Ci voleva una musa del coraggio, editi e inediti di Gemma Bracco

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Ci voleva una musa del coraggio, editi e inediti di Gemma Bracco.

    

    

gemmaGemma Bracco è nata a Milano dove si è laureata con una tesi su La bufera di Eugenio Montale. Vive a Roma. Ha pubblicato MIsure del tempo (Mondadori 1993), Notturni (Guanda 1997), L’orto di Capri (Mondadori 2006), Vivere alla giornata (Mondadori 2013) e infine La musa del coraggio (Mondadori 2017).

Vi proponiamo alcune poesie selezionate per noi dall’autrice da “La musa del coraggio” e due inediti.

     

     

     

       

ci voleva una musa del coraggio
ed ecco è venuta
ben piantata sui gambali
senza una parola si è presentata
e ha fatto fronte

le altre avevano prosciugato la fonte
che versava acqua pura
e quasi ubriache si erano afflosciate
dominate dalla paura
giacevano in qualche angolo derelitto
come bucce vuote

la musa del coraggio
con la sua ombra maestosa
fa schermo al futuro incerto
le deboli sorelle rincuorando una ad una

*

il mio fiore è piccolissimo
come fosse un semplice rametto di lentisco
bacche tremolanti di corallo su un filo di cotone
in verità è un’orchidea preziosa
ancora più rara nel suo minuscolo accendersi
di carminio è osservata solo da chi vuole
e ammirata solo con gli occhiali

ma se conosci il segreto delle piccole muse
delle piccole frasi che nell’esiguo spazio
costringono l’espansione di tutto il creato
puoi vedere in lei sublimato
un lampo di rubino una molecola
del sole d’agosto qui all’interno
di una casa d’inverno

*

silenziosa per molti giorni
passa le ore a cancellare
scritti e segni sanguinanti
il suo fine è il muro pulito
rimesso a nuovo
il foglio immacolato
o la lavagna nera come la notte

una ad una distrugge le celle vuote
del suo alveare senza ritrovare
dolcezze residue ed altri nutrimenti
asseconda il deserto la città desolata
la tregua rimandata ad altra occasione

*

erano le prime giornate d’agosto
non ricordavo da tempo il silenzio teso
che il frinire delle cicale fa vibrare a lungo
fino a notte e poi l’avvicendarsi dei grilli
e la terra che ha l’opulenza del fico maturo
e insieme il colore bruciato dell’agave
e dei fiori messi a seccare

aldilà di questo muro
privato e imperturbabile
c’è la valle del sangue e delle lacrime
Azzurro e oro non riescono a distogliermi
da grida e lamenti
e le nuvole sontuose dell’estate
non nascondono violenza e sofferenza
Dei impietosi e gelosi riscoprono memorie
umane storie concluse in tragedie
viaggi mortali verso l’ignoto

a oltranza le cicale
portano avanti il creato
minuto per minuto

*

la luce minima è diventata totale
ha bucato ogni cellula buia e l’ha folgorata
sulla via di Damasco
conversione rinascita o esecuzione capitale
Le ombre si sono ritirate in basso
ed escono dallo schermo
Persiane teli oscuranti
tende di velo broccati pesanti
tutto è stracciato tirato via
tutto ora vibra di folgore interna
tutto si squaderna senza pudore
Ognuno in terra ora è condannato alla crescita
ogni ramo ogni stelo deve allungarsi senza riposo
chi vive nell’ombra è esiliato
e perde ogni cosa
nessuno osa opporsi
a una così imperiosa volontà

*

e qui è finita la stagione di mezzo
e il suo luccichio di nuovi mondi
corre a prender l’abbrivio
per nuovi lanci
ma senza ali e senza motore
si affatica ore e ore
solcando i verdi prati di maggio
ben stretta al suo coraggio
si mantiene dritta nelle giravolte faticose
prima di incontrare un binario
l’annuncio totalitario dell’autostrada
che la riporta in carreggiata
dimentica le sue ambiziose speranze
per una ritirata discreta nelle sue stanze

*

cercando un titolo
(inedita)

cercando un titolo per questi giorni senza forza
letargo o esausta convalescenza
non mi soccorrono i cieli freddi
né gli alberi prosciugati
né gli impavidi fiori dell’inverno
cerco un titolo per chiudere un capitolo
smilzo di poche pagine appena scalfite
o bianche

*

su ”la ragazza che disegna” della copertina
(inedita)

sembra allegra la ragazza che disegna
le gambe incrociate e i piedi nudi
sembra aver trovato nuove idee
da trascrivere sul cartoncino
come avesse i mille occhi di una mosca
scruta di ognuno il destino
soddisfatta del suo mezzo
avanza una linea dopo l’altra
con il suo acuminato bulino

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in apertura Demetrio Polimeno, Linee d’ombra, Storie brevi senza titolo 10-2015

 

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