Euridice e l’haiku di Pierangela Rossi, recensione di Federico Cerminara

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Euridice e l’haiku di Pierangela Rossi, Lietocolle ed. 2014, recensione di Federico Cerminara.

    

    

La percezione del bello non è mai del tutto immediata o gratuita. Una sensazione di momentaneo smarrimento accompagna il mio primo incontro con gli haiku di Pierangela Rossi (metà conclusiva della raccolta Euridice e l’haiku, pubblicata nel 2014 da LietoColle; la prima parte racconta e rielabora la scesa nell’Ade di Orfeo); i suoi versi si presentano a me come un terreno nuovo, uno spazio da decifrare, interpretare. Me lo aveva scritto Angela un paio di mesi fa: “Fè, leggili. Avrai delle piacevoli sorprese”. Il primo sussulto lo provo qui. Cade una foglia \ poi due poi niente \ si sfoglia intanto il platano accanto (pg. 48). Poi due poi niente. Poi due poi niente. Potrei continuare per pagine intere senza allontanarmi dal vero, credo di averci pensato per delle ore. L’attesa, il vuoto, l’infinito. Due foglie e poi il vuoto. Architetture spoglie \ campi di niente \ pettinati dal vento (pg. 49). Leggo gli haiku successivi ed è una rievocazione continua di ricordi e immagini sopite, ripescate da chissà dove. Ho dieci anni, papà si è accorto che io e i miei cugini abbiamo le scarpe sporche di terra, bagnate. Il gioco era tagliare un fiumiciattolo saltando su un percorso di sassi e cercando di non affondare i piedi nell’acqua; ci spostavamo in avanti, di lato, qualche volta tornavamo indietro per provare un’altra strada. Piccoli salti, combattuti tra una paura inconscia e il desiderio vivo di andare sempre un po’ oltre. Si accumula un cielo \ grigio azzurro \ all’orlo del tetto(pg. 55). Così Pierangela Rossi, piccoli salti avanti e indietro (Occhi spenti \ ha questo cielo \ color di foglia. Pg. 56 e 73), in diagonale, tra un haiku e il successivo (Su tutti i tetti \ si accumula un cielo \ grigio scuro. Pg. 75); sembra raccontare la stessa immagine, ma lo spostare anche solo di poco la visuale ne cambia la prospettiva. Dove io e miei cugini abbiamo chiaramente fallito (le scarpe fradicie, i rimproveri di mio padre), Pierangela Rossi riesce senza esitazione, aggiungendo nuovi tasselli, costruendo un mattoncino alla volta qualcosa di nuovo. È presto per il canto degli uccelli \ questo autunno \ sembra non finire mai. Il passare del tempo, l’alternarsi ciclico delle stagioni ritornano spesso e nel rileggere i versi ci si affeziona presto ai mesi che passano, agli odori della pioggia, ai colori delle foglie (Foglia gialla di platano \ la sola \ rimasta nel prato. Pg. 69), a una realtà composta essenzialmente da poche cose che la poetessa sceglie di raffigurare con un bagaglio di parole semplici, ma allo stesso tempo preziose. Sarà la notte \ una pupilla irrilevante \ nella parusia di luce (pg. 72). Ci si affeziona in particolare a una domanda. Mi piace pensare che la pronunci Euridice e che una risposta ogni volta diversa possa dare all’intera raccolta un senso nuovo.

Tu
non so in quale stagione
leggerai queste cose.

Pierangela-Rossi-Euridice-copertinapiatta
in apertura WakeUpAndSleep, Only Food

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