Considerazioni sul nuovo, di Matteo Greco

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Considerazioni sul nuovo, di Matteo Greco.

   

   

Difficile individuare nel proprio sguardo qualcosa di radicalmente innovativo, perché esso è irriducibilmente figlio degli sguardi che sono già stati, e che abbiamo frequentato. La novità che ci stimola, forse, quella che si cerca, ha a che fare con il modo in cui intrecciamo gli sguardi passati e incarnati dentro di noi, per mettere a punto un nuovo intreccio di vedute sul mondo.
Per quanto mi riguarda, mi ha sempre interessato restituire con la scrittura la meraviglia che la vita desta, nel suo essere al tempo stesso bella e drammatica, inspiegabile e pur tuttavia densa di senso, anzi, forse piena di così tanti significati che non riusciamo a gestirli.
La strada che cerco di perseguire è quella della restituzione della meraviglia; non so dire quanto sia innovativa, ma forse è se non altro distintiva rispetto ad un pensiero poetico talvolta dominante, più incline a scoprire le minacce di vuoto che ad indagare il mistero del pieno, nell’osservazione del reale.

Mi considero in tal senso debitore di tutti gli autori che mi hanno instradato all’osservazione del mondo, che hanno spostato il mio sguardo verso l’alterità, che mi hanno aiutato a non guardare il mio ombelico, mentre fuori impazzava il sole o la tempesta, nel teatro della vita dell’uomo. Davide Rondoni, in tal senso, è un grande maestro contemporaneo, per la sua capacità di rivolgere uno sguardo curioso a ogni manifestazione umana presente, passata, o futura.

Credo che la poesia possa in tal senso fare molto, in una società caratterizzata da tanto sapere e poco sentire, da uomini e donne sempre più valutati per le capacità cognitive, che però lasciano a casa l’intelligenza del cuore. Credo che la poesia possa essere uno strumento attualissimo per ritornare ad abitare il proprio sguardo, tutti quanti, per lavorare quotidianamente nella costruzione di un modo singolare e al tempo stesso condiviso di guardare il mondo, e chiamarlo per nome.

Le tre poesie che seguono, possono essere considerate in tal senso il frutto del mio personale percorso nell’ascolto e nell’osservazione di quanto si dispiega fuori da me. Non si parla del nuovo come tema, ma nuovo è forse il tentativo di usare la poesia per riaccedere diversamente a fatti di cronaca.

*

Coltan

Ottobre 2014. Centinaia di congolesi si ammalano di tumore per estrarre il coltan, minerale preziosissimo ma radioattivo, che serve per produrre smartphone e tablet di tutto il mondo.

Se davvero i telefonini
mettono in contatto le persone
dovrei sentirti adesso
che affondi le mani nella sabbia nera
aggrappato obliquo con tutta la tua vita
alla miniera.

Dovrei sentire il respiro che si affanna
nella cornetta invisibile
del cellulare miniatura
che entra ed esce dal taschino
e come mai
mi dico
come mai
non mi scende una polvere
nera e sottilissima dentro i pantaloni
come mai
mi guizzano voci nelle orecchie
e a lacerarsi sono i tuoi polmoni?

Cosa mi racconti
fratello d’africa
quale mistero incandescente
dentro un microchip fatto di coltan?
Ma tu lo sai
che di qua dall’equatore
non sentiamo niente?

Sulle icone del mio smartphone
brillano mille applicazioni
che mi dicono che tempo fa
il traffico che trovo sulle strade
e c’è pure un programma che sa leggermi le mani.
Eppure mi manca qualcosa nelle orecchie
mentre cadono battenti migliaia di parole
mi manca il tuo giorno di domani
te che torni a casa
baci la fronte di tua moglie
e sa di sole.

***

La biblioteca di kareema

(28 luglio 2014. In una tregua dei bombardamenti su Gaza,
una bambina esce a recuperare libri fra le macerie)

Sezione geografia sotto
il braccio monco di un’ amica,
e questo era il pennarello
con cui non ha saputo
fermare un colpo di cannone.
Accovacciata in mezzo al parco a colorare
doveva fare più attenzione.

Per le favole spostarsi qualche metro avanti
vicino a un materasso
dove dorme ancora una maglietta
uno scialle
un pantalone. Se sposti un sasso,
e un altro ancora
ecco il libro, e se lo apri
la voce di una mamma riprende a raccontare.
Una bella fiaba non la puoi fermare
neppure con un razzo.

La sezione storia è stata spostata
provvisoriamente
in un cratere enorme nella terra
in mezzo ai ritratti di tuo nonno
e all’amore che batte
nel sangue gli ultimi rintocchi.
Se sposti i corpi, ecco i ricordi
che piovevano forti fra i capelli
mentre ti pettinava, seduta sui ginocchi
certe sere.
Il tremolio di quella voce
non lo stoppa
neanche un bombardiere.

Cosa raccogli, kareema,
quali stelle nere
mentre si sbiancano le costituzioni
perdono la memoria le moschee
si rimangiano le parole
i papiri nelle sinagoghe?

Dove andrai ad aprire
la tua nuova biblioteca
portami con te,
e fammi stare accanto
mentre il cielo apre
nuove infernali cataratte
e tu riprendi a leggere
piano piano
nella notte.

***

Il mare di Hahmed

(30 giugno 2014.
Trenta migranti muoiono nel canale di Sicilia)

Quando sei cambiato, mare?
Quando ti sei rimpicciolito,
fatto buio
riempito di braccia gomiti altre bocche
così tante
che non mi fanno respirare?
Chi ha sostituito le conchiglie
con le nocche di altre dita,
chi ti ha riempito
il fondale di ginocchia?

Eri più vero
quando te ne stavi
nascosto dietro l’ultima duna.
Quando ci riempivi le orecchie con le storie
di una terra più bella della luna.

Io mi affacciavo dalla tenda
baciato nero ovunque dalle mosche
con un morso di cane sulla pancia
ma sentivo solo la tua voce,
suonare la musica dei fari
liberarmi il volto, le ali dei gabbiani.

Forse
ci vuole solo tempo,
forse ti devi solo concentrare, pensare bene
a mille e mille pesci colorati
a tutte le forme che può fare l’onda
alle tante direzioni
che può prendere sulla costa
una banderuola.
Io ti credo ancora
amico mare
però fai presto
perché siamo in trenta
ammassati sul motore, nella stiva
e seicento sopra
ci tengono bloccati.
E l’aria comincia a scarseggiare.
Facciamo un patto:
io chiudo gli occhi contro il petto di mia madre
e conto fino a tre,
e tu ritorni
mare vero
come ti avevo immaginato
mare di Ahmed

                       

L'enfant sauvage di François Truffaut
L’enfant sauvage di François Truffaut

One thought on “Considerazioni sul nuovo, di Matteo Greco”

  1. Scritte bene, con spruzzi fiabeschi qua e là… certo, l’argomento è di quelli facili facili, dalle soluzioni scontate, che si prestano alla retorica. Sembrano argomenti da tema scolastico ma comunque la lettura è gradevole.

Gentile lettore, all'autore di questo articolo farà molto piacere se vorrai lasciare un commento.

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