che palpita terrena nel centro del petto per quella figlia giovane che non è mia e possiede rabido un cuore che scalpita e occhi di falena, suture vive che bruciano ai lati della bocca. Sento il richiamo dell’argine la trazione aliena nascosta nel sacrificio accettato ma quaggiù vicino, nella vertigine di cortili di mattoni, battisteri d’industria in crisi senza alti pascoli cui rilanciare lo sguardo. Sento il flusso annegatorio del mare impareggiabile ardo in canto ma non di là dalla pallida virtù di questo carcere basso che vibra come un’onda sonora quando la terra si vela nella bruma. Sento canto pesto l’asfalto quando cade come una cappa che fluttua rissando con le ali. Agli angeli si torna dice come un cane alla tomba del padrone morto. Un raggio intempestivo illumina molière e klaus miser nella stessa borsa, sembrerebbe il solito scaffale postmoderno invece sono particole di sostanza che sussurra. Che previene.

                         

Mary Cassat, Il bagno, 1893 - in apertura Madre che pettina la bambina, 1879
Mary Cassat, Il bagno, 1893 – in apertura Madre che pettina la bambina, 1879

4 thoughts on “Cartoline metafisiche, prose di Maria Luisa Vezzali”

  1. Sono felice di ritrovare qui la scrittura sempre meditata, problematica e alta di Maria Luisa Vezzali; tutte le questioni che l’ autrice pone in questo complesso lavoro vanno attentamente meditate. Inoltre ( e so di dire un’ ovvietà) non esiste scrittura femminile o maschile, ma buona e cattiva scrittura cui ognuno apporta il suo contributo anche attraverso il proprio patrimonio culturale, esistenziale e psicologico. Se siamo qui a riflettere sulla questione significa che viviamo ancora in un contesto sociale e culturale arretrato cui proprio la scrittura può dare un impulso a progredire, liberandolo da pregiudizi e ghettizzazioni.

  2. Mi piace come scrivi, e da “20 (dallo stretto di Leucopetra)” mi sento stregata. Se tu fossi d’accordo la citerei (con tutti i riferimenti del caso” sulla mia poco frequentata pagina FB.
    Ma, in ogni caso, bello il tuo modo dì fare prosa/poesia, e limpido e giusto il dirsi poet*

Gentile lettore, all'autore di questo articolo farà molto piacere se vorrai lasciare un commento.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: