Chi conterà i giorni del vuoto? Poesie di Vera Lucia De Oliveira

Alberto Cini, tecnica mista

Chi conterà i giorni del vuoto? Poesie di Vera Lucia De Oliveira.

   

   

Vera Lùcia De Oliveira è docente di Letterature Portoghese e Brasiliana all’Università degli Studi di Perugia. Ha diversi libri di poesie e saggi pubblicati in vari paesi. Scrive sia in portoghese che in italiano ed è presente in riviste e antologie poetiche pubblicate in Brasile, Italia, Portogallo, Spagna, Stati Uniti, Romania e Germania. Fra la saggistica, citiamo Poesia, mito e história no modernismo brasileiro, São Paulo, Editora UNESP, 2002 (la seconda edizione uscirà all’inizio del 2015); Storie nella storia: Le parabole di Guimarães Rosa, Lecce, Pensa Multimedia, 2006; Narrativas brasileiras contemporâneas em foco, org. por Vera Lúcia de Oliveira e Eunice Piazza Vial, Editora da Universidade Federal de Santa Maria, 2012. Ha tradotto e curato antologie poetiche di Lêdo Ivo, Carlos Nejar e Nuno Júdice.

Le poesie proposte sono tratte dalla raccolta La carne quando è sola, Società Editrice Fiorentina, Firenze, 2011.

***

giungi in un soffio di voce
giungi in mezzo alla notte
nel cigolare del vento
giungi come le zampe felpate
degli animali feriti
che non si danno pace

***

se sei venuto dal tempo
con le cose che non muoiono
come una malattia
che ti lasciano in eredità
come una ferita prima del feto
solo in attesa di te

***

non si desta dal suo sonno
l’amore mio temuto
tutti i giorni dell’infanzia
l’ho aspettato invano
dietro le cose
dentro il muto della carne

***

chi conterà i giorni del vuoto?
l’amore ritorna nell’utero
da cui è nato
lì piange il lutto
che era dentro ogni cosa
sgorgata alla vita

***

la conoscenza di ogni voce
di vento
dei sussurri che riempiono
le finestre le porte
spalancate a ogni sussulto
più le parole all’orecchio
dette senza tumulto

***

ho messo dentro la terra un lettino
era autunno lasciavo le foglie
ammucchiarsi soffici sul suolo
facevo come un lenzuolo dorato
che si stendeva avvolgeva le orecchie
dentro la culla non so chi avevo
messo a dormire qualcuno c’era
piangeva a dirotto mai che avessi
potuto vedere il suo volto

***

aveva imparato a osservare le rondini
sempre lì a partire sempre lì a migrare
poi tornano non le stesse magari altre
della stessa famiglia della stessa specie
si trasmettono l’odore dei luoghi
si trasmettono la dimensione delle cose
la memoria le misure dei pieni e dei vuoti
il ritorno era sempre una ricognizione
come se ognuna dovesse all’altra
la strada da fare e quella già fatta

                       

Alberto Cini, tecnica mista
Alberto Cini, tecnica mista

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