Sei poesie di Darìo Jaramillo tratte da “Solo el azar” Traduzioni di Antonio Bux

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Sei poesie di Darìo Jaramillo tratte da “Solo el azar”.
Traduzioni di Antonio Bux

    

   

BREVE NOTA BIOGRAFICA
Darío Jaramillo Agudelo, poeta, scrittore e saggista colombiano, nato a Santa Rosa de Osos, Antioquia, nel 1947. Ritenuto il gran rinnovatore de la poesia colombiana e uno dei migliori poeti della seconda metà del ventesimo secolo in Colombia. Moltissime le pubblicazioni, qui presentiamo un estratto della raccolta “Solo el azar” pubblicata con l’editore spagnolo Pre-textos nel 2011, più una poesia d’amore facente parte di una raccolta precedente.

*

Soy abismo y apetito,
simulación de un orden asilado en palabras.
Y ningún sonido abarca la sustancia anterior.
*
No soy,
en primera persona no soy,
mi sustancia forma parte de otra sustancia,
a ella soy fiel sin entender,
equivocándome,
sintiendo dolor, remordimientos,
cada vez que la traiciono.
*
Cantar el peso muerto que mi corazón arrastra,
extirpar de mi entraña el quiste de la ruina,
decir los nombres de cada muerto que me habita,
nombrar la llaga.
*
Sólo el azar me dio la piel que amé
y sólo el azar —o el cansancio—
extinguió el fuego.
Lo que siguió no fue el azar,
es lo que sigue siempre,
la lenta pesadilla del olvido
y luego cierto desprecio
por ese que fui yo y que amaba
y también por el que soy ahora
el mismo que no sabe por qué amó.
Sólo la carne se equivoca.
*
Sólo el azar
llamado aquí destino,
sólo el azar,
un camino ya trazado que ignoro.
Nombro como caos lo que no comprendo:
la confusión está aquí, debajo de la piel
en el pulso y la mirada
en mis maneras de nombrarme.
*
Sólo el azar nos dará luz,
sólo el azar o algún designio que ignoro.
Me pregunto si es la luz lo que busco
o busco lo más oscuro de lo oscuro.
¿Acaso las tinieblas serán semilla
de visiones más altas,
de nunca merecidos apacibles silencios?

*

Sono abisso e appetito,
simulazione di un ordine rifugiato nelle parole,
e nessun suono abbraccia la sostanza anteriore.
*
Non sono,
in prima persona non sono,
la mia sostanza forma parte d’altra sostanza,
a lei sono fedele senza capire,
sbagliandomi,
sentendo dolore, rimorsi,
ogni volta che la tradisco.
*
Cantare il peso morto che il mio cuore trascina,
estirpare dalle mie viscere la cisti della rovina,
sapere il nome di ciascun morto che mi abita,
dare un nome alla piaga.
*
Solo il caso mi diede la pelle che amai
E solo il caso -o la stanchezza-
Estinse il fuoco.
Quello che venne poi non fu il caso,
è quello che spetta sempre,
il lento incubo dell’oblio
e soprattutto un certo disprezzo
per questo io che fui e che amavo
e anche per quello che sono ora,
quello stesso che non sa perché amò.
Solo la carne si sbaglia.
*
Solo il caso
chiamato qui destino,
solo il caso,
un cammino già tracciato che ignoro.
Chiamo caos quello che non comprendo:
la confusione è qui, sotto pelle
nel polso e nello sguardo
nel mio modo di chiamarmi.
*
Solo il caso ci darà luce,
solo il caso o alcun disegno che ignoro.
Mi domando se è la luce quello che cerco.
Per caso le tenebre saranno il seme
di visioni più alte,
dei mai meritati,  pacifici silenzi?
     
     
    
UNA POESIA D’AMORE DI DARÍO JARAMILLO
*
Ese otro que también me habita,
acaso propietario, invasor quizás o exiliado en este cuerpo
ajeno o de ambos,
ese otro a quien temo e ignoro, felino o ángel,
ese otro que está solo siempre que estoy solo, ave o demonio
esa sombra de piedra que ha crecido en mi adentro y en mi afuera,
eco o palabra, esa voz que responde cuando me preguntan algo,
el dueño de mi embrollo, el pesimista y el melancólico y el inmotivadamente alegre,
ese otro,
también te ama.
*
Quell’altro che anche mi abita,
chissà proprietario, invasore forse o esiliato in questo corpo
alieno altrimenti di entrambi,
quell’altro che temo e ignoro, angelo o felino,
quell’altro che è sempre solo quando sono solo, uccello o demonio
quell’ombra di pietra cresciuta nel mio interno e all’infuori di me
eco o parola, quella voce che risponde quando mi domandano qualcosa,
il padrone del mio imbroglio, il pessimista e il malinconio e l’irragionevolmente felice,
quell’altro
anche ti ama.
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Traduzioni di Antonio Bux

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