Fucina di utopie, editoriale o “esca” di Paolo Polvani

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Fucina di utopie, editoriale o “esca” di Paolo Polvani.

   

   

Abbiamo utilizzato questa “esca” di Paolo Polvani per chiedere a poeti, critici e filosofi di esporci la loro visione di arte, nello specifico della poesia, come utopia. Tutti gli articoli che troverete sono nati in risposta a questo scritto che apre il nostro numero di febbraio:

    

Giorni fa ho letto questa frase di Daniele Barbieri: “ L’uomo fonda le proprie strutture, sociali e tecniche, a partire da un desiderio che si fonda sull’immaginario”.

Confesso che ha contribuito a irrobustire il mio ottimismo nei confronti della poesia. Dunque le società vivono in intima connessione con il desiderio e con l’immaginario. Dunque la poesia, sebbene conosca parabole discendenti nella fase in cui i valori espressi da quel desiderio risultino antitetici, distanti, ostili,  potrebbe risalire la curva, riuscire a influenzare quei valori e riportarli a un livello umano, un livello in cui la poesia cammina di fianco al cammino dell’uomo.

In teoria potrebbe ribaltare, o contribuire a ribaltare, i valori del profitto, del dominio, dello sfruttamento, della scarsa considerazione riservata al singolo individuo e alla vita in genere. Chi ci salverà ? non certo la religione intesa come istituzione, né la politica per come si manifesta nelle forme attuali. Ma forse la cultura ha delle opportunità, delle possibilità. L’arte ha delle possibilità. La poesia forse. Certo un ruolo più incisivo lo giocano la musica, il cinema. Tuttavia esiste nella società un desiderio di poesia, una domanda, un’aspirazione.

Esiste una strada, una strategia, un metodo perché la poesia possa seminare i germi di valori nuovi?

Diventare fucina di un immaginario che traghetti la società verso un nuovo umanesimo? Ci si può provare ? Percorrendo quali strade ? Forse ha ragione Roland Barthes quando afferma: “le energie di libertà che esistono nella letteratura non dipendono dall’individuo civile, dall’impegno politico dello scrittore, che , dopo tutto, non è che “uno” fra altri, neppure dal contenuto dottrinale della sua opera, ma dal lavoro di spostamento che egli esercita sulla lingua”.

Oppure sta nelle spinte della poesia civile? nel suo impegno, nella sua discesa in campo? O forse si tratta di contribuire ad affinare il gusto e la sensibilità degli uomini, perché risalti quanto sia alienata la nostra vita. Forse sono tutte strade da percorrere, o forse sono altre, o forse nessuna. Come agire dunque sull’immaginario per umanizzare, per riequilibrare ? Cosa può fare la poesia? quale utopia può rilanciare ?

Mi piace citare una frase dello scrittore Julio Monteiro Martins, che ci ha appena lasciati, tratta dal suo bellissimo libro La macchina sognante, che mette gli scrittori davanti a grandi responsabilità:

“Nelle debolezze del personaggio, nelle piccole azioni del caso o del destino all’interno della narrativa, è concentrata l’umanità intera e il disegno dell’esistenza o la sua angosciosa assenza. Per questo, perché è presente nell’uomo che scrive l’istinto ineluttabile verso lo smisurato e la profondità, la letteratura è destinata a diventare sempre più la principale dispensatrice di senso del nostro tempo – svolgendo il compito che un giorno fu della religione, della magia, dell’ideologia o del “senso comune” con i suoi stereotipi e preconcetti radicati – e i suoi lettori e scrittori sono destinati a diventare una grande comunità di senso, e perché no, attraverso la comunicazione globalizzata, anche una comunità di vita, almeno nella sua dimensione virtuale, che spesso oggi è quella più appagante.” PP

                             

hakuchi (l'idiota) akira kurosawa
hakuchi (l’idiota) akira kurosawa

 

 

One thought on “Fucina di utopie, editoriale o “esca” di Paolo Polvani”

  1. Considerazioni brillantemente stimolanti : quale ruolo per la poesia, ma soprattutto dei poeti che ne scelgono i contenuti e le parole? A mio umile parere i poeti devono essere la coscienza del loro popolo, l’ incarnazione del sentire più profondo dei loro contemporanei , l’essenza del pensiero sotteso al vivere immerso nel dolore, nel caos, nel dubbio, nel disorientamento …

Gentile lettore, all'autore di questo articolo farà molto piacere se vorrai lasciare un commento.

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