FELIX LUIS VIERA: la nostalgia del poeta, a cura di Gordiano Lupi

Alberto Cini, tecnica mista

FELIX LUIS VIERA: la nostalgia del poeta, a cura di Gordiano Lupi.

    

   

Ho già parlato in altre occasioni di Felix Luis Viera, uno dei più importanti scrittori cubani contemporanei, ma voglio tornarci sopra per presentare due liriche struggenti tratte dalla raccolta inedita La patria es una naranja.

Figlia mia è un canto d’amore alla figlia lontana, scritto nel 2000, quando la ragazza compie vent’anni, ma non è certo poesia d’occasione. Padre e figlia non sono insieme, non possiedono una torta per festeggiare, ma sono uniti soltanto dalla lontananza. Figlia mia è una lirica struggente e malinconica che presenta un barlume di speranza con l’immagine delle margherite che crescono in fondo al mare, soprattutto perché al mondo ci sono ancora persone che amano e curano le margherite. Non tutto è perduto, dunque. Se il presente è cupo, dobbiamo conservare una speranza per il futuro. Impossibile non leggere una valutazione politica tra le righe di una poesia sentimentale e nostalgica che racchiude tutto l’amore di un padre lontano.

Isola di Cuba, Patria è ancora più esplicita politicamente, perché presenta una decisa polemica nei confronti del cantautore Pablo Milanés, che mette in musica El poeta eres tu, una poesia di Miguel Barnet ispirata a Ernesto Guevara. Cuba, che porta nome di donna, è l’unico, possibile poeta. In futuro nessuno dovrà più permettersi di dire chi è il poeta. Un altro bersaglio di Viera sono i giullari del potere come lo scrittore uruguayano Mario Benedetti, che scrive una poesia lodando l’Isola perché “ci sono mulatte in ogni punto cardinale”, pubblicata nel libro El sur también existe e trasformata in canzone da Joan Manuel Serrat, che mostra Cuba come un manifesto turistico. Isola di Cuba, Patria è una lirica intrisa di profonda nostalgia per la terra natale, ma è anche un canto di ribellione contro i dittatori che l’hanno profanata e le troppe ingiustizie perpetrate.

Vi lascio alle liriche di Felix Luis Viera. GL

***

HIJA MÍA

Hija mía:

Cómo huye el tiempo:
hoy cumples 20 años.
Hoy, 20 de febrero del 2000,
cumples 20 años.
20 el 20 del 2 del 2000
y es domingo
(ésta es la cábala)
y no tenemos pastel
(sólo la distancia para celebrar).
Pero te tengo una sorpresa:
he revisado el fondo de los mares
y hay margaritas.
Sí, no debemos preocuparnos:
en el fondo de los mares hay margaritas
y hay allí personas que aman y cuidan a estas flores.
He revisado el fondo de los mares y hay margaritas.

Cuando yo me fui tú tenías 15 años.
Hace 5 años que no celebramos, juntos, tu cumpleaños.
Hoy otra vez no tenemos pastel de cumpleaños
(sólo la distancia para celebrar).
Hace 20 años naciste y yo te sentí hermosa como un canto que comienza
a nacer
y tu piel y tus cabellos recién acabados de llegar al mundo
eran como las postales que en la escuela de mi niñez
enseñaban las plantas del maíz madurado.

Hace 20 años naciste y nunca hemos tenido una pecera.
Y cuando naciste aún tu padre no creía posible que llegaría el día del terror:
entonces él se dedicaba a sembrar las luces en los inmensos aeropuertos
por donde entrarían las naves cargadas de luz.

Qué interminable ha sido el camino,
qué escabroso,
qué agotador.

Hoy cumples 20 años.

20 el 20 del 2 del 2000
y es domingo
y no tenemos pastel
ni estamos juntos
(sólo tenemos la distancia para celebrar).
Pero te tengo una sorpresa:
he revisado el fondo de los mares y hay margaritas.
Sí, no debemos preocuparnos:
en el fondo de los mares hay margaritas
y hay personas que cuidan y aman a estas flores.

He revisado el fondo de los mares y hay margaritas.

*

FIGLIA MIA

Figlia mia:

Come passa il tempo:
oggi compi 20 anni.
Oggi, 20 febbraio del 2000
compi 20 anni
20 il 20 del 2 del 2000
ed è domenica
(questa è la cabala)
e non abbiamo la torta
(solo la distanza per celebrare).
Ma ho in serbo una sorpresa:
ho perlustrato i fondali marini
e ci sono le margherite.
Sì, non dobbiamo preoccuparci:
nei fondali marini ci sono le margherite
e là ci sono persone che amano e curano questi fiori.
Ho perlustrato i fondali marini e ci sono le margherite.

Quando io me ne sono andato tu avevi 15 anni.
Sono cinque anni che non celebriamo, insieme, il tuo compleanno.
Oggi ancora una volta non abbiamo la torta di compleanno
(solo la distanza per celebrare).
Da vent’anni sei nata e io ti ho sentito bella come un canto che comincia a nascere
e la tua pelle e i tuoi capelli appena venuti al mondo
erano come le cartoline che nella scuola della mia infanzia
indicavano le piante del mais maturo.

Da vent’anni sei nata e non abbiamo mai avuto un acquario.
E quando sei nata ancora tuo padre non credeva possibile che arrivasse il giorno del terrore:
allora lui si dedicava a seminare le luci negli immensi aeroporti
da dove sarebbero entrate navi cariche di luci.

Che interminabile è stato il cammino,
che complicato,
che faticoso.

Oggi compi 20 anni.

20 il 20 del 2 del 2000
ed è domenica
e non abbiamo la torta
né siamo insieme
(solo abbiamo la distanza per celebrare).
Ma ho in serbo una sorpresa:
ho perlustrato i fondali marini e ci sono le margherite.
Sì, non dobbiamo preoccuparci:
nei fondali marini ci sono le margherite
e ci sono persone che curano e amano questi fiori.

Ho perlustrato i fondali marini e ci sono le margherite.

***

ISLA DE CUBA, PATRIA

Isla de Cuba, Patria,
cuántas guitarras han sido rotas en tu nombre
cuántos cuervos te han violado luego de haberte proclamado doncella
nuovamente
cuántas muchachas han mordido el polvo de su Sueño
luego de que el azulísimo mar se ha hecho rojo con la sangre de sus amores
cuántos niños han perdido sus globos bajo el trueno prometedor de la Justicia.

Isla, que jamás nadie vuelva a decir quien es el poeta, tú,
como tiene que ser, con nombre de mujer,
eres el poeta,
que otra vez nadie y jamás te llame verde cocodrilo
que otra vez nadie haga
en tu nombre y con tu propia linfa
las cuerdas que habrían de asfixiarte.

Cuántas gonorreas, cuántos cancro
han depositado en ti tus salvadores
cuántos blandiendo el rojo matiz de la poesía
han encadenado tus ojos, han
lanzado en aviones de papel la mentira de ti como una fruta plástica.

Isla, amor mío, sangre que no termina,
¿dónde te hallas en esta noche, dónde
que tus boleros no me alcanzan,
dónde que aquellas mujeres no me afierran los tímpanos con sus risas como
pájaros que estallan? ¿dónde los negros que no llegan acezantes, tautológicos,
serenos como sierpes en fuga?
¿dónde las negras que no me asaltan con sus culos como bastiones bíblicos?
Y ¿dónde? ¿dónde aquellas mulatas
que no se hallan precisamente “en todos los puntos cardinales”
sino donde sabemos que están los que sabemos? esas mulatas que algún
juglar fuereño habrá querido convertir en un afiche,
esas mulatas que bajo las nieves de los relámpagos consagran la hostia.

Dónde
amor mío
en esta noche cuando
me dueles en toda la boca
cuando
inútilmente
te busco en el lejano frío.

*

ISOLA DI CUBA, PATRIA

Isola di Cuba, Patria,

quante chitarre sono state rotte in tuo nome

quanti corvi ti hanno violata dopo averti proclamata donzella nuovamente

quante ragazze hanno morso la polvere del loro Sogno

dopo che l’azzurrissimo mare si è fatto rosso con il sangue dei loro amori

quanti bambini hanno perso i loro palloncini sotto il tuono garante di Giustizia.

 

Isola, che mai nessuno torni a dire chi è il poeta, tu,

come dev’essere, con nome di donna,

sei il poeta,

che un’altra volta nessuno mai ti chiami verde coccodrillo

che un’altra volta nessuno fabbrichi

in tuo nome e con la tua stessa linfa

le corde che finiranno per asfissiarti.

 

Quante gonorree, quanti cancri

hanno depositato in te i tuoi salvatori

quanti blandendo la rossa sfumatura della poesia

hanno incatenato i tuo occhi, hanno

lanciato in aerei di carta la menzogna di te come una frutta di plastica.

 

Isola, amore mio, sangue che non finisce,

dove ti trovi in questa notte? Dove

che i tuoi boleri non mi raggiungono?

Dove che quelle donne non mi afferrano i timpani con le loro risa come

uccelli che si scatenano? Dove i negri che non giungono ansimanti, tautologici,

sereni come serpi in fuga?

Dove le negre che non mi assaltano con i loro culi come bastioni biblici?

E dove? Dove quelle mulatte

che non si trovano proprio “in ogni punto cardinale”

tranne dove sappiamo che stanno coloro che sappiamo? quelle mulatte che qualche giullare del potere avrà voluto trasformare in un manifesto

quelle mulatte che sotto le nevi dei lampi consacrano l’ostia

 

Dove

amore mio

in questa notte quando

sento dolore in tutta la bocca

quando

inutilmente

ti cerco nel lontano freddo.

(Traduzioni di Gordiano Lupi)

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Félix Luis Viera nasce a Santa Clara, Cuba (18 agosto 1945). Pubblca le raccolte poetiche: Una melodía sin ton ni son bajo la lluvia (Premio David di Poesia della UNEAC, 1976 – Ediciones Unión, Cuba), Prefiero los que cantan (1988, Ediciones Unión, Cuba), Cada día muero 24 horas (Editorial Letras Cubanas, 1990), Y me han dolido los cuchillos (Editorial Capiro, Cuba, 1991) y Poemas de amor y de olvido (Editorial Capiro, Cuba, 1994). Pubblica le raccolte di racconti: Las llamas en el cielo (Ediciones Unión, Cuba, 1983), En el nombre del hijo (Premio della Crítica 1983 – Editorial Letras Cubanas – Nuova Edizione nel 1986) e Precio del amor (Editorial Letras Cubanas, 1990). Pubblica i romanzi: Con tu vestido blanco (Premio Nacional per il Romanzo della UNEAC 1987 e Premio della Crítica 1988. Ediciones Unión, Cuba), Serás comunista, pero te quiero (Ediciones Unión, Cuba, 1995), Un ciervo herido (Editorial Plaza Mayor, Puerto Rico, 2003) e il romanzo breve Inglaterra Hernández (Ediciones Universidad Veracruzana, 1997. Editorial Capiro, Cuba, 2002. Presto tradotta in italiano da Ilaria Gesi per le Edizioni Il Foglio Letterario).

Il suo libro di racconti Las llamas en el cielo è considerato un classico del genere nel suo paese. Molte sue creazioni sono state tradotte in diverse lingue e sono uscite in alcune antologie pubblicate a Cuba e all’estero. Nel suo paese natale ha ricevuto diversi premi per il suo lavoro in favore della cultura. Ha diretto la rivista Signos, di proiezione internazionale e dedicata alle tradizioni della cultura. In Italia lo conosciamo per il romanzo più recente, Un ciervo herido, uscito come Il lavoro vi farà uomini (L’Ancora del Mediterraneo), un lavoro interessante che affronta il tema delle UMAP (Unidades Militares de Ayuda a la Producción). Felix Luis Viera denuncia con lo strumento del romanzo la piaga dei campi di lavoro rieducativo, veri e propri campi di concentramento realizzati a Cuba nei primi anni Sessanta, dove venivano confinati omosessuali, sacerdoti, santeros, rockettari e antisociali di ogni tipo. Il romanzo è stato ben accolto da critica e pubblico, è stato per cinque mesi tra i libri più venduti di Miami, ha circolato in Spagna, Porto Rico, Messico, Italia e altri paesi. Mi sono occupato de Il lavoro vi farà uomini con un’apposita recensione e in questa sede non posso che rimandare alla lettura. Felix Luis Viera sta per pubblicare il romanzo El corazón del rey, che racconta i primi passi della instaurazione del socialismo a Cuba, negli anni Sessanta, ma non abbandona la poesia e lavora alla raccolta La patria es una naranja, ispirata alla nostalgia per la terra natale e alla vita in Messico dal 1995. Le poesie presentate sono tratte da questa raccolta inedita e rappresentano un lavoro in via di elaborazione.

                    

Alberto Cini, tecnica mista
Alberto Cini, tecnica mista

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