Hairesis di Francesco Marotta, note di lettura di Miriam Bruni

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Hairesis di Francesco Marotta, Terra d’Ulivi edizioni, 2016, note di lettura di Miriam Bruni.

    

    

Ogni libro ci procura sensazioni, pensieri, reazioni differenti. Anche a seconda del momento in cui ci accostiamo ad esso e gli diamo attenzione. La poesia non è per tutti i momenti, certamente non lo è quella di Francesco Marotta. Mi ha dato “del filo da torcere” ad una prima lettura! La poesia seria non è un brodo pronto che occorre semplicemente mettere sul fuoco, ma “un ponte di croci gettato sull’abisso” (pag.5) che spesso richiede uno stato interiore di discreta pace, disponibilità, ricettività. Non si riesce a trasportare borse pesanti e – se scroscia improvvisa la pioggia – ad aprire e usare anche l’ombrello, continuando a camminare. Non ho potuto gustare subito questo  “cibo”, perchè avevo la mente divorata dall’ansia per circostanze mie personali. La sensazione dominante è stata in un primo tempo di “affaticamento” e inintelligibilità, come quando si osserva un po‘ spauriti e angustiati un cielo notturno in cerca del conforto di qualche stella, ma già alla seconda lettura la mia vista si era “abituata” a quel buio che è in realtà un buio di miniera, e sono risalita in superficie con le braccia colme di “metalli preziosi“. Il cammino è illuminato e intervallato da “fiaccole” sotterranee, termini ripresi e ripetuti in diversi contesti che vanno piano piano a costruire una sorta di arcipelago di significati attorno a cui vive e si agita il sommo oceano del Tempo e del Vivere così come l’autore ce li trasmette in quest‘opera. Si tratta di termini ricorrenti, come “sguardi”, “ricordo”, “seme”, ”sabbia”, ”nomi”, “alfabeto”, ma anche di parole molto forti e dense di simbologie e suggestioni come “sangue”, “sete”, “spine”, “sutura”, “pupille”.

           lo schedario trabocca di volti ho perduto
la chiave   declino slabbrate parole correggo un accenno di canto (pag.30)

Libertà è amarti a sommo d’inquietudini
annodarsi di spasimi in fili di sutura   immergersi (e svanire)
nel sangue che gocciola parole
dalle piume di chi ha ripreso

                                               il volo (pag.10)

Hairesis ha un tono altamente onirico, oracolare e surrealista: sono questi i tratti che maggiormente mi sento di dover sottolineare. Un tono che non fa sconti e non facilita l’incursione altrui soprattutto se ci si pone di fronte a questo libro con una qualsivoglia pretesa di chiarezza, pragmatismo e oggetti ben definiti. C’è il grosso rischio, in questo caso, di stancarsi e perdere “l’appuntamento” con la poesia. Si potrebbe qui aprire una riflessione interessante su come debba o possa essere il fruitore ideale di un testo poetico, ma ci porterebbe lontano. Posso però affermare di aver fatto concreta esperienza di quello che comunemente viene definito l’elitarismo della poesia, la selettività che le compete: li si deve effettivamente al “come”, non al “cosa”! Anche se vi sono  ovviamente  moltissimi autori di poesie che hanno e intendono coltivare uno stile di altro tipo, e anche in questo risiede la ricchezza della Poesia.

Francesco Marotta è come se desse qui voce ad una “mostra di parole” che non è né soliloquio né dialogo, non è conversazione tra amici né contrattazione d’affari o riunione di lavoro. Una mostra straripante di belle rime ed assonanze, che si svolge “quando il chiarore crolla in un concilio d’ombre” (pag.37) e sotto la spinta di sollecitazioni per contatto, immagini e suoni che si allacciano ad elementi a volte affini, altre volte invece così contrastanti da procurare domande su domande, esclamazioni/interrogazioni interiori che restano perlopiù senza risposta. Questo “lungo dettato poetico”, infatti, così stratificato e denso, così ansioso di dire qualcosa che resta tuttavia “inudibile” (cfr.pag.48 e 73) si presenta non solo contenutisticamente complesso, ma anche sulla pagina assume forme spudoratamente libere e a volte apparentemente arbitrarie. L‘autore  sceglie di utilizzare pochissimo la punteggiatura canonica, le maiuscole ed anche la regolarità di spazio tra singole parole. Ricorre invece al corsivo e alle parentesi, quasi a complicare ulteriormente una descrizione di luoghi ed eventi di già non facile interpretazione. Il discorso pare sempre sgorgare “in medias res”, e assomiglia molto, a mio parere, a quelle parole senza voce che ciascuno di noi rivolge a se stesso – o sente rivolte a se stesso – e che appartegono a quell’inter-mundo che mescola inscindibilmente razionalità e irrazionalità, concretezza e surrealismo quotidiano, complessità del “vissuto soggettivo” e ricerca di un filo di senso cui consegnare le proprie giornate e attività, da quelle più visibili ed esterne, a quelle più inosservate ed intime, fino a che sanguinano anche i sogni/ fino a che l’immagine fiorisce in echi di sorgente (pag.75)

Una raccolta poetica, questa di Marotta, che non censura le ferite, l’oblio, le arsure e aridità dell’esistenza, ma sa però soffermarsi anche sulla leggerezza e italità dell’infanzia :

Ora che il calore delle tue dita illumina a giorno
Il mio passato –
lo libera dall’abbraccio delle sabbie (pag.63)

imparo ad albeggiare
come il tuo respiro che straripa di pollini,
di giorni
(pag.62)

E a dichiarare che sì, nonostante l’era glaciale “prossima a venire” (pag.49) ci sarà qualche gesto un solco più fondo/un fiore nell’implume materia/sutura di un grido/un accento di luce scampato a fluenze/di lacrime/e/merce. (pag.34)

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2 thoughts on “Hairesis di Francesco Marotta, note di lettura di Miriam Bruni”

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