I ragazzi di Fedez, “editoriale” di Claudia Zironi

Ivo Mosele, L'aura serena

I ragazzi di Fedez, “editoriale” di Claudia Zironi.

    

    

Una generazione perfetta che farà dell’imperfezione una rivoluzione, voluti sani-belli-curati-vaccinati leggeri-intelligenti-formati alti-magri-biondi-slavati ma soprattutto selezionati, nazisticamente creati, preziosi figli-unici elevati a simboli di status, reclamizzati, sventolati come vessilli genetici scampati all’aborto selettivo dei sobborghi. Voluti e allevati nella competizione, come si addice ai cavalli di razza, nel garage delle auto di lusso, tra le moto da crociera e le passerelle della moda pret-a-porter, nella scuola di magia di Harry Potter. Conferiti dei titoli nobiliari di improbabili casate Costa-mcs, Piccolosimi-vini-cocacola, Chrysler-elkan, Tim-trenitalia-eni, assolti dall’ateismo e dalla fede, dal rispetto e dai maestri, allontanati con scherno dalla politica e dalla filosofia: tanti piccoli ingegnerini pronti a salire sull’altare della tecnocrazia a offrire i fiori e i frutti dei loro “pensieri”.

Scorrono lacrime di commozione, si spandono i sorrisi, le nonne in visibilio regalano in spiaggia foto autografate dei nipoti, i nonni si accendono un sigaro elettronico, le madri rinunciano al posto di lavoro per lasciarlo agli under 30 – al 30 per cento del salario che prendono loro – i padri si suicidano per non riscuotere la pensione per non gravare sugli oneri sociali, un trionfo nella guerra generazionale, i dubbi si autocensurano nella società ideale, Cartesio arrossisce di vergogna e si confina in un cimitero anni ’70 di qualche abbandonata zona industriale, prende fuoco la vittoria alata.

Il versante abbacinante della sofferenza: un genitore biologico preoccupato non ha ricevuto il fido per il villaggio turistico in Sicilia e si chiede se le sue piccole modelle di 5 e 6 anni celiache e iperattive riusciranno a godere ugualmente della vacanza agostana, seppur in appartamento. Senza la baby-dance e senza l’animatore.

Belli bellissimi, assuefatti al divertimentificio, fatti fattissimi dal collo piegato, la smorfia del vizio sintetico, l’occhio strabico, la magrezza anoressica e tatuata, il muscolo gonfiato, il debito primigenio – di 50.000 euro circa per ciascuno, fin dalla nascita, per cominciare – la colpa, il peccato originale quantificato: la quotazione delle mele alla borsa di Milano.

Un guizzo d’attenzione davanti allo schermo all’apparire di Fedez tra barconi affondati e terrorismo di largo consumo.

Tutti usciti pronti dalla fabbrica – dell’infelicità – dell’imbecillità – tutti pronti per la caduta dal proscenio.

            

Ivo Mosele, L'aura serena
Ivo Mosele, L’aura serena

 

6 thoughts on “I ragazzi di Fedez, “editoriale” di Claudia Zironi”

  1. Cara Claudia Zironi il tuo articolo è vero, perché descrive il nostro “superficiale”. Riconoscere nelle tue parole le mie stesse impressioni e riflessioni mi ha ancora di più sconvolto perché ho chiarito ciò che finora definivo “confusione”. Grazie Claudia

    1. Caro Ivo, grazie per la tua lettura. A me hanno dato una sensazione chiarificatrice le tue immagini: ho visto concretamente e mirabilmente rappresentati sogni e inquietudini che mi appartengono. Sei un incontro, artistico per ora, spero presto anche personale, molto arricchente. Spesso ho pensato che Silvia avesse con se’ dai tempi del liceo un bagaglio di gioielli preziosi e ne comprendo bene il motivo ora che conosco te e Enio Sartori. CZ

    1. Caro Giuseppe, grazie per questo commento. Ero molto indecisa se dare visibilità a questo scritto, davvero grottesco, la cui idea fondante viene dall’esasperazione. Ma certe cose prima o poi qualcuno le deve pur dire… Un abbraccio. CZ

  2. E’ una mostra delle atrocità che sarebbe piaciuta a James Ballard e che nell’elencare in maniera progressiva e sintetica le storture di questo tempo beffardo raccoglie le premonizioni pasoliniane sullo sfacelo antropologico della nostra epoca. Invece di analizzare con piglio saggistico la realtà, basta leggere qualche assurda notizia on line, raccattare immagini dell’immenso Frankenstein creato con tante piccole parti a volte in clamorosa contrapposizione fra di loro. Una volta in contraddizione! Ora la macchina dello spettacolo sta triturando e appianando tutto. Fedez canta comunisti con i rolex e vuole contestare il sistema che lo ha fatto nascere e progredire. Ma già ai suoi tempi Malcom McLaren definiva il punk come la più grande truffa eversiva mai escogitata. Discorsi sulla povera gente che muore soffocata nella sentina dei barconi e poi via a respirare l’aria buona sugli yacht che veleggiano dall’altra parte del Mediterraneo, che è come dire, the dark side of the moon. La gente butta plastica in mare, i pesci la mangiano e diventano come quelli finti dei luna-park, gli uomini mangiano e vivono tutta la loro vita come in un gigantesco parco dei divertimenti! Catena alimentare, gente di plastica, desideri omogeneizzati. La denuncia più forte spesso arriva dalla capacità sintetica di un poeta e non dalla borioso/noiosa di un giornalista ben stipendiato.

Gentile lettore, all'autore di questo articolo farà molto piacere se vorrai lasciare un commento.

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