I confini dell’oasi di Alberto Cini

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Una raccolta di poesie inedite, dal titolo “I confini dell’oasi”, perchè?

di Alberto Cini.

   

    

“Oasi” non è un luogo esotico, ma un ristoro nella metropoli cittadina di Bologna, frequentata da ragazze e ragazzi adolescenti.
Oasi è un centro socioeducativo del Comune di Bologna dove lavoro come educatore. Superficialmente si vede un doposcuola, sotto a questa superficie si offrono possibilità evolutive, alla vita di chiunque lo frequenti.
Il lavoro dell’educatore come quello dello scrittore, assomiglia ad un pozzo per l’acqua, ne vedi bene le parti illuminate, poi continua e si perde nella profondità, ma continua… continua nel buio fino a raggiungere la falda che dona quella sostanza che ci nutre quotidianamente. Bisogna portare alla luce la sostanza primaria e Il lavoro dello scrittore e dell’educatore è maieutico per antonomasia.
In questo contesto si è sviluppata questa opera di poesia. Ho fatto della poesia uno strumento di lavoro, credo che raggiungere il linguaggio poetico, per una persona, sia anche una tecnica per autoeducarsi e di rapportarsi al mondo attraverso la parola, la parola che dice, che pensa, che dichiara, che condivide e che fa conoscere i fiumi interni esistenziali che danno senso della vita.
Ho scritto durante, prima o subito dopo, il tempo di lavoro. Ho scritto con i ragazzi, ho condiviso con loro la via poetica, per descrivere ciò che accadeva in quel luogo. Un esperimento di poesia condivisa, durata un anno. Un “non laboratorio”.
Qualcuno ha vissuto il piacere di ascoltare, altri il piacere di leggere. Qualcuno ha chiesto di potersele portare a casa, quei fogli di parole, per metterle sul muro, altri hanno affermato la curiosità di essere all’interno della poesia, essere citati, essere l’oggetto. Qualcuno si è messo a scrivere e continua a camminare per la via della poesia. Ogniuno di fronte alla poesia, così come si vuole, liberamente,  con un poeta senza pretese a disposizione. Un’ esplorazione dove l’archetipo dell’atto poetico era presente, trovando un medium nella presenza educativa, la poesia si è manifestata come pedagogica, e cultura, poetica, educazione si mescolavano nella quotidianità, lasciando poeti adulti e adolescenti, comunicare tra loro, lontano dai poli rigidi o perduti offerti dalla nostra società, come soluzione alla sopravvivenza. I poli del dentro o fuori, del sufficiente o insufficiente. Poesia lontana dalla scuola didattica, dai compiti scolastici, dalla strada inospitale, dai consumi di sostanze.

A. che gioca a pallacanestro

Le sue mani sono rami in inverno,
i suoi occhi
sono germogli in serra,
la sua palla
é un frutto ancora acerbo
il canestro
é la sua bocca alta,
il gioco
è il suo ventre bambino

Versailles

Ero adolescente
come un cavallo in attesa
Mia madre mi portò nella sala degli specchi
del palazzo di Versailles
Allora non immaginavo che un giorno
sarei stato il sole obliquo
Re di me stesso.
Avrei lavorato con adolescenti
in una piccola sala  degli specchi
in palazzo nobile a Bologna
Ora in questa grande stanza
siamo specchi ambulanti
che guizzano come pesci in un acquario
con le pareti d’intonaco
L’acqua é un sentimento
l’ossigeno un’emozione
entrambi limpidi e trasparenti
inconsapevoli del riflesso
Confusa invece
è la propria immagine
vista nello sguardo nell’altro
Passa la Senna in via Riva di Reno

Scritte sulle cose

Leggiamo. . .
I muri sono pagine
squarciate dalle finestre
come sintesi del visibile.
“Sei grande by Titty”.
I muri sono fogli
sfiorati per sbaglio
da un vento profeta.
“Merda la scuola”.
I muri sono carta
strappata al suo destino
da un gesto castigato.
“vaffanculo te!”
I muri sono lembi
di lettere cucite
da una fedeltà scarlatta.
“Chicco ti amo”.

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