da Nihil di Alfredo De Palchi, con note di Claudia Zironi

26 rosso 30x30_6336_risultato

da Nihil di Alfredo De Palchi, con note di Claudia Zironi.

    

    

Alfredo De Palchi, novantenne, nato in Italia a Verona e ormai da oltre sessant’anni residente negli Stati Uniti, ma sempre con il pensiero, nel bene e nel male, in Italia (“da oltre mezzo secolo non mi abbisognano questi territori dietro le spalle, piuttosto è il paese che ha bisogno di me, e non ci sono… soltanto l’Adige è dentro di me…”), è uomo di transito e di sintesi tra due continenti, tra due lingue, tra la dittatura e la democrazia liberista, tra la giustizia e l’ingiustizia, tra la neoavanguardia e la letteratura del ventunesimo secolo: è come se lui dovesse tutto e a lui si dovesse tutto, è un simbolo.
Alfredo De Palchi, novantenne, scrive senza compromessi, a volte con arroganza, mai con rassegnazione, nella sua propria e riconoscibilissima cifra poetica di forza assoluta.

Approcciando il suo ultimo, Nihil, Stampa 2009 ed., con prefazione di Maurizio Cucchi, sapevo che mi sarei trovata davanti a qualcosa di grande e così è stato.

Senza titolo

Alla prima lettura mi sono chiesta come mai De Palchi avesse unito tre sezioni molto differenti tra loro per stile e contenuto:

  • Ombre 1998 (che De Palchi definisce “variazioni nostalgiche”) in cui parla della sua giovinezza con aperture per prosa seguite da versi del periodo 1947-1951 tratti da “La buia danza di scorpione”. La particolarità qui è che viene archiviato con amarezza in poche righe il periodo buio del “tradimento”, il periodo che ha preceduto l’emigrazione, quello dei sei anni di carcere e vicende giudiziarie conclusesi con l’assoluzione, per dare spazio ai ricordi della fanciullezza in riva e dentro l’Adige

“…poesie che informano sulla mia scomoda scontrosa e timida fanciullezza e adolescenza; nient’altro, oppure […] un accenno sparso dove capita per portarvi sulla insincerità dei compagni che tradirono la mia e la loro fanciullezza…”

ricordi che però sono pervasi dall’amarezza di ciò che sarebbe venuto dopo, come se il futuro avesse cambiato il passato.

  • Ombre 2008 in cui parla in versi prevalentemente del sé adulto in America

Non sempre in ginocchio a sputare sangue…
sono il torrione decrepito
della chiesa antica rasoterra
del territorio, da campana stanca
da crepature elettrificate

se mi vuoi in piedi
eccomi – ma scruta dentro l’occhio
orbo dal vedere troppo

  • Nihil 2008-2013, che dà il titolo alla raccolta, dove dialoga in prosa poetica con la morte, togliendole ogni spazio di risposta, occupando entrambi i registri di dialogo, fissandole con arroganza perfino una data di avvento

“decenni prima della scienza previdi 120 anni di angoscia biologica che ragiona di poesia a me che le intuisco lunga vita invocandola…”

Poi ho pensato a mio padre, poco più anziano, e pure molto lucido, che spesso racconta della propria giovinezza come per prepararsi un curriculum da presentare il giorno della resa, come per affermare ciò che è stato passando nel mondo, o come per ritornare all’inizio del viaggio e non dover guardare verso la sua fine.
E questo fa pure De Palchi: prima di dialogare con la morte e con la malattia prepara un ritratto di sé da giovane, ricorre a un se stesso forte e con tutte le opportunità davanti per dimostrarsi alla pari dell’interlocutrice.

Dalla palma del cortile la civetta stride
per il topo che sono – un fetore
di bugliolo m’incrosta la gola
e l’impeto della notte
mi spacca la mente

(mi scaglio nel breve passato
mi tolgo le scarpe
ai fossi strappo le canne per soffiarvi
una bolla di mondo…
e sogno splendidi anarchici) –

De Palchi è ben più che dignitoso: nella sezione Ombre 2008 si pone al di sopra della massa, afferma un’individualità forte e ostinata, una capacità di osservare il mondo dall’alto. E dunque anche la scelta di usarla come liaison tra la giovinezza e la morte a venire è coerente con quanto sopra ipotizzato.

la folla indegna del bel tempo
mangia beve vomita e abbandona all’erba e piante
cartocci plastica giornali sputi
da disgustare i piccioni . . . e canestri vuoti di rifiuti

a nord sul piedestallo Lincoln
è il turista slavato che porge
grani a uccelli invisibili––
lo ringrazio con un cenno di mano

a sud Washington a cavallo rifiuta l’entrata
alla marmaglia nello sguazzo
strappando le ombrelle––
lo ringrazio con un cenno di mano

a est il desolato Lafayette mano destra al cuore
con la sinistra indica al suolo la saving bank
di fronte in greek revival fallita––
lo ringrazio con un cenno di mano

a ovest Miriam con Jesus in braccio gorgoglia
dallo spicchio d’acqua
“preparati per la scalata”…
io che capisco se mi interessa di capire mormoro
“su per il tuo fianco a voragine
per annunciare il mio discorso dalla montagna”.

La sezione Ombre 2008 si dipana per la maggior parte stando abilmente sul filo del senso, ma il discorso sul linguaggio andrebbe trattato a parte e approfonditamente. Qui ne evidenzio solo il lato simbolico: l’autore pare dire alla morte “per me non hai segreti, tu che sei il grande mistero del creato, mentre io posso giocare con te e ti sfido a capire chi è veramente quest’uomo”.
Nel dialogo con la morte, nella sezione Nihil, alcuni scritti da Ombre 2008 vengono ripresi e ristrutturati, a memento e ripresa di discorso, e ogni prosa contiene spunti filosofici interessantissimi. Chiudendo queste mie brevi note, ve ne propongo qualcuna:

7

di pomeriggio traccio righe di fuoco scordate nel nulla… non le riscrivo a memoria, avrebbero un segno diverso dalla prima riga d’apertura: “scrivo con mente pornografica”, inno con il precetto di carni esaltate

12

BANG!… e da quella fine essenziale che sei operi lo sfacelo fisico di cosa cresce grida grugnisce balbetta parla e lacrima; l’estensione odierna dell’universo tra l’astrazione del nulla, dio, e l’astrazione tua che fisicamente annulla

29

mi corri appresso finché ti sfiati perché non guardo il cielo per inventarmi chi sei tu… assoluto tutto e nulla; perciò mi ami e mi vuoi sgomberare nella dimora razzista, separata in paradiso ed inferno; ma se è così scelgo un limbo

41

per il messaggio generoso verso i familiari non lasci una fattura; il signore stirato della camera ardente fa già i conti e insinua proposte capitalistiche ai dolenti che, per onore del cognome defunto, impegnano la casa o i gioielli per equilibrare il cordoglio; per te il signore della camera ardente non c’è che il dissesto finanziario di chi deve pagare il servizio caritatevole

42

sedicimila granelli di sabbia vorticano con precisione al di là della via lattea e la meschina corporatura dell’essere omuncolare sostiene di avere la grandezza abissale nel suo solitario angolo spaziale, unico e a immagine del dio che si è creato nel vuoto della vita subito cacciata dal giardino; il serpente ha ingoiato il proprio uovo per il dolore di scendere dall’albero; così centrifughi si vortica con il nostro granello di sabbia immerso nell’oscurità

                       

17 rosso Omaggio a Mirco Brigo 54x44-2_risultato

2 thoughts on “da Nihil di Alfredo De Palchi, con note di Claudia Zironi”

  1. Ringrazio Versante Ripido per avermi fatto conoscere questo ultimo lavoro di Alfredo De Palchi, del quale ho da tempo grande stima, che mi procurerò al più presto.

Gentile lettore, all'autore di questo articolo farà molto piacere se vorrai lasciare un commento.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: