Il peso delle parole. Cosa accade se un ministro usa parole che offendono l’umanità, di Paolo Polvani

http://www.metmuseum.org/art/collection/search/54896 Artist: Kubo Shunman, Japanese, 1757?1820 (?), Setting Moon on Waves, 19th century, Polychrome woodblock print (surimono); ink and color on paper, 8 1/16 x 7 3/16 in. (20.5 x 18.3 cm). The Metropolitan Museum of Art, New York. H. O. Havemeyer Collection, Bequest of Mrs. H. O. Havemeyer, 1929 (JP2067)

Il peso delle parole. Cosa accade se un ministro usa parole che offendono l’umanità. La nascita di un’antologia. Reportage di Paolo Polvani.

     

    

Quando il ministro dell’Interno della nostra repubblica il 5 giugno di quest’anno ha pronunciato la famosa frase “la pacchia è strafinita per chi ha mangiato per anni alle spalle del prossimo, ci sono 170 mila presunti profughi che stanno in albergo a guardare la tv”, personalmente ho avvertito un moto di sdegno davanti a parole così gravi pronunciate da un ministro della repubblica e riferite a disperati che attraversano i mari e spesso vi affogano, ho sentito una mancanza di rispetto per esseri umani nati nella parte sfortunata della terra, un pensiero così superficiale, rozzo, che mi è venuto spontaneo reagire scrivendo una poesia dal titolo Rumba della vera pacchia. Mi è sembrato opportuno condividere questa poesia negli spazi facebook della rivista, e subito sono arrivate le opere di poeti che avevano istintivamente avvertito lo stridore terribile di quella frase, la sua evidente falsità, la mancanza di umanità nei confronti di persone offese già da un destino avverso. In breve tempo questa reazione di sdegno e presa di posizione ha coinvolto trentacinque autori. I poeti hanno il compito di essere la voce critica della nazione, di rappresentare non solo la proposta estetica, ma anche la coscienza etica di un popolo. A quel punto Claudia Zironi  ha pensato bene  che questa voce collettiva dei poeti  dovesse diventare pubblica e testimoniare una contrarietà, l’opposizione ferma di quella parte di popolazione che antepone il rispetto delle persone, e la cura delle persone e la vita delle persone, a qualsiasi ragione di stato, a qualsiasi PIL, a qualsiasi menzogna del potere. Così è nata l’antologia La pacchia è strafinita, a cura di Versante ripido, che è stata presentata a Imola, a Bologna, a Bisceglie, all’interno della rassegna Libri nel borgo antico, e sarà presentata in moltissime città italiane, per ora programmate Barletta, in luogo e data ancora da definire, e Casalecchio il 2 settembre… L’intento di questa antologia non è fornire una soluzione al problema delle migrazioni, ma sottolineare quanto siano importanti le parole, quale enorme carica posseggano al loro interno, e come sia pericoloso cedere al ricatto della paura e dell’odio, dell’intolleranza e dell’ignoranza.

LA PACCHIA COVER OMBRA 040718Nessuno di noi possiede ricette miracolose per risolvere il problema delle grandi migrazioni che stanno interessando l’intero pianeta. Tempo fa fu chiesto al Dalai Lama di pregare per la soluzione di questo problema, e sua santità rispose, con l’inconfondibile sorriso insieme ironico e intelligente che lo contraddistingue: – Non c’è niente per cui pregare, è un problema che hanno creato gli uomini e spetta agli uomini risolverlo. – Gli enormi spostamenti umani cui stiamo assistendo sono semplicemente il sintomo di un male molto più grande che è l’abissale divario tra popoli ricchi, che ammontano a circa l’undici per cento della popolazione mondiale, popoli in cui le persone hanno cibo più che sufficiente, hanno scuole, ospedali, sicurezza sociale, diritti, tutti quei benefici di cui gode l’occidente, e popoli poveri, dove non esiste sicurezza del cibo, dell’assistenza medica, non esiste certezza dei diritti, popoli spesso dilaniati da guerre civili, da pesanti discriminazioni religiose, etniche, dove vivere è davvero difficile. E’ sorprendente notare come i governi siano preoccupati e interessati a curare il sintomo, e nessuno sia disposto a cercare una strada che possa tentare di colmare l’enorme distanza che separa la parte ricca dell’umanità da quella povera e poverissima. La realtà è complessa e complicata, e pensare di risolvere questi problemi semplicemente respingendo le navi, o erigendo muri, o stendendo fili spinati, o prendendo a cannonate i barconi o elettrificando il mare, è davvero ridicolo. Per l’Italia rappresenta certamente un problema, sebbene non sia una vera emergenza, essendo le emergenze il lavoro per i giovani, le pensioni, una sanità ormai allo sfascio e che funziona solo per i ricchi, l’evasione fiscale, la corruzione. Tuttavia ormai viviamo il problema dell’immigrazione come fosse un’emergenza, bombardati da continui proclami, minacce, un clima che induce alla paura e all’odio buona parte della popolazione, quella meno attrezzata culturalmente. Le soluzioni toccano alla politica, ma siamo convinti che decisioni ispirate dall’odio, dall’intolleranza, siano sicuramente sbagliate.

Scrive Zygmunt Bauman nel libro  Stranieri alle porte (Laterza ed. 2016):

Per gli esclusi che sospettano di essere ormai relegati tra gli ultimi, scoprire che sotto di loro c’è qualcun altro è una sorta di evento salvifico, che restituisce loro dignità umana e salva quel poco che rimane della loro scarsa autostima. L’arrivo di una massa di migranti senza dimora, cui si negano i diritti fondamentali non solo in pratica ma anche sulla carta, crea una (rara) occasione per il verificarsi di un simile evento. Tutto ciò sicuramente aiuta a spiegare come mai la recente immigrazione di massa coincida con le nuove fortune della xenofobia, del razzismo e del nazionalismo nella sua variante sciovinista, e con i successi elettorali, sorprendenti e senza precedenti, di partiti e movimenti xenofobi, razzisti e sciovinisti guidati da leader che agitano fanaticamente la bandiera dell’interesse nazionale.

Che fare? L’antologia che abbiamo messo su non basterà ad arginare il fenomeno della demenza sociale che si è impossessata del paese. Costituisce tuttavia una testimonianza, la prova che non tutti abbassano il capo, non tutti subiscono e restano in silenzio. Oggi il silenzio è sinonimo di complicità ed è bene alzare la voce e far sentire lo sdegno verso atteggiamenti privi di umanità e dettati dall’odio e dall’intolleranza.

Ancora una volta è sempre il buon Bifo a darci una mano e a spiegare il significato di demenza sociale:

Mentre l’intelligenza artificiale si espande nella sfera tecnica, l’ignoranza umana è cresciuta in termini relativi, e il comportamento demente si diffonde dovunque, come si vede bene nel sostegno massiccio al razzismo, al nazionalismo, e al fanatismo religioso. Uso qui l’espressione demenza nel senso letterale: separazione del cervello automatico dal corpo vivente, e quindi effetto di demenza del corpo sociale separato del cervello.

    

Potete trovare ulteriori informazioni sull’antologia e sugli eventi collegati, a questa pagina:

AUTORI VARI – LA PACCHIA E’ STRAFINITA: antologia di scritti poetici e in prosa a cura di Versante ripido

 

in apertura Kubo Shunman, “La luna tramonta sulle onde”, MET Museum New York

One thought on “Il peso delle parole. Cosa accade se un ministro usa parole che offendono l’umanità, di Paolo Polvani”

  1. Accolgo questo libro con sollievo, come una boccata d’aria pulita. Aria che restituisce digità etica alla parola e che alleggerisce la pesantezza, il senso di impotenza e di isolamento che a volte ci fa ripiegare nel silenzio. Grazie. Luisa

Gentile lettore, all'autore di questo articolo farà molto piacere se vorrai lasciare un commento.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: