Fucina di Utopie di Maria Grazia Di Biagio

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Fucina di Utopie di Maria Grazia Di Biagio.

   

   

Proviamo a immaginare come sarebbe il mondo se l’uomo non fosse dotato di una qualità essenziale: l’immaginazione, madre di tutti i talenti.

Che ne sarebbe stato di tutta la nostra filosofia, da Platone a Tommaso Moro a Mannheim, se l’uomo non avesse avuto la straordinaria capacità intellettiva di rielaborare il dato sensibile della realtà a favore di una visione potenzialmente migliore di essa?

Quale progresso scientifico sarebbe stato possibile senza quella che Malebranche definiva “la pazza di casa”? Secondo Einstein, nessuno, in quanto “L’immaginazione è più importante della conoscenza. La conoscenza è limitata, l’immaginazione abbraccia il mondo stimolando il progresso, dando vita all’evoluzione”.

L’uomo deve tutto, finanche il proprio equilibrio psico-fisico,  alla capacità innata di rappresentarsi cose non presenti nella sola esperienza sensoriale del “qui e ora”, immaginando un mondo perfetto, dove ingiustizie, iniquità, frustrazioni non esistono, un mondo ideale che risponde al nome di “Utopia”. Si pensi, ad esempio, alla funzione compensatoria del sogno o all’energia che ci pervade quando tendiamo alla realizzazione di un desiderio.

Questo luogo che non c’è, dal greco ou-topos ma anche, secondo Diego Fusaro, inteso nella accezione equivalente latina di eu- topia (giardino felice dove regna il bene) è frutto dell’energia creatrice dell’immaginazione, è creazione e dunque,  poiesis. Ma, ben oltre dall’essere mera creazione di un “non luogo”, di un luogo ideale che non è e che mai sarà, alla poesia  competono lo sguardo lucido e lungo dato da una posizione di distanza necessaria, e una visione profetica  che ne consegue, quella che portò Astolfo a recuperare il senno di Orlando sulla luna, o Alì dagli occhi azzurri  a sbarcare a Crotone o a Palmi in tempi non sospetti.

Non vi sono dubbi sull’importanza del ruolo che l’arte, in tutte le sue forme, ha rivestito e riveste da sempre nella vita del singolo e nella storia dell’uomo. Compito, seppure spesso involontario dell’arte è testimoniare il proprio tempo, sua responsabilità talvolta inconsapevole, condizionarne gli eventi. Una fetta cospicua di questa responsabilità è da attribuirsi alla letteratura, in virtù dell’immediatezza della sua funzione comunicativa, pertanto è da ritenersi più che legittimo porsi la questione su quale sia la modalità o la strategia migliore da attuare affinché la poesia torni ad essere veicolo dei germi di valori nuovi o vecchi di millenni ma perduti. Se sia più appropriato perseguire la via della poesia civile, politicamente impegnata e schierata, o della poesia introspettiva, volta a cogliere e partecipare all’altro la percezione di uno stato dell’essere che ci accomuna, questo è il dilemma.

Probabilmente entrambi gli approcci sono giusti e possono convivere, perché il poeta è sempre e in ogni caso la cartina di tornasole del mondo in cui vive, assorbe gli umori dall’ambiente circostante dandone una trasduzione cromatica e i colori che ne risultano non sono mai soltanto il blu o il rosso, ma una gamma infinita di sfumature.

A ben vedere, su qualsiasi tema si voglia scrivere, scopriremo che c’è già qualcuno che l’ha fatto prima e se non ci fossero infiniti modi per esprimere uno stesso pensiero, la letteratura non avrebbe più ragione di essere. Essendo ogni lingua una cosa viva, essa si evolve, muta, si accresce di nuovi lessemi e contaminazioni; sta al poeta sperimentare, operare o semplicemente seguire l’evoluzione   della lingua, dare nuovo senso alla parola, ripercorrendone l’etimologia per poterla poi plasmare, arricchirla di significato e porgerla all’uomo suo contemporaneo.

Sono passati due secoli da quando Goethe asseriva: “Tutto ciò che è intelligente è già stato pensato; basta cercare di pensarlo di nuovo”. Se siamo qui a discuterne, ci stiamo lavorando, se la poesia riuscirà a salvarci dall’alienazione, questa, una buona utopia da rilanciare.

                           

sogni (yume) - akira kurosawa
sogni (yume) – akira kurosawa

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