Dicembre dall’alto, inediti di Vittoriano Masciullo con nota di Sergio Rotino

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Dicembre dall’alto, inediti di Vittoriano Masciullo con nota introduttiva di Sergio Rotino.

 

 

I cinque testi che proponiamo, sono estratti dalla terza sezione di Dicembre dall’alto, esordio ancora inedito di Vittoriano Masciullo. La sezione si intitola “Nessuno spiega Chirone” e si incentra sul lavoro di “cura”, soprattutto in ambiente psicoanalitico, successiva a quello che può esser definito in vario modo come guasto, rottura, danno subito.
Come scritto da Niva Lorenzini nella presentazione di alcuni testi sempre appartenenti a questa raccolta apparsi nel volume È così l’addio di ogni giorno (Corraini, 2015), i versi di Masciullo propongono a livello linguistico “il resoconto di maxresdefaultrealtà fisiche e mentali frantumate”. Sono il labirinto polverizzato di una realtà avvertita come troppo grande da poter contenere, filtrare, elaborare senza essere sottoposti a strappi, a urti, a decimazioni. Tutte cose che l’autore documenta attraverso una efficace rappresentazione della fragilità del pensiero. La difficoltà a non essere auto-punente e auto-indulgente, sempre da parte del pensiero, viene espressa sottoponendolo a continui troncamenti, a ripetute elisioni, a ripetizioni ossessivo-compulsive di lemmi, di porzioni di frasi e di concetti. Sono, come dice sempre Lorenzini, “interferenze tra la colloquialità del registro quotidiano, sintatticamente e lessicalmente normalizzato, e assenza di contatto, per un io che si ritrova soggetto plurimo”. È una schizofrenia necessaria per quanto riguarda il narratore, affinché mostri l’umanità disastrata dell’attore, il suo continuo muoversi non linearmente in cerca di una strada, dura ma possibile, che gli permetta l’attraversamento del dolore presente, il prendere coscienza di cosa esso significhi, per giungere a una possibile ricomposizione del quadro esistenziale, dove il passato si leghi con quanto sarà avanti, con il non ancora scritto, il non ancora esperito. Imparare cioè a “perdere la guerra vincendo la ritirata” sapendo che sempre “amore/uccide ciò che siamo stati perché si/possa essere ciò che”. S.R.

Vittoriano Masciullo è nato a Roma nel 1968, vive a Bologna. Sue poesie sono state pubblicate su Private, L’Alfabeto di Atlantide e Versodove. E’ presente in “Poesie del Navile” (ed. Moby Dick, 1997) e nella plaquette “E’ così l’addio di ogni giorno” (ed. Corraini, 2015). E’ tra i vincitori segnalati alla “Biennale Giovani Artisti – Iceberg” di Bologna, nel 1996. Ha vinto il premio “Poesia del Navile – Città di Bologna”, nel 1997. Ha partecipato a “RicercaBo” nel 2014. Collabora alla redazione della rivista Versodove.

     

Cinque poesie di Vittoriano Masciullo da “Dicembre dall’alto”:

    

scende in pozzo aldrovandi
nel giro del coro che spira
un mucchio e oleandri e selciati
le corse blocca gente col tempo sai alla
spicciolata state calmi è solo
una carica di alleggerimento
e quelli tutti col dito con
l’emme dodici e io no io non
è roma questa diaciassette anni
capisci ora da dove e stefano guarda verso
è tardi è notte chiede scusa ho ascoltato quanti
anni quante albe prima di
quaranta e alcune paia ma più pesano
i tramonti quanto ride (e non ha denti
solo un catetere amori eroina
anni settanta gli altri
nelle piazze e invece lui solo polvere ospedali
e la ferocia la ferocia) e ridi
ridi altrimenti a che serve
a che è servito venire qui in
alto prendere la mira
far morire e poi

*

spegni la luce tutto trova la sua lingua
anche al buio parla trova tempo
cambia il tempo delle
cose cambia infinite cose
imparare la pace dai senza pace
tornare dai viaggi dai libri
bisogna imparare altrimenti
dalle macerie di piazza dal
perdere la guerra vincendo la ritirata
anni e che parole ora dopo venti
(venti come niente) asettici
nel bere nel celare
opportune distanze ma
ricorda la sopravvivenza dei cani
il pericolo dall’alto (erano le parole di
francesca woodman o i super otto in sala
da pranzo le capriole sul prato
dicembre dall’alto) ricorda o
cosa infinisce ricordate come io
ricordo nel rizoma delle nostre
o cosa è memoria
ovunque siate

*

non avere paura
torna se deve tutto
anche le interiezioni o i gesticolari
polvere di ferro su magneti ridice
sé e cambia il tempo nagel
paixão na carne suturata
compie un giro larghissimo e tutto
le estati il femminile il frammento suicida lingue
morte i resti dell’aeroplano l’intraducibile futuro
vi sono certezze non vi sono certezze tutto se deve
anche l’apparizione il maleviso si ridice in vita
allora impara per favore per pietà
impara a reconhecer o mar
non è più tempo in cui gli alberi si spostavano
e le labbra forti scapole mascelle
ma lo sai puoi pensarlo
anzi compilo ora l’apotrope gridalo
maledetto sia il traditore della patria sua

*

you lost something
ma come fai al
you ghost alguém coisa
a capire che non sono più io eppure
[(365 + 150)/(i silenzi che ci siamo
a leiden)] ma
sarai bello per sempre sei
sicura ho marciato per mesi senza
aspettando tornasse marcito per mesi
non mi aspettare non mi più
guarda anche tutta la vita
anche oltre la vita no non mi
che ne sai che ci faccio io con
e le gambe ecc. poi la pioggicella
ma questo accadde
cioè fai per bene i (29 x 12 /e cosa divide)
non mi aspettare e poi tutto il mare
tanto contro la vita quanto contro
dice non c’è abbandono
che valga una morte
tu sarai bello per sempre ridice
non ti girare

*

stia attento dice quella macchia
è garza sugli occhi per parole a salve
testimonianza di una ferita che fu
false fucilazioni di quando
(solo il rumore) ammonimento
incompreso nell’indaco della pena
non madre vendicativa che combusta saluta
il destino di padre ora mai all’altezza
di 40°51’22 N 14°14’47 E appena
più a sud della perdita
e dice guardi noi parliamo poco
aspetti tutti i suoi sé nel silenzio
senza motivi apparenti o inseguimenti
ascoltiamo la vostra schiena piegata
se ora sia o non sia danno calcolabile una precocità
ma ascolti il santo dell’assenza amore
uccide ciò che siamo stati perché si
possa essere ciò che e non creda
non creda a tutto quello che
ci si racconta anche l’indecenza
la furia la ricognizione

                       

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