La figura del poeta. Tre domande a Roberto Maggiani

amarcord duce

La figura del poeta. Tre domande a Roberto Maggiani.

   

   

Sul tema “Chi è il poeta?” abbiamo sottoposto alcune domande, le stesse per tutti per poter confrontare i punti di vista e stimolare un dibattito, ad alcuni poeti. Le domande sono:
1) Perché il pubblico dovrebbe cercare e amare le tue poesie?
2) Tra stereotipi e marginalità: come si colloca la figura del poeta nell’attuale situazione culturale italiana?
3) Esistono strade per recuperare quella rilevanza che in altri paesi al poeta viene riconosciuta?

Abbiamo anche chiesto un contributo poetico a tema per concludere la mini-intervista.

Vi lasciamo in questo articolo con le risposte e i versi di Roberto Maggiani.

Perché il pubblico dovrebbe cercare e amare le tue poesie?

Beccato e affondato. Questa è una domanda che mi pongo ogni qualvolta che sto per inviare una raccolta di versi a un editore, o anche quando devo pubblicare una singola poesia su un blog. Trovo difficile associarle una risposta; in qualche modo, davanti a dei versi, è equivalente a chiedersi: qual è il motivo per cui devo pubblicarli? Non nego che uno strato di vanagloria (intendo in questa parola includere ogni tipo di egotismo) è sempre presente sulla copertina di ogni libro o sul primo verso di una poesia che pubblico, ma per fortuna, facendo un esame di coscienza (non invio nessun verso a editori o blog o riviste se prima non ho fatto un bell’esame di coscienza sul senso di quello che ho scritto e del perché lo propongo), mi accorgo che si tratta solo di uno strato superficiale. E per la maggior parte rilevo (altrimenti non invio), con soddisfazione, che la mia scrittura è scaturita da una necessità, non saprei dire altro di più importante. Per me scrivere è una necessità, un’urgenza. Perché qualcuno dovrebbe cercare le mie poesie? Non saprei, forse per affinità di pensiero e di urgenza e necessità. Io faccio così con gli altri poeti. Ci sono poeti che cerco e amo perché soddisfano, con la loro scrittura, una mia necessità. Leggere altri poeti mi completa, perché completa la mia urgenza di dire qualcosa che sento la necessità di dover dire e che loro hanno detto con impellente necessità. Ecco perché leggo e rileggo spesso, ad esempio, le poesie di Patrizia Cavalli e di Sophia de Mello (per citare due poeti noti che amo particolarmente), perché, in modo molto specifico, dicono quello che vorrei dire io stesso, e lo dicono bene, è dunque inutile riscriverlo (non ne sarei neanche capace), e quando voglio dirlo leggo le loro poesie; qualche volta rileggo anche le mie poesie, privatamente o in pubblico, perché ho la necessità di risentire proprio quelle parole che ho scritto, altrimenti che cosa le ho scritte a fare? Infine, mi piacerebbe che le mie poesie venissero lette da altri perché, dalla loro lettura/interpretazione sonora o di senso, le poesie si possono aprire come un frutto maturo, donando tutta intera la loro fragranza. Forse anch’io, per qualcun altro, posso essere un poeta allo stesso modo che i due poeti citati lo sono per me (non che dicendo questo io mi paragoni a loro, uso i loro nomi solo per farmi intendere).

Tra stereotipi e marginalità: come si colloca la figura del poeta nell’attuale situazione culturale italiana?

Altra domanda assai difficile, siete bravi a fare domande. Qui dovrei parlare più a lungo, forse perché la situazione, in fondo, non mi è chiarissima, spesso è torbida, e dunque mi servirebbe spazio per focalizzare il mio pensiero e esplicitarlo, ma non posso, così sarò approssimativo dicendo che, per vari motivi, la situazione culturale italiana non mi soddisfa; in primis per come vengono trattati i poeti dai mass media, dalle librerie, dai distributori e dagli editori; in secondo luogo per come vengono trattati i poeti dagli stessi poeti. I lettori invece, a mio avviso, non hanno colpe strutturali che non siano riconducibili alle suddette categorie.
I mass media hanno troppi silenzi nei confronti del popolo di poeti che siamo, sembra quasi che essere poeti debba essere un privilegio di pochi, io non la penso così e, da sempre, mi adopero per dire no, la poesia non è un privilegio di pochi ma un’esperienza umana fondamentale che appartiene a tutti, è anche per questo che, insieme a Giuliano Brenna e altri, abbiamo avviato l’esperienza culturale e artistica de LaRecherche.it. L’ho già detto molte volte e lo ripeto: ogni uomo o donna è poeta, ecco perché siamo in tanti a scrivere, ognuno deve però responsabilizzarsi nell’imparare, acquisendo le competenze adatte, a esprimere la poesia di cui è detentore. Poi, il fatto che manchi la capacità di confrontarsi e tanta poesia, per orgoglio o testardaggine, vada a male, e con essa il poeta stesso, è un altro par di maniche. Coloro che sanno esprimere la poesia, di cui sono depositari, in versi, i cosiddetti poeti, hanno la responsabilità di chiamare a raccolta, con la loro opera, la società umana intorno ai valori grandi e belli della vita e della morte, della gioia e del dolore, insomma, devono chiamare l’umanità a raccolta intorno al fuoco delle cose vere, ci si deve guardare in faccia, e in Italia ora più che mai, dopo questi anni di berlusconismo (un nome che ne riassume molti altri) sfrenato che ci ha infossati/asfissiati nella menzogna.

Esistono strade per recuperare quella rilevanza che in altri paesi al poeta viene riconosciuta?

Penso di sì, esistono sempre strade che portano dove vogliamo arrivare, un popolo come il nostro non manca certo di fantasia. Forse non c’entra molto ma mi viene alla mente un fatto. Quando ero piccolo mi chiedevo sempre come fosse stato possibile che un dittatore come Mussolini avesse potuto tenere in ostaggio un intero popolo, e mi chiedevo dove fossero finiti, dopo la sua caduta, tutti coloro che lo avevano sostenuto. Era una domanda che tenevo per me, in ciò vedevo un mistero: praticamente da un giorno all’altro l’Italia si era ritrovata fascista e da un giorno all’altro non lo era più?
In questi venti anni appena trascorsi ho capito come ciò sia stato possibile, la dittatura è sempre pronta alle nostre spalle, se non si veglia si rischia che ci leghi e ci butti fuori casa senza che neppure ce ne accorgiamo. Non siamo ricaduti in una dittatura solo perché l’apparato democratico era ben rodato e stabile, ma molti mezzi di comunicazione sono stati terribilmente negligenti e funzionali a stabilire una sorta di potere politico/mediatico. La comunicazione oggi è tutto, con una adeguata comunicazione è possibile far prendere fischi per fiaschi. Sono stati venti anni di finzione, in cui molti dei valori più importanti erano diventati carta straccia, ne viviamo ancora gli strascichi. Ebbene, è il tempo che la comunicazione cambi, è il tempo che siano i poeti (e qui con l’appellativo di poeta, riferendomi a quanto dicevo più sopra sul fatto che ogni persona è poeta, intendo includere tutte le persone più oneste e limpide, quelle che sono rimaste a contatto con una sorta di essenza della vita) a sorreggere il cielo dell’orgoglio e del giudizio, è tempo di cambiare atteggiamento; basta con i programmi mediatici spazzatura per farci contenti (contenti?), basta con veline e portenti vari, dateci più sapere e bellezza più intensa. Fateci ragionare, allora sì che nelle strade della bellezza, della ragione, e anche di un sano divertimento, sboccerà un fiore, e la poesia potrà avere la sua giusta rilevanza perché sarà cosa normale.

***

Ed ecco pochi versi che rispecchiano la mia visione del poeta, sono tratti dalla poesia “Figli” ( pubblicata in “Cielo indiviso”, Manni Editori, 2008. Potete ascoltarla, nella versione integrale, musicata da Maurizio Morelli e cantata da Fedele Mazzetti: http://youtu.be/_85wnjK2DJ8 )

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Che cosa sarebbe dell’umanità
senza i poeti
che con le loro lance verso il cielo
ne sostengono l’orgoglio
e il giudizio?

casanova720pdvd97

6 thoughts on “La figura del poeta. Tre domande a Roberto Maggiani”

  1. Condivido completamente ciò che Roberto ha espresso nelle sue risposte… lo condivido da anni, a tal punto, da collaborare (nel mio piccolo) con lui e Giuliano e gli altri redattori/collaboratori (dichiarati o “silenti”) de LaRecherche.it. Rafforzerei quanto detto con alcune affermazioni. Leggo le poesie di Roberto per tutti i motivi da lui citati e, soprattutto, perchè ho una disperata fame di bellezza e di significato. Non sono mai sazia, mai quieta, mai appagata. La bruttura culturale, sociale, civile in cui viviamo immersi mi corrode: avverto nettamente quanto sia pericolosa, quanto, anche non volendo, si insinui e mi corrompa. La poesia (come la letteratura, in genere, ma anche le altre espressioni artistiche) è l’unico “ricostituente” in grado di riattivare le mie difese immunitarie. E non mi basta goderne in solitudine: il solipsismo (altro morbo pandemico) mal si accorda con l’arte e con “la responsabilità di chiamare a raccolta… la società umana intorno ai valori grandi e belli della vita e della morte, della gioia e del dolore, … intorno al fuoco delle cose vere”. E come quando t’innamori: lo grideresti a tutti, vorresti mostrare a tutti l’oggetto del tuo amore ed, anche, vedere tutti innamorati. Credo che, fra gli orrori compiuti contro l’umanità, la “privazione del bello” sia equiparabile ai genocidi: quante vite vanificate, quante possibilità di gioia negate, quanto male, con essa, veicolato. Se tutti potessimo avere occhi resi limpidi dalla bellezza, dalla conoscenza… potrebbero allignare fra noi discriminazione, violenza, depressione, panico? Penso di no! Ogni espressione umana ci disvelerebbe il suo lato “apprezzabile”, la sua insita bellezza: nessuno sarebbe un “diverso”… saremmo tutti “diversamente belli”. Questa è l’utopia ma, come ogni utopia, contiene elementi realizzabili anche se, nella sua totalità, rimane un orizzonte “profetico”.

  2. Cara Maria: “Se tutti potessimo avere occhi resi limpidi dalla bellezza, dalla conoscenza… potrebbero allignare fra noi discriminazione, violenza, depressione, panico?” Hai centrato il problema in pieno, sottoscrivo la tua stessa convinzione.

  3. Condivido tutto quello che dice Roberto Maggiani, la sua poesia è bella da leggere e rileggere, le sue considerazioni rispecchiano totalmente anche il mio pensiero

Gentile lettore, all'autore di questo articolo farà molto piacere se vorrai lasciare un commento.

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