Il gatto rosso, poesie di Stelvio Di Spigno

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Il gatto rosso, poesie di Stelvio Di Spigno.

    

    

Stelvio Di Spigno vive a Napoli dove è nato nel 1975. È laureato e addottorato in Letteratura Italiana presso l’Università “l’Orientale” di Napoli. Ha scritto la monografia Le “Memorie della mia vita” di Giacomo Leopardi – Analisi psicologica cognitivo-comportamentale (L’Orientale Editrice, Napoli 2007). Ha collaborato all’annuario critico “I Limoni” con recensioni e note sotto la guida di Giuliano Manacorda. Per la poesia, ha pubblicato la silloge Il mattino della scelta in Poesia contemporanea. Settimo quaderno italiano, a cura di Franco Buffoni (Marcos y Marcos, Milano 2001), i volumi di versi Mattinale (Sometti, Mantova 2002, Premio Andes; 2a ed. accresciuta, Caramanica, Marina di Minturno 2006), Formazione del bianco, (Manni, Lecce 2007, Premio Sandro Penna), La nudità (Pequod, Ancona 2010), Qualcosa di inabitato, con Carla Saracino (EDB, Milano 2013). Il suo ultimo libro, Fermata del tempo, (Marcos Y Marcos, Milano 2015) ha ottenuto il Premio Nazionale di Calabria e Basilicata.

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Il gatto rosso
Ospedaletto d’Alpinolo, estate 1991

Ho una foto dove il nostro vecchio gatto è chiarissimo,
forse per effetto della notte e del flash,
e i mogani della porta d’ingresso mi riportano
alla mente i boschi dell’Irpinia, dove siamo stati
insieme al soriano dei nostri desideri.

Così è la memoria,
più visione che ricordo;
le palpebre si chiudono e le sfiora
un sonno chissà quanto lontano, forse
venuto a noi da un altro mondo a chiarirci un senso
pieno d’immagini, di me, di noi, quando eravamo
ancora uniti.

     

Da Formazione del bianco, Manni, Lecce 2007.

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Il coniglio di casa

Mi abituerò a vedere la gabbietta vuota
dove facevi le tue evoluzioni
perché va detto che anche un coniglio molle,
come diceva Catullo, è capace di rigirarti il cuore,
e quando se ne va il mondo è ancora più vuoto.

Non è semplice parlare da donnetta
come faccio da sempre perché il dolore
è il solo amico dell’uomo in questa vita.
Ma non più amico di te quando prendevi
il bastoncino di legno infastidito
e lo gettavi oltre il recinto della prigione.

Ci siamo tutti dentro, amico topo bianco,
e ora tu puoi saltare nella luce
candida del tuo pelo, mangiando a sazietà
il quadrifoglio della fortuna
di chi non è mai nato e mai nascerà.

    

Da Formazione del bianco, Manni, Lecce 2007.

             

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