Il racconto del mese: Congedo di Gianluca Massimini

Alberto Cini, tecnica mista

Congedo

racconto di Gianluca Massimini.

   

Al tempo, quand’ero ancora giovane, la mia famiglia aveva  una casa laggiù, in quella landa desolata. Dico desolata perché attorno ad essa non c’era nulla, tranne il mare e la sabbia e qualche arbusto sparuto. Io mi ero recato lì quell’estate con l’intenzione precisa di starmene in pace, senza vedere o ascoltare nessuno. Passai così in quello stato di grazia uno o due mesi, adesso non ricordo, fino a quando, cioè, all’improvviso lei si presentò da me.

Fu una cosa inaspettata, come potrete capire. Eravamo stati fidanzati molto tempo prima, negli anni del liceo, e non avrei mai immaginato di trovarla alla porta. Mi chiese quindi se potevo farla entrare e di raccontarle cosa stessi facendo. E siccome volevo restare solo, ma non avevo ancora messo via le buone maniere, l’accolsi dentro con favore e mi feci da subito gioviale. Come seppi meglio più tardi, infatti, era venuta a trovarmi da lontano.

Per sei giorni di seguito, allora, non facemmo altro che scherzare, e ridere, e io le insegnai a nuotare, cosa che disse avrebbe sempre voluto imparare. Non eravamo più giovanissimi, ma non per questo non sapevamo divertirci. Elisa, inoltre, aveva un modo tutto suo di esser felice e di contagiare anche gli altri, con il suo sorriso, la sua gioia, il suo amore autentico per le cose.

Le nostre mattine, di solito, iniziavano presto, alle prime luci dell’alba. Dopo qualche sorriso e una carezza affettuosa, correvamo a riva a perdifiato, ci rotolavamo insieme tra le onde, anche nei giorni di vento, e cercavamo di rimanere uniti il più possibile, prima d’esser travolti, sospinti dall’acqua torbida e forte, per tornare poi a stenderci felicemente su una sabbia finissima, col promontorio della rada sullo sfondo. I nostri occhi in quei momenti correvano felici al cielo terso, al mare, a destra e a manca. Ci stringevamo allora nei nostri asciugamani, a causa del freddo; lei spazzolava indietro i capelli, guardandomi, rovesciando dolcemente la testa sulle spalle, come è bello, mi diceva, e di lì ben presto riprendemmo a baciarci.

Nei pomeriggi dopo pranzo, invece, camminavamo abbracciati sulla riva, al rumor della risacca. Ci spingevamo anche laddove le mareggiate notturne portavano rami e pezzi di legno, ben oltre la battigia. Poiché il vento si levava spesso su quei tratti, Elisa si copriva di solito con un foulard leggero e un cappello a larghe falde, che poi smetteva all’improvviso quando il soffio calava e il sole tornava a scottare enormemente, costringendoci a un bagno. Lei era ancora molto bella allora, con i suoi capelli lunghi, gli occhi neri e profondi, le dita affusolate e di un bianco madornale, di cui per sbaglio, per anni, non avevo serbato il ricordo. Dalla casa in cui eravamo, alla sera, osservavamo il mare dalle grandi finestre, mentre le tende si gonfiavano, e un vento fresco ci portava refrigerio. Fissavamo le onde placide che arrivavano a riva su quel lembo di terra silenziosa dove mai nessuno passava, mai una nave, neanche di lontano. Quando la brezza, insistendo, faceva tentennare porte e lampadari le mie labbra cadevano allora sul suo corpo rovente, che si scioglieva tenero nel piacere, avvinghiandosi a me tra le lenzuola.

Così per giorni, sulla spiaggia, lei rise e mi guardò negli occhi, ed era meravigliosa con quel suo sguardo chiaro, coi denti bianchi e perfetti come mandorle, come da ragazza tanti anni prima. Qualsiasi cosa io dicessi lei mi sorrideva e mi seguiva benevola, anche quando, a volte, sembrava voler dirmi qualcosa. Ci divertimmo parecchio in quei sei giorni. Passammo insieme, posso dirlo, una settimana fantastica.

Poi quella sera, quando la vidi andare via, fu come un grande addio poiché il sole tramontava all’orizzonte, di là della casa e delle alture d’intorno, e tutto lo spazio tra le nuvole e la terra era d’un rosso acceso, molto romantico, anche perché ignoravo del tutto quello che sarebbe successo in seguito. E quando la macchina partì e fece un breve giro nello spiazzo, come a salutar tutto, mi sembrò anche che stesse piangendo.

Qualche settimana dopo, comunque, quando vinsi del tutto la mia ritrosia e mi decisi ad uscire e ad andare in città per fare provviste, coi ricordi ancor vivi di lei, per caso venni a sapere che era sposata. Io sapevo invece che era venuta a cercarmi da lontano, e lì per lì non capii dunque perché fosse venuta. Poi, a un mese di distanza o giù di lì, seppi che qualche giorno dopo Elisa era morta.

                   

Alberto Cini, tecnica mista
Alberto Cini, tecnica mista

6 thoughts on “Il racconto del mese: Congedo di Gianluca Massimini”

  1. Un’ambientazione mozzafiato, descrizioni efficaci e partecipate che fanno arrivare il soffio del vento e l’odore di salsedine fino sulla pelle del lettore che si riempie gli occhi di azzurro e di spazi infiniti, quasi a condividerne il piacere con i due protagonisti. La storia non così originale e il finale, dopo un idillio così perfetto, ahimè… prevedibile ma ciò non oscura la luminosa bellezza raccontata.

  2. Grande Massimini, bel racconto, finale funesto, ma in qualche modo lo anticipa una prosa malinconica e sentita. Ottimi i dettagli e le descrizioni. Ben scritto!

  3. Breve ed intenso, come i sei giorni di vita, d’amore, che in un breve spazio vorrebbero far rivivere un tempo che ormai appartiene al passato. Fortissimo il contrasto tra la vitalità di Elisa, la sua voglia di succhiare il midollo dell’esistenza, (rappresentato dall’acqua, l’elemento vitale per antonomasia) e la sua fine ormai prossima. Un pugno allo stomaco, un tentativo disperato di assaporare le alternative che la vita avrebbe potuto dare alla protagonista. È il racconto crudele della lotta impotente contro la straordinaria, ma limitante, unicità dell’esperienza umana.
    Complimenti all’autore!

  4. Che bel dono ha fatto Elisa all’amato di una volta mai dimenticato. Far precedere un capitolo di gioia all’epilogo finale significa dare un senso al dolore ed anche suggerire che nulla di ciò che è stato intensamente vissuto avrà mai veramente una fine. Complimenti per il racconto: io non leggo narrativa se non eccezionalmente, questo mi è piaciuto da subito e sono arrivata fino alla fine. Ciò vorrà pur dire qualcosa 🙂

Gentile lettore, all'autore di questo articolo farà molto piacere se vorrai lasciare un commento.

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