Considerami pure un male di stagione di Luca Cerretti, recensione di Edmondo Busani

Considerami pure un male di stagione di Luca Cerretti, Marco Saya Ed. 2016, recensione di Edmondo Busani.

     

     

Considerami pure un male di stagione è un monologo rischiarato da una seconda voce, dai toni scanzonati e intermittenti, che si contrappone al me poetico che insegue gli attimi che hanno costruito e consumato un’esperienza amorosa. Un soffice scontro si sviluppa tra i due accenti contrapposti, nel giusto equilibrio, di una poesia che attraversa la modernità sentimentale con luci vivaci che illuminano una costruzione letteraria, a volte, fredda nella propria palpitazione. Il lettore scopre una silloge la cui luce si consuma nel riverbero novecentesco del verso “dandoti il braccio, per due milioni di scale… ”: la vita scorre forse sottocosto e ripetitiva dentro lo scampolo del nostro tempo relativo.

Cerretti sfoglia le emozioni, mentre la trepidazione è un’alba in bilico che la parola mescola ad una metodica mancanza di vita; il ritmo dei versi è acustico e i colori sono acidi, freddi e nel medesimo istante martellanti. Il presente è scandito dal moto perpetuo del ricordo di una voce che sussurra: “Ma dimmi tu piuttosto, tesoro/ sei ancora vivo, non è vero?” I’intimo bagliore domestico è il basso continuo, che compone l’armonia possibile della vita contro il finimondo della notte.

La lettura lascia un’indefinita vaghezza che inesorabilmente si spegne senza alcuna colpa, mentre la trascendenza poetica della narrazione si acquieta nel semplice divenire. Tra le pieghe, resta un traballante desiderio che segna la fragilità delle circostanze temporali, delle emozioni e delle espressioni sentimentali.

Il poeta ha un sussulto nel rivolgersi alla figura retorica – la dama innominata e amata – della poesia trobadorica “Mio Senhal: ma se io è un altro (io), / sapresti dirmi a quale dei due, hai detto addio?” La domanda è una fiammata che si spegne davanti al grande schema delle cose.

La raccolta ha un aroma moderno che informa una bellezza nuova con venate gracilità esistenziali, che l’animo del poeta trasfigura nell’eco della voce umana, tra l’incertezza dell’oscurità e della luce, dell’alba e del tramonto. Forse anche per questa debolezza, l’unica difesa è una traballante fasciatura.

     

Poesie da “considerami pure un male di stagione” di Luca Cerretti

    

Segue narrazione non lineare

Indietreggio,
poi rieccoti rovesciata sul divano, mentre incolli
la mia bacata incoerenza temporale
con la stessa preoccupazione del martello
quando inciampa sul chiodo.

*

Appunti di glottologia

Mai ambito al ruolo di musa
ti sembrava abbastanza visitarmi
col buio, trovare una scusa
per dirmi “con le labbra, senza leccarmi…

*

Due milioni di scale

Ho sceso, dandoti il braccio, per due milioni di scale,
superando così anche il record di Montale.

*

Temponauta: un viaggio in avanti

Ti ho visto con imbraccio tuo figlio,
tranquilla, sarà tra un decennio circa
posso dirti solo che lo chiamerai Luca
e avrà i tuoi occhi azzurro malumore
ma per non dimenticarmi sarebbe stato meglio
scrivermi ogni tanto, anche per errore.

     

cover-cerretti

One thought on “Considerami pure un male di stagione di Luca Cerretti, recensione di Edmondo Busani”

  1. Ti ringrazio Edmondo per l’ottima e fin troppo benevola recensione che hai riservato al mio male di stagione. Sei sicuro di aver letto il mio libro…perchè da quello scrivi mi viene il dubbio che sia meglio di quanto possa ricordare…:)
    L’unico appunto è che la musa (che tu chiami dama,ma siamo lì) è nominata fin troppo (vedi l’abominevole poeta delle nevi), la Nora, ormai lei cammina con le sue gambe lontane da me…:)

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