Il «divenire-donna». Soggettività ed etica postumana. Di Roberta Sireno

Marguerite Gerard, _risultato

Il «divenire-donna». Soggettività ed etica postumana. Di Roberta Sireno.

   

   

«Lo scrivere non ha un fine in se stesso,
proprio perché la vita non è qualcosa di personale.
O meglio: lo scopo della scrittura
è quello di portare la vita allo stato di una
potenza non personale.»
(Deleuze e Parnet, Conversazioni)

   

In questa mia breve riflessione che ruota intorno alla domanda «Esiste oggi la poesia femminile?» mi preme sottolineare che, la questione stessa, conserva al proprio interno una volontà di definizione e di categorizzazione. Domande frequenti, come ad esempio, «Esiste oggi la poesia civile?», illustrano una tendenza a cristallizzare il territorio ricco e variegato della poesia. Perché ancora oggi si pongono queste domande?

La scomparsa di confini certi nell’esperienza poetica è, a mio parere, il presupposto necessario all’allargamento del proprio campo di percezione. Anche la scomparsa di un soggetto unitario che si pone la domanda «Esiste oggi la poesia femminile?», è un processo che vuole un’espansione del sé, abolendo la teoria dualista dell’interazione soggetto e oggetto, natura e cultura. I confini tra le categorie del naturale e del culturale sono ormai spostati e sfumati dai nuovi cambiamenti storici, antropologici, scientifici e tecnologici. La domanda «Esiste oggi la poesia femminile?», inoltre, implica come oggetto della domanda un soggetto femminile che scrive poesia.

Il problema intorno cui si pongono queste domande è, dunque, quello di un soggetto visto da un punto di vista ancora «umanista»: un soggetto che si inserisce nella logica binaria dell’identità e dell’alterità, e dove la nozione di differenza è centrale per questo tipo di atteggiamento difensivo. Le parole e le cose (1967) di Michel Foucault annuncia una critica innovativa contro lo spettro dell’Umanesimo: l’antiumanesimo di Foucault, e quindi, «la morte dell’uomo» che formalizza una crisi epistemologica e morale, è, a mio parere, un’importante risorsa per elaborare un nuovo tipo di pensiero, un nuovo tipo di soggetto che sente e scrive la poesia. Occorre un movimento decostruttivo sia all’interno della nozione tradizionale di Uomo quanto in quella di secondo sesso, di donna, in nome di un’intrinseca complessità e fluidità. Il postumano (2013) di Rosi Braidotti illustra questa soggettività complessa, non più unitaria ma «nomade», e che si inserisce in una molteplicità di flussi del «divenire», privilegiando le forme di interconnessione e di proliferazione. Occorrono, dunque, nuovi strumenti euristici adatti alla complessità e alle contraddizioni dei nostri tempi. Occorrono nuove domande, occorre una nuova creatività intellettuale che tiene conto di questi soggetti o forme di presenza che superano i regimi di controllo dei corpi, del genere e della sessualità per diventare affermativi, trasposti e fluidi. Non possiamo più parlare di un soggetto femminile o maschile, bensì di un «divenire-donna» che supera i dualismi di mascolinità/femminilità per una visione più estesa, vitalista e trasversale del soggetto: un soggetto, appunto, postumano e minoritario, che fa esplodere categorie mentali, sociali e sessuali, e che abbandona l’individualismo umanista. Il «divenire-donna» è l’inseguire di un impulso di vita e di desiderio, è la pratica di una potentia affermativa, sincronica e fluttuante che coinvolge ogni persona. E la domanda «Esiste oggi la poesia femminile?» perde la sua funzione locutiva nel momento in cui la poesia si inserisce in questo attivo spazio del divenire, produttivo di nuovi significati, nuovi soggetti e nuovi mondi: la scrittura diventa una forza nomade e trasversale.

Abbiamo bisogno, dunque, di riscoprire le nozione di complessità sessuale, con un approccio postantropocentrico che mostri la non-unitarietà del soggetto, cui segue la non-unitarietà delle domande. Tale esodo antropologico è molto difficile dal momento che può implicare un senso di perdita, di sofferenza e di nostalgia: la disidentificazione e la defamilirizzazione comportano la perdita delle abitudini care al pensiero umanista. Abbiamo bisogno, dunque, di un’etica della ricerca che esiga rispetto per la complessità della vita reale del mondo in cui viviamo, e che superi il modello umanista per dirigersi verso un’intensa forma di interdisciplinarietà, trasversalità e di andirivieni continui tra differenti discorsi.

                             

Marguerite Gerard, l'artista ritrae una musicista, 1803 - in apertura Il pranzo del gatto
Marguerite Gerard, l’artista ritrae una musicista, 1803 – in apertura Il pranzo del gatto

One thought on “Il «divenire-donna». Soggettività ed etica postumana. Di Roberta Sireno”

  1. Nessrin Abdalla. Una donna della minoranza. Prima di imbracciare il fucile, è stata una giornalista. Ora è divenuta una combattente. Una combattente curda e comandante di una maggioranza di minoranze (singolarità-plurali di uomini e donne eterogenee che hanno creato e creano linee di fuga rispetto al modello identitario-maggioritario). Una donna-minore la cui potenza è divenuta “macchina da guerra”, gruppo-minore e forze di de-territorializzazione nomadi che attaccano la barbarie della forza militare del fondamentalismo dell’Is e del misoginismo religioso-politico-terroristico dei suoi maschi.
    Nessrin Abdalla, il divenire di una singolarità donna-minore come identità combattente e rivoluzionaria contro l’oppressione individuale e collettiva del biopotere.
    Nessrin Abdalla, il divenire arte-azione della poesi-azione vs le contro-tendenze che bloccano i processi del divenire plurale e moltitudine di singolarità in movimento nomade in campo. La posizione che la guerra e la guerriglia ri-definisce in maniera poeticamente e permanentemente processuale. Un divenire-identità “macchina da guerra” che la poesia (la poesia delle donne, la poesia degli uomini) può solo sostenere e non ostacolare. Oltre l’identità di genere e del “personale”, la potenza dei corpi e del desiderio come aumento della gioia d’esser-ci dell’impersonale noi (“io noi”).

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