Historia medica, inediti di Roberto Fassina

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Historia Medica (in nomine diagnosi et prognosi), inediti di Roberto Fassina con una nota dell’autore.

     

     

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Roberto Fassina

Roberto Fassina è nato a Curtarolo (Padova) il 18/12/50. Dopo la maturità classica, conseguita nel 1968 presso il Collegio Salesiano Manfredini di Este, si è iscritto alla Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Padova, dove si è laureato nel 1975 e poi specializzato in Ginecologia nel 1979. Dal 1979 vive e lavora a Curtarolo come Medico di Famiglia.
Nel 1991 ha pubblicato “Nihilissimo Canto” (poesia) per i tipi delle Edizioni del Leone di Venezia. In quel periodo ha collaborato con poesie e racconti nella rivista milanese ‘Alla Bottega’.
Nel 1998 ha pubblicato il romanzo “Equazione Ultima”per i tipi delle Edizioni Amadeus di Treviso.
Nel 2003 ha pubblicato la silloge poetica “pesca sabèa” con la Casa Editrice ‘all’antico mercato saraceno’, di Treviso. Sue poesie sono presenti in varie antologie poetiche.
Suoi testi teatrali satirici, aventi per oggetto il mondo medico, sono stati rappresentati a Piove di Sacco e a Padova, nel 2005, nel 2006, nel 2007, nel 2012 e nel 2016.
Nel 2011 ha pubblicato la raccolta poetica “Tangheide – lapsus in fabula” con la Casa Editrice ‘all’antico mercato saraceno’, di Treviso.
Nel 2015 ha pubblicato il romanzo “Il pensiero verticale” per i tipi di Ibiskos Editrice Risolo di Firenze.
Scrive saggi e note critiche nella pagina culturale del Bollettino dell’Ordine dei Medici di Padova.

    

Negli ultimi anni ho scritto dei testi teatrali satirici, rappresentati poi qui a Padova e a Piove di Sacco, su argomenti inerenti la medicina, i medici, i procedimenti diagnostici e il rapporto medico-paziente… modificato dall’intermediazione della tecnologia (computer, smartphone, internet, ecc.).
Un giorno il mio mentore Carlo Rao, raffinato poeta e linguista, nonché pittore, mi ha suggerito di portare in versi tutto il materiale ‘teatrale’ che avevo a disposizione sulla metodologia diagnostica: cosa che al momento mi ha fatto tremare le ginocchia, ma poi, fidandomi di lui e del suo intuito, ho provato ad affrontare con passione e impegno.
Il risultato è un poemetto ormai quasi terminato, da cui ho estratto i testi qui presentati.
Non uso endecasillabi, poiché li ritengo versi ‘nobili’ inadatti a questa nostra società imbarbarita e de-culturata. Uso invece settenari, versi ‘franti’…, derivati meno nobili degli stessi endecasillabi, che mi sembrano più consoni alla nostra attuale realtà, vissuta di corsa, tra mille impegni, col fiato sul collo, ‘disarmonica’, ‘spezzata’, schizofrenica.
I versi ‘parentetici’ (a volte anche ‘liberi’) sono invece una specie di contro-canto in sordina, un coro in sottofondo che commenta o semplicemente osserva pensoso.
L’intero poemetto è composto da una sessantina di composizioni, e richiama quelli che, a mio parere, sono stati i ‘Grandi’ della Medicina, ed è organizzato in cinque sessioni:

  1. Dal mytos al logos (…o dei vagiti greco-romani della medicina)
  2. Dal logos all’experimento (…o del cadavere e dell’anatomia fisiologica, fino al ‘500)
  3. Dall’experimento alla clinica (…o dal cadavere all’ammalato… fino più o meno all’ ‘800), che comprende le medicine ‘non-convenzionali’
  4. Dalla clinica alla tecnologia (…o dall’Arte al rigore metodologico… fino ad oggi)
  5. “In meo parvulo horto” (… o dal metodo rigoroso all’empatia creativa) dove, per concludere, parlo della mia esperienza personale.

La difficoltà linguistica maggiore è stata quella di ‘calare’ il testo in quel determinato periodo storico, usando un linguaggio a volte ‘alto’, a volte ‘di frontiera’ (ossia di ricerca formale), a volte discorsivo. RF

     

da Historia Medica (in nomine diagnosi et prognosi)

      

Beppe barbiere

Lu cancro se lo mangia
de fegato et pulmone

Lu porcuto maligno
Molesto pervenuto senza busso

Vampiresco moderno terminetor
Caballo lestofante

Di Troia infidi achei
S’ingroppano da dentro.

Con rabbia sofferente e dignitosa
Ingobba il vecchio fante di trincea

Beppe barbiere e decorato
Intemerato partigiano a fine

Corsa, esausta carne sfatta
Marciuto frutto senza scorta

Mi porge esami sanguinanti
Di fede imperitura

Cachettico lo sguardo
Parola franca attende

Le labbra oracolari
Che smatassino il nulla della vita

(Oramai ke voi che faccia
kisto povero dottore onnipotente?)

*

Eugenetica

Clonando cloni nani
Di pecore et humani

Novelli dèi prometei
Del fare ad ogni costo

Quel che si può si deve
D’ etica orbata scienza

Sepolto il dio nietzschiano
Decollato il freudiano padre,

(Aporìe di carbonio
Gettate nel quantico fondo 

dell’essere, alla ventura
divini orfani confusi)

Il mero desiderio
Di vivere in eterno

In-corruttibili e in-sepolti
Da paradiso e inferno liberati.

*

Maria la Tortora

Cauta e lenta addiviene
Maria la Tortora

Cazzuta quasi centenaria
spirito arguto e fiero

Gagliarda femmenella arranca
L’ossuta verga bagolina

Piegata ma non franta si lamenta
dell’agra vita e acciacchi vari

(kella virgulta donna e bella
in molti lidi galoppava

in illo tempore vissuto
macumba caballera)

sine tema s’andava
di corte in corte ai balli

finendo tra la paglia
ridente e generoso il ventre

ribelle in giarrettiera
a dare vita al mondo e a sé.

Ora mi chiede la pozione
In gocce “vigoril”

(per campare ancora di straforo
in culo alla ‘puzzona’)

*

Paracelso (….o dello Lutero medico, che onora la saggezza delle donne)

Domina donna
Polposa et bona

Di saggezza dogliosa et plena
Appo di te la giusta vita

Disiosa et generosa
Mater d’incantamenti

Alchemiche pozioni centellate
Mischiute et ingollate

De salubri germogli
Dragoncello et melissa

(similia similibus
iperica Natura)

Di solfo mercuriale
Lapillico di sale

Il ventre tuo diletto
Recipiens loco delizioso

Armoniosa-mente descripto
Laudato et intemerato

In tota foemina matrix misteria
Perfettissimo balsamo

(amor medicinae princeps)

*

SEMMELWEIS (…o il santo delle donne)

Santo santo è colui
che il mite rito del lavabo impose

Le mani candide
Divine e martoriate

D’invidia cieca
E d’insipienza,

Le febbri puerperali
in quel di Vienna

mortifere autopsie
de causa prima.

Forastico in carattere
in tronco licenziato

disparuto e incagnato
et censurato

et etiam obliàto
da li doctori tutti luminari

la mente guasta e sola
in gola d’ Ate la beffarda

sfatti li sensi
e la ragione aliena

crudele paranoia
requiescat in pace.

*

       

Demetrio Polimeno, Esplorazioni urbane n. 31 2017
Demetrio Polimeno, Esplorazioni urbane n. 31-2017

One thought on “Historia medica, inediti di Roberto Fassina”

  1. Ho avuto modo di ascoltare alcune poesia di Fassina dalla viva voce dell’autore al Forum Anterem. Già in quell’occasione l’ho apprezzata per l’originalità. Colpiscono il melange linguistico, l’efficacia della dizione ed il sottile velo di ironia, quasi sarcastico, a sdrammatizzare l’imbarazzante fragilità di noi tutti come uomini.

Gentile lettore, all'autore di questo articolo farà molto piacere se vorrai lasciare un commento.

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