E per un frutto piace tutto l’orto: 21 poeti italiani neo-dialettali, editoriale di Manuel Cohen

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E per un frutto piace tutto l’orto: 21 poeti italiani neo-dialettali, editoriale di Manuel Cohen.

   

   

 

“C’è chi lascia un poema
e chi non lascia niente
perché esse muto è ‘l tema
de vive, in tanta gente”
(Franco Scataglini)

      

Presentiamo ai lettori di Versanteripido ventuno autori italiani neo-dialettali. Rappresentano una parte numericamente esigua eppure cospicua della variegata realtà della poesia. Per ragioni pratiche, e per facilitare la fruizione, abbiamo suddiviso gli autori in tre grandi aree geo-poetiche: Nord, Centro e Sud. E, in maniera equanime, presentiamo una selezione di 7 poeti per ogni area. Va da sé che le tre macro-aree geo-poetiche o geo-politiche, sono contrassegnate al proprio interno da una rilevante varietà linguistica; per questo motivo, la suddivisione in tre gruppi, è da considerarsi esclusivamente dettata da esigenze di praticità. Ed è parimenti evidente, che nonostante la suddivisione per aree, non tutte le zone siano state raggiunte o ‘coperte’. Tuttavia, riteniamo che la scelta possa invogliare i lettori a indagare ulteriormente.

Layout 1Dei 21 poeti che i lettori del web possono qui ritrovare, 13 sono stati di recente inseriti ne L’Italia a pezzi. Antologia dei poeti italiani in dialetto e in altre lingue minoritarie tra Novecento e Duemila, a c. di M. Cohen, V. Cuccaroni, G. Nava, R. Renzi, C. Sinicco, Gwynplaine, Camerano (AN) 2014, pp. 745.  L’antologia, tra le proposte più ampie dell’ultimo ventennio, ospita 115 autori appartenenti a varie generazioni: dal più anziano, Giuseppe Rosato (1932) alla più giovane, Dina Basso (1988), e considera alcune tra le principali voci degli ultimi decenni: Franca Grisoni, Antonella Anedda, Emilio Rentocchini, Nino De Vita, Edoardo Zuccato, Giovanni Nadiani, Alberto Masala, Achille Serrao, Giacomo Vit, Luciano Cecchinel, Vito Riviello, Assunta Finiguerra.

I 13 autori qui riproposti sono un notevole drappello di voci, alcuni, a vario titolo e a vario grado, sono da considerarsi tra i migliori in circolazione; una per tutti: Anna Maria Farabbi. E appartengono comunque ai nomi più certi del panorama contemporaneo, come nei casi di: Fabio Franzin, Francesco Gabellini (Nord), Ombretta Ciurnelli, Fabio Maria Serpilli (Centro), Vincenzo Mastropirro, Salvatore Pagliuca, Sebastiano Aglieco e Biagio Guerrera (Sud).  Altre voci, come Azzurra D’Agostino, Annalisa Teodorani, Laura Turci e Dina Basso, figurano tra le personalità più interessanti della poesia delle ultime generazioni nate negli anni Settanta e Ottanta.

I restanti 8 autori, che, per le più varie ragioni o casualità, non appaiono ne L’Italia a pezzi, e che vengono accolti in questo repertorio, rappresentano la ulteriore prova di una vivacità, e di una ricchezza della poesia neo-dialettale, difficilmente registrabile se non attraverso un lavoro di mappatura territoriale o geo-critica. Come comunemente risaputo, il problema fondamentale della poesia contemporanea è da ravvisarsi nella diffusione e nella ricezione. Può capitare, e, ad esempio, capita anche spesso, che un autore significativo e notevole, passi del tutto inosservato: ciò accade anche perché i canali della comunicazione della poesia sono ridotti al minimo, o sono  ostacolati da ampie chiuse (quali, ad esempio, la tagliola della distribuzione, la perdita delle librerie piccole e di qualità, l’accentramento maggioritario e massimalista in poche catene librarie e editoriali, la cronica perdita di ascolto della poesia, la marginalità sociale, l’insignificanza, di chi fa poesia, la mancanza di curiosità delle major, affidata spesso a proposte ‘di cordata’) e di chiusure (quasi superfluo qui rimarcare la lunga sequela di pregiudizi e la poca curiosità di gran parte della critica militante e/o accademica nei riguardi dei neo-dialettali, come pure del sistema mass-mediale). A tal riguardo, segnaliamo sull’argomento una articolata intervista che esce in questi giorni su «Punto. Almanacco della Poesia Italiana», n. 5, marzo 2015, dal titolo: La situazione della poesia neo-dialettale (e in lingua) emersa con l’antologia L’Italia a pezzi. Conversazione con Manuel Cohen.

Tra questi 8 autori, ritroviamo almeno tre voci note a chi si occupa di poesia: La prima è quella di Vincenzo Luciani, ampiamente conosciuto per le sue molteplici attività: ha infatti co-fondato con Achille Serrao la rivista «Periferie» e il Centro di Documentazione della Poesia Dialettale Vincenzo Scarpellino; instancabile promotore culturale, figura nell’ideazione di vari premi dedicati alle lingue locali (Ischitella-Pietro Giannone, Salva la lingua locale), ha fondato le edizioni Cofine e da anni si occupa di registrare la realtà linguistica e letteraria laziale (producendo 6 lavori di mappatura territoriale). Sarà per la sua rilevante e poliedrica attività che talvolta può passare in sordina il suo lavoro in versi: ma chi lo legge, ha modo di incontrare un autore raffinato, ricco di sfumature, di ironie, e di risonanze notevoli. La seconda voce, è quella di Anna Elisa Di Gregorio, autrice che ha all’attivo due ottime raccolte di versi in lingua, ampiamente accolte dalla critica e premiate in numerose manifestazioni, e un unico libro nel dialetto anconetano: si tratta di una autrice garbata e raffinata, molto apprezzata anche per i suoi interventi critici su varie riviste. La terza voce, è quella di Nadia Mogini, autrice di intensità visiva e di forza di pensiero, scrive in lingua e in dialetto, ed ha ricevuto numerosi riconoscimenti: fa parte di quella piccola enclave perugina (con Ciurnelli, e Ottaviani, tra gli altri) molto attiva sul territorio, e molto interessante nei risultati.

I restanti cinque autori qui proposti, sono inseriti in un repertorio antologico per la prima volta, nonostante abbiano percorsi articolati e divaricati tra loro, e sono: Giuseppe Samperi (Sicilia) che ha all’attivo tre libri di versi in dialetto siciliano, due libri di versi in lingua e vari lavori in prosa; Enrico Meloni (Lazio) che ha pubblicato due libri di versi in romanesco, un terzo uscirà prossimamente, e due volumi di narrativa; Davide Ferrari (Lombardia) che ha pubblicato tre volumi di versi in lingua ma è ancora inedito in dialetto, Antonio Madamma (Marche) che ha pubblicato racconti noir, ed è ancora inedito in dialetto, e Paolo Steffan (Veneto) che ha all’attivo un volume di saggi su Andrea Zanzotto, ha pubblicato i suoi primi versi nel quaderno del Premio La Poesia Onesta 2014, ed è inedito in volume. Come spesso accade, i canali attraverso cui si raggiungono gli autori, o si è da questi raggiunti, sono i più consueti e casuali: l’invio e l’arrivo di una lettera o di un plico, la lettura dei testi inviati ad un premio in cui si è in giuria, la frequentazione di realtà culturali condivise, il passa parola, l’occasione d’incontro data da un viaggio per una presentazione, una lettura o un convegno.

Cosa ci comunicano queste voci? A chi si rivolgono? Cosa si aspettano?

Partiamo dall’ultima delle tre domande: crediamo che si aspettino ben poco, almeno in termini di riscontro mediatico o visibilità. Si aspettano invece molto da se stessi, da quello che fanno, e dai versi che propongono. Sono pienamente consapevoli della situazione della poesia in genere, e, in particolare, della poesia neo-dialettale. Sono consapevoli della difficoltà di essere letti. Eppure sono esattamente consapevoli dei propri mezzi espressivi, e sanno che una lingua è una lingua (consideriamo oggi gli idiomi alla stessa stregua delle lingue riconosciute, dal momento che ormai fondano su una ampia tradizione scritta – non più, e non solo, parlata – fatta di codici e vocabolari, di prontuari di grammatica e di fonetica). Inoltre sanno che una lingua è tale quando la sua phonè  è pienamente rispondente alla voce di chi la pronuncia: quando è riconoscibile, perché propria, perché autentica. Ed hanno un naturale atteggiamento egualitario sia nei confronti della poesia in lingua, sia nei confronti della poesia che si fa altrove, nelle altre lingue del pianeta. Aggiungiamo che si aspettano un eguale atteggiamento nei loro confronti.

Si rivolgono evidentemente a chi vorrà leggerli, ai lettori di poesia, ma anche ai non specialisti. A chi vorrà coglierne acutezza di sguardo e verità, profondità di scavo e ricerca o consapevolezza linguistica. Si rivolgono ad un mondo di relazione di ampio spettro, spesso proiettato dal privato all’esterno. E da una lingua materna che si apre alla intelligenza del mondo, senza perdere di vista la memoria di un mondo particolare.

Comunicano intanto una forza notevole, una ostinazione a non rinunciare alla lingua d’origine e alla scrittura in versi. Nonostante i tempi, e nonostante tutto. Comunicano motivi e temi cari alla poesia di tutte le epoche e di questa in particolare. Vi si ritrovano tonalità, motivi e registri propri della poesia di sempre e contemporanea, e vi si ritrova il particolare sentire che è proprio degli uomini, e di questa epoca.

Per esigenze di praticità, le citazioni dagli autori sono riportate in lingua italiana, per gli originali si rinvia ai testi.

                     

Leshan, Cina
Leshan, Cina

3 thoughts on “E per un frutto piace tutto l’orto: 21 poeti italiani neo-dialettali, editoriale di Manuel Cohen”

    1. Grazie a Versanteripido per lo spazio e per l’attenzione agli autori. Le immagino sono splendide e il sito è molto curato.

      @ ALMERIGHI

      gRAZIE, CONOSCO MOLTO BENE FALCONI: purtroppo non ho potuto inserirlo, sono già 3 i romagnoli più l’emiliana D’Agostino, ma, e lui lo sa, avremo altre occasioni.

      grazie per l’attenzione, m.

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