Risplendi forte di Cinzia Colazzo. Recensione di Edmondo Busani

Resistenza-fedeltà-alla_risultato

Risplendi forte di Cinzia Colazzo, 2015 con progetto grafico di RAUM Italic, Berlino. Recensione di Edmondo Busani.

 

                          

La raccolta – Risplendi forte – di Cinzia Colazzo propone testi letterari che raccontano e riflettono sull’esistenza, in un presente colorato dal riverbero della luce del tempo trascorso. I profili esili e sfumati saturano la memoria, spazio vivificato dalle cose, dalle figure e dai gesti.
La scrittura disegna un viaggio esistenziale con filatura trasparente per illuminare frammenti vissuti, impronte di gesti compiuti: aprire con cautela la mano verso i cigni […] una donna con la pelle scura[…] vestita con un abito a fiori. L’io si mescola con il quotidiano, sia esso un supermercato – luogo non luogo – crocevia emblematico d’incontri e di emozioni, con i pensieri che frugano l’intimo; essi scorrazzano disordinati per affondare in una sovrapproduzione mentale e dare corpo a un mosaico di tessere colorate. Si compie, così, una favolosa discesa: un punto interiore di coscienza per attraversare universi e baleni. L’io interiore ha l’occasione di intravedere il proprio animo. La figurazione della narrazione attraversa città italiane e straniere. Si consuma nel ricordo l’attimo vissuto. Il gioco letterario compie il proprio viaggio nel tempo e percepisce la distanza tra realtà e pensiero.
Le pagine conclusive sono affidate all’intima riflessione che contempla un divino capolavoro: Corpo d’acqua e continenti contrapposti/ su due fronti di vite aliene una all’altra, guerra/ di marinai sbattuti che ai primi orizzonti/ fermi gridavano a cuore aperto “Terra, terra!”.
La meditazione poetica trova riposo e riconoscimento; si sbriciola, in questa forma letteraria, il marmo perché tutto si ricongiunga senza distinguere una fiera preghiera e un amore o il semplice ricordo che pulsa acceso nell’invenzione letteraria o nella realtà sperimentata. EB

                

da Risplendi forte:

Incantatore

Era febbraio a Firenze nel quartiere vecchio di terratetti e botteghe. La neve cedeva croccante come crosta di pane sciapo. Da sotto la trapunta oro dicesti con un timbro suadente: – È una mattinata d’estate splendente –, e d’improvviso per uno scherzo della mente esplose il tepore e con un bagliore sonoro si svegliò la stanza. Una cicala batteva un bordone intermittente di danza e vibrava l’aria con corda di citara. Guarda, il lenzuolo steso al balcone si gonfia come una vela, gareggia con un alcione in volo. Partiamo subito, chiamasti, stamane! Sul muro bianco lampeggiava nitido il sole a strisce dalle persiane. Eravamo imbarcati a mille miglia dal golfo e il mio orecchio era una bianca conchiglia, lo lambiva il fiato marino lasciando cristalli di sale e madreperla sul cuscino.

***

Anestetico

Palpitante e notturna
stringo fra i denti

il fazzoletto anestetico
della scrittura

la novella creatura
fra doglie crescenti
sale in grembo
dolce e vaga

poi suona la sveglia
e mi smaga.

***

Se calmo stai
nel mondo
risplendi forte

      

 

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