Viaggi e vacanze. Versi di Caterina Davinio

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Rubrica viaggi e vacanze. Cinque poesie di Caterina Davinio.

    

     
Note Biografiche di Caterina:

Caterina Davinio, nata a Foggia nel 1957, è cresciuta a Roma dal 1961, dove si è laureata in lettere all’università Sapienza, occupandosi successivamente d’arte contemporanea e nuovi media, come autrice, curatrice e teorica. È stata uno dei pionieri della poesia digitale italiana nel 1990; il suo lavoro è stato esposto in oltre trecento mostre e festival in molti paesi d’Europa, Asia, Australia, Nord America e America Latina; tra questi: la Biennale di Sydney, La Biennale di Venezia, la Biennale di Lione, la Liverpool Biennial, la Artists’ Biennial di Hong Kong, la New Media Art Biennial di Merida, in Messico, il festival internazionale di poesia di Medellin, in Colombia, l’E-Poetry festival all’università SUNY Buffalo (New York) e all’università di Barcellona, il festival Polyphonix (a Barcellona e a Parigi), VeneziaPoesia (a cura di Nanni Balestrini) e molti altri. Dal 1997 ha creato manifestazioni di poesia e arte elettronica in sette edizioni della Biennale di Venezia ed eventi collaterali.
Ha pubblicato: Còlor còlor, romanzo (1998); Tecno-poesia e realtà virtuali, saggio, con prefazione di Eugenio Miccini (2002), Virtual Mercury House, Planetary & Interplanetary Events, testi e documenti sulla e-poetry (2012). Per la poesia si segnalano: Aspettando la fine del mondo, con versione inglese a fronte (2012), Il libro dell’oppio 1975 – 1990 (2012), Fenomenologie seriali, con traduzione inglese a fronte, postfazione di Francesco Muzzioli e nota critica di David W. Seaman (2010), menzione speciale nel Premio Nabokov 2011, nel premio Lorenzo Montano 2012 e terzo classificato al Premio Carver 2012.
Ha ricevuto numerosi riconoscimenti per l’inedito, tra i più recenti nei premi di poesia “Lorenzo Montano” 2011, “Franco Fortini” 2011, “Scriveredonna” 2010 (Pescara), Renato Giorgi 2012.
Presente in antologie, saggi e riviste internazionali, e in migliaia di siti web.

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Cadere a Bangkok

Gecko Bar
ogni giorno alle cinque
e gli avventori tatuati di libertà
le stesse facce di gente fuggita
da chissà dove
per approdare a questo porto
di lenta luce perduta
e lenta noia di ore come viandanti
estenuati sulla strada a un passo
affollata e mobile di astratto transito
ore perse d’estremo oriente
tra i tavolini traballanti sul bordo della via ingombra
di ombre vaganti e bancarelle
sedie di plastica e una tettoia
parlano amore le tailandesi
a uomini bianchi
dietro volti di sfingi bambine
la padrona del bar regna tra i tavoli
e legge la mano a un giovane timido
che venne qui per perdersi
e dimenticare il tempo nelle ore allentate
del confine dell’Asia
che allarga la sua nube d’incensi
inebrianti e penetranti per accenderti sotto la pelle, debole
di fronte a una specie di incantevole morte
con una sorta di vertigine sudata
il senso di tutto lasciare
alle spalle come cadere
consenzienti nel nulla
con un lungo passo
un po’ temerario e un po’ vile
di perdente infinito adescato da uno strano languore
da un male intimo
che incrina il cuore
piangente
di segreti spiriti
d’inettitudine assaporata
con voluttà strana e perduta
cadere a Bangkok essere nessuno
tra la mistica folla, i canali, i templi, le barche, l’oppio
i pesci, i felini randagi e dorate preghiere buddhiste
essere flutto tra i flutti
frutto tra i frutti
cesta ricolma di colore tra i colori
corrotto profumo che svanisce nell’aria malaticcia
amo perdermi e cadere
nelle ore smarrite
sentire ventilare mite il vapore della metropoli
che ti cattura e consuma
nell’anima guasta e tremante,
fibra corrotta di brama, marcia frenesia
sorrido al mio vizio
di uomo bianco
stupito e sedotto al midollo
un po’ timido del suo potere.
In una città dove si può cadere
e cadere
e cadere,
precipitare
all’infinito,
senza mai
toccare il fondo.

Da: Cadere all’infinito, raccolta inedita, 2012 © Caterina Davinio

caterina davinio
Friends – Nepal, Caterina Davinio

*

Africa

Solo le nostre voci
e grigie lamelle di palma
come dorsi lucenti
di coleotteri
atroci
e dolenti
sotto il sole infinito
che uccide intorno;
le ali nere
della capanna
si chiusero su di noi,
ci protessero come elitre
di un gigantesco insetto,
tremammo di
rassegnazione
e bevemmo l’acqua,
rassegnammo le armi
nell’ombra sparuta
dinanzi all’orizzonte
in ogni direzione.

Seppi che eravamo la Terra
il nostro
pianeta
festoso
di forme
e che per sempre
saremmo stati
nella pelle rugosa
dell’immenso animale
Oceano,
che tuonava lì
con i suoi venti
e freschi serpenti di corrente
segreti,
ci lambivano
il corpo
con scaglie d’oro nell’acqua
ora calda
ora mossa
ora placata
ora violenta frusta
di schiume lucenti
sui nostri piedi umili.

Da: Caterina Davinio, “Alieni in Safari (Luce dall’inferno)”, silloge in AAVV, Dentro il mutamento, a cura di Maria Lenti, Fermenti, Roma 2011.

caterina davinio
Somewhere – India, Caterina Davinio

*

Calcutta

e brulichio festoso
di biciclette, di stracci
ossa nude e occhi raggianti
di vecchi santi
divertiti
dalla diversità
nostra,
barocci e
sorrisi pazienti di
madonne
dal velo policromo
screziato
tra banchi di frutta
e scranni di colore,
carri cigolanti e
marci chiodi ritorti;

rotolò nelle cose
animate
e in quelle inerti
con il suo fuoco
il grande uno.
Stracciandoci tutta
l’anima bianca,
quell’animella
da niente
desiderosa di stare al mondo,
di rallegrarsi
al senso
di una lunghissima
fine,
in quella capitale
d’impero
squassata
da un madore rosa
da pensieri rosa
da un infinito sudiciume rosa
dall’infinito tutto
rosa.

Da: “Caterina Davinio”, silloge in AAVV, Retrobottega 2, a cura di Gianmario Lucini, Edizioni CFR, 2012.

*

Aspetto la fine del mondo

L’alba salì dal buio
come il moto inesausto
del mare arrabbiato
sulla sponda
voi dormivate sulle ceneri della festa
il fuoco languì e si spense
il delirio notturno
fu sconvolgente
ricordo
il grigio dopo la notte
venne dal nulla
ci raggelò con il suo argento
e i venti leggiadri
come lievi fantasmi
ficcai i piedi nudi nella
sabbia fresca
stremai passi lungo la spiaggia
avvolta nel lume irreale
attesi fremendo nell’ora
del lupo, delle accozzaglie silenziose
di spettri lacerati
ombre nude
di dormienti
di strazi immaginati
di carboni languenti
il freddo invase l’estate dei tropici
ci massacrò con la sua carezza
umida
gli stenti della notte
ci tremarono nelle gambe
e fummo come la notte che svaniva
come l’aura del sole
come il mattino che sereno invase l’orizzonte
col suo boato ancestrale
con le ferme speranze
di noi perduti chierici vaganti nella Suburra
santi della taverna
maledetti e infuocati
di sole mattutino.

Da: “Sciamani (Goa)”, poema, in Caterina Davinio, Aspettando la fine del mondo, con traduzione inglese a fronte, postfazione di Erminia Passannanti e nota critica di David W. Seaman, Fermenti, Roma 2012.

*

Chowpatty Beach (Bombay)

Sulla spiaggia bruna di tramonto
sotto nubi inquiete solenni
una carezza umida nell’aria
e strana dissipazione
senza principio
né direzione
solo un vagare di ombre
inarrestabili come laboriosi insetti
e cosa e dove
non era dato
di quegli infaticabili
erranti
dai volti bruni
e gli occhi come tagli bianchi nel crepuscolo,
che possedeva la terra
ma non il cielo
ancora grondante di luce
giallo denso, rosarancio e rossa
e vibranti golfi d’azzurro e d’un malato verde nel grigio
nelle scintillanti insenature del buio
che dilagano col procedere dell’ora infinita
me ne andavo attonita per l’inferno
tra venditori ambulanti
contorsionisti
ammaestratori di scimmie
giocatori d’azzardo
massaggiatori
cartomanti
trafficanti di felicità
travestiti
tiri al bersaglio
fuochi
e antichi pescatori dimenticati.

Non manca nulla, mi dissi,
al peripatetico fluttuare
del momento,
nulla è fermo e tutto scorre
elargì il filosofo,
ciò che è vivo si muove
chiosò il santo,
segno dell’amore universale
testimoniò Gesù,
una parvenza del sereno nulla
auspiciò Buddha,
e Shiva danzò nel cuore degli elettroni.

Om

vibrazione di stelle
cuore
formula
tremore di materia
e suono,
danza di atomi
o prima variazione di luce,
tu hai nome di molti dei,
fine del racconto
e delle visioni,
del viaggio,
gioioso silenzio
valico nella fine.

Da: Caterina Davinio, “Alieni in Safari (Luce dall’inferno)”, silloge in AAVV, Dentro il mutamento, a cura di Maria Lenti, Fermenti, Roma 2011.

caterina davinio
Hut – Kenya, Caterina Davinio

Alcuni link:
http://www.poesia2punto0.com/2012/09/14/inediti-caterina-davinio/ (e-book di poesia e fotografia)
http://www.poesia2punto0.com/2012/09/08/caterina-davinio-quaderni/ (e-book poesia edita)
http://intervistadautore.blogspot.it/2012/07/dodici-domande-caterina-davinio.html (intervista)
http://www.youtube.com/user/CaterinaDav (videopoesia)
http://en.wikipedia.org/wiki/Caterina_Davinio (Wikipedia)

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Foto di testata: Caterina Davinio
Tutte le immagini riprodotte nella pagina sono di Caterina Davinio, protette da copyright, tutti i diritti riservati (c) Caterina Davinio.

 

One thought on “Viaggi e vacanze. Versi di Caterina Davinio”

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