Il racconto del mese: EXPO – inedito di Wu Ming 2

Ecce Pollo_risultato

EXPO

racconto inedito di Wu Ming 2.

   

Mi chiamo Expo, sono un Grande Evento, ma vorrei tanto diventare un elemento.
Per esempio l’Aria, quanto la invidio. Perché vedete l’aria uno la respira e manco se n’accorge. E’ naturale e per lo più insapore: puoi riempire i polmoni di feccia e non la senti nemmeno. E se poi lo capisci, che l’aria è lercia, allora cerchi di eliminare la lordura, cerchi di depurarla, ma non ti metti a criticarla, non imbastisci una campagna NO ARIA, e intanto continui a fiatare, anche con le schifezze dentro. Non puoi fare lo sciopero del respiro!
Mi piacerebbe essere come l’aria perché l’aria è ancora pubblica, è di tutti, è un bene comune. E quindi l’aria non ci costa nulla, nessuno può lucrarci sopra. Vorrei farvi credere anch’io che non vi costo nulla. Invece, sapete chi mi paga? L’Europa? No. Il signor Expo? Nemmeno. Oltre ad essere un grande evento, io sono pure una Società per Azioni, e di questa Società fanno parte il Ministero dell’Economia, la Regione Lombardia, la provincia di Milano, il Comune di Milano e la Camera di Commercio, sempre di Milano. Quindi vedete, sono pubblica! E allora perché invidio tanto l’aria? Ma appunto: perché l’aria è di tutti a vantaggio di tutti, io invece sono di tutti a vantaggio di pochi.
Pago aziende private, con soldi pubblici, per fare opere e gestioni. Poi, grazie ai biglietti di ingresso, vorrei rientrare della spesa, ma già lo so che non sarà così: negli ultimi vent’anni, da Siviglia a Lisbona ad Hannover, non sono mai riuscita ad attirare tutta le gente che dicevo sarebbe venuta. (Che poi, se davvero arrivasse la folla che mi serve per tornare in pari, per Milano sarebbe peggio del sacco di Roma. Venti milioni in tre mesi.
Duecentoventiduemiladuecentoventidue al giorno.) Anche la terra dove voglio stabilirmi l’ho fatta comprare con soldi pubblici, da un’altra spa messa insieme apposta, Arexpo. Arexpo però non è tutta pubblica. Dentro c’è la Fondazione Fiera di Milano, che ha più di un quarto del capitale. Ma volete sapere la cosa buffa? Fondazione Fiera era anche il proprietario di alcuni terreni acquistati da Arexpo per farmi la casa.
Ecco perché la chiamano compravendita: perché c’è un tizio che compravende, cioè che compra e vende allo stesso tempo, con una mano vende, con l’altra compra. Arexpo immagina di riprendersi i soldi che ha investito, grazie al fatto che sfrutterà la mia dimora, quasi 1 milione di mq, quando io me ne sarò andata. Ci faranno case, condomini, centri commerciali. Intanto, Arexpo ha fatto un bando da 315 milioni di euro per la riqualificazione urbanistica dell’area, cioè per trasformarla in un bel quartiere. Che probabilmente farà la fine di tanti altri bei quartieri di case fichissime ma vuote, invendute, da affittare. E intanto qualcuno si sarà messo in tasca i soldi del bando. Magari Impregilo, o la CMC di Ravenna.
Mi piacerebbe essere come l’aria perché l’aria è sempre sotto osservazione: ci sono per strada le centraline che analizzano ogni sua particella. Anch’io ho un osservatorio. Si chiama OpenExpo. E’ un bellissimo sito che tu ci puoi andare e vedi tutti i dati che mi riguardano. Trasparente, come l’aria. Peccato che OpenExpo sia un’iniziativa del Governo Italiano, che fa parte di Expo spa. Un po’ come nella compravendita: qui c’è il controllorato, dove coincidono controllore e controllato. Beh, non proprio coincidono, perché Open Expo è in collaborazione con Wikitalia, associazione italiana di civic hacker per l’open government. Nel manifesto di Wikitalia, si dice: noi vogliamo aiutare chi governa. E siccome chi governa mi vuole a tutti i costi, bisognerà essere expottimisti.

Io sono una grande opportunità!
Colossale ritorno d’immagine!
Non possiamo perdere l’occasione!
Che figura ci facciamo con il mondo?
Rafforziamo il brand “Italia”. Facciamo gioco di squadra.
Vieni, siamo grandissimi. Tutti ci guardano. Se stai fuori, non ti si filerà nessuno. Se invece vieni con noi, tutti ti ascolteranno. L’Expo è di chi se la prende! Se si inizia, si realizza!

Invidio anche l’acqua, cosa credete?
Tanto per cominciare, l’Acqua si infiltra, penetra ovunque, basta che le lasci una fessura, un’intercapedine e quella ci entra. A me piacerebbe tanto infiltrarmi, scivolare dentro tutte le iniziative del mondo da qui a maggio 2015 e dire che sono anche mie, che c’entro pure io. Mi piacerebbe tanto infiltrare, invece vengo infiltrata. Mafia, camorra, turbativa d’asta, corruzioni. C’è chi dice che sarei tanto bella, senza queste infiltrazioni. Ma è come dire che un’alluvione sarebbe meravigliosa, se solo l’acqua fosse calda. 

Invidio l’acqua perché è l’origine della vita ed è piena di energia. Nei secoli ha mosso turbine, mulini, macchinari. Anch’io dovrei essere “Energia per la vita”, lo dice il mio sottotitolo, ma io l’energia la sto mettendo tutta per sembrare viva, per far credere che esisto, che non sono soltanto una trappola, scavata per inghiottire denaro, e poi ricoperta di fuffa e parvenze di vita. Un buco nell’acqua.

Invidio l’acqua perché tu la metti in un recipiente, metti il recipiente al sole, il sole la scalda e quando torni, a fine giornata, l’acqua non c’è più, sembra sparita, e invece è soltanto diventata vapore. Mi piacerebbe tanto farvi credere che un bel giorno sparirò, come l’acqua, senza lasciare traccia, come il vapore.

E poi l’acqua, quando monta, sale, deborda, è inesorabile, non la ferma nessuno. Trascina tutti. E anch’io da qui a maggio vorrei montare, trascinare, ingrossarmi come un fiume in piena. Perché poi, quando un fiume straripa, attira un sacco di volontari. L’ho visto in televisione, ho visto le immagini dell’alluvione di Firenze, gli angeli del fango, tutta quella gente che dava una mano. Solidarietà, coesione. Anch’io vorrei solidarietà, ho bisogno di 18500 volontari. Perché l’alluvione sì e io no? Perché non volete lavorare gratis per me? Perché sono in pochi a guadagnarci? Ma no, ma no, ma no…

Io sono una grande opportunità!
Colossale ritorno d’immagine!
Non possiamo perdere l’occasione!
Che figura ci facciamo con il mondo?
Rafforziamo il brand “Italia”. Facciamo gioco di squadra.
Vieni, siamo grandissimi. Tutti ci guardano. Se stai fuori, non ti si filerà nessuno. Se invece vieni con noi, tutti ti ascolteranno. L’Expo è di chi se la prende! Se si inizia, si realizza!

Non potete capire quanto invidio la Terra.
Intanto perché sulla Terra ci devi stare per forza. A meno che tu non sia un’astronauta, non  hai molta scelta. E anch’io vorrei farvi capire che non avete molta scelta: dovete stare con me. Siete già con me. E allora tanto vale che collaborate, no? Altrimenti, è come voler contrastare la forza di gravità. Fatica inutile. Invece, se la assecondi, la forza di gravità può regalarti tante belle esperienze.
E poi sapete, l’altro mio sottotitolo – ne ho due, perché con due braccia si arraffa meglio – l’altro mio sottotitolo, dicevo, è “Nutrire il pianeta”. E chi, meglio della Terra, nutre tutti quanti con i suoi frutti. Io, invece, riesco solo a nutrire me stessa. Mi piacerebbe tanto essere un terreno agricolo coltivato, invece i terreni agricoli li ho presi e li ho trasformati in terreni edificati. Mica soltanto io, eh? Niente inizia o finisce con Expo. In provincia di Milano, ogni giorno, se ne vanno più di 20mila mentriquadri di terreno agricolo, un po’ più di piazza Duomo, una bella fattoria. In 10 anni, lì intorno, il cemento si è mangiato una superficie grande come mezza città. Io sono solo l’ultima arrivata, così fan tutti, in fondo anche il cemento nutre il pianeta, perché se non faccio un centro commerciale, la gente dove va a comprare la verdura, eh? Voi siete buoni soltanto a criticare. Per esempio gli OGM. A me gli OGM piacciono moltissimo e voglio che li mangiate anche voi (anche perché, lo vogliate o no, ne mangiate già tantissimi. E’ il discorso dell’aria: che fai, smetti di respirare? Che fai, ti metti a dire NO ARIA?). Ho ingaggiato fior fior di scienziati per dimostrare al mondo che gli OGM non fanno male, così il mondo chiacchiera e non si accorge che il problema non è tanto se fanno male alla salute oppure no. Il problema è il tipo di agricoltura che si portano dietro.

C’è però un aspetto che non invidio alla terra: l’attività sismica. Non gliela invidio perché non ho avuto bisogno di terremoti o catastrofi per avere leggi speciali, commissari straordinari, deroghe alle normali regole. Erano in tanti ad aver bisogno di un’eccezione che diventasse regola, e io ho fornito l’alibi per fare l’eccezione. Ad esempio, sui contratti di lavoro. Regole più spicce, meno garanzie, niente tempo indeterminato. Un grande esperimento sociale ed economico a cielo aperto, in presa diretta. Ma si sa che gli esperimenti, per essere validi, devono durare almeno un po’. E allora, vai, prolunghiamo l’eccezione fino a novembre 2016, quando io me ne sarò andata (come vapore), da più di un anno.

Però della Terra invidio questo: che se tu vuoi vedere una città, una valle, un tempio, allora ci devi andare. Puoi vedere le foto, ma non è la stessa cosa. Un tempo, quando mi hanno inventata, muoversi sulla Terra era molto più difficile. Le distanze erano più grandi. Radunare in un solo luogo tanti paesi per concentrare invenzioni, architetture, idee, persone, poteva avere una sua utilità pratica. Vedere progetti. Creare contatti. Invece adesso, a che serve, un mega-evento così? Solo un altro passo avanti, verso una Disneyland grande quanto il Pianeta.

Io sono una grande opportunità!
Colossale ritorno d’immagine!
Non possiamo perdere l’occasione!
Che figura ci facciamo con il mondo?
Rafforziamo il brand “Italia”. Facciamo gioco di squadra.
Vieni, siamo grandissimi. Tutti ci guardano. Se stai fuori, non ti si filerà nessuno. Se invece vieni con noi, tutti ti ascolteranno. L’Expo è di chi se la prende! Se si inizia, si realizza!

Mi piacerebbe tanto essere il Fuoco!
In primo luogo perché quello si diffonde, rapido e silenzioso. Parte con una scintilla, ma gli basta una sterpaglia e già diventa enorme. Anch’io vorrei essere diffuso, fiammeggiare sul territorio, non avere confine. Essere dentro e fuori. Pro e contro. Voglio che la tua azienda, il tuo bar, il tuo salotto di casa, la tua sagra del rutto libero diplofonico, il tuo formaggio di capra misto colera, la tua vision, la tua mission, la tua story, possano esserci anche senza esserci. Fuori, ma dentro. Tu dirai: ma allora perché fare un mega-evento in un posto, se è così bello farlo diffuso? Non lo so, però fa figo. Diffuso. Reticolare. Ritorno d’immagine.

In secondo luogo mi piace un sacco il fuoco perché sembra un fenomeno temporaneo, ci butti sopra l’acqua e quello si spegne, però dove passa lascia il segno, cambia il paesaggio, cancella boschi e case, e anch’io sono così, ma con più fatica, con più goffaggine. Anch’io sono qui per restare. Sono definitiva. A differenza dei miei lavoratori, sono a tempo indeterminato. Niente comincia e niente finisce con Expo. Tutto si trasforma. Come grazie al fuoco. Guardate Roma. Chissà quante volte l’hanno bruciata, eppure è una delle più belle città del mondo. Made in Italy. Brand Italia. Perché preoccuparsi di me?

Mi piace il fuoco perché illumina il buio. Permette di scrutare nelle tenebre. Visibilità, è la qualità che millanto meglio. La mia migliore arma di seduzione, la mia ruota di pavone. Visibilità. Non restare al buio. Porta in tenda la mia candela. Porta in casa la mia lampara. Dimenticati che basta un colpo, un soffio di vento, un gesto maldestro, e la candela e la lampara innescano un incendio. Dimenticati che brucio, che scotto, che ustiono. Guarda come ti faccio vedere bene. Io sono la luce, l’unica luce possibile. Sì, certo, ci sarebbe anche il sole. Il sole ha meno controindicazioni, ma il sole oggigiorno è nero, c’è crisi, grossa crisi, e allora non puoi fidarti del sole, no? Unisciti a noi. Scaldati. Vieni intorno al fuoco. Raccontaci chi sei e noi lo racconteremo al mondo.

Mi piacerebbe essere come il fuoco, per dirti vieni, non aver paura, accendi il tuo cerino, vedi?, tu il fuoco lo puoi controllare, è nelle tue mani, Expo è tua, Expo è di chi se la prende. Non pensare che sia già un enorme, incontrollabile incendio che devasta la prateria, brucia le piume agli uccelli e impone il suo calore per chilometri e chilometri. Pensa al cerino. Accendilo. Regalaci la tua fiammella e noi ti regaleremo visibilità. Non pensare che sia come scrivere un articolo contro il razzismo, pubblicato in corpo 10, pagina venti, dentro il giornale del Ku Klux Klan. Che c’entra se il contenitore è un vampiro dal sangue marcio, il tuo sangue è buono, giusto? Il tuo messaggio passerà. E poi, senza di te, come farebbero quelli del Ku Klux Klan a conoscere opinioni diverse dalle loro? Come farebbe il vampiro dal sangue marcio a farsi una dose di sangue buono?

Io sono una grande opportunità!
Colossale ritorno d’immagine!
Non possiamo perdere l’occasione!
Che figura ci facciamo con il mondo?
Rafforziamo il brand “Italia”. Facciamo gioco di squadra.
Vieni, siamo grandissimi. Tutti ci guardano. Se stai fuori, non ti si filerà nessuno. Se invece vieni con noi, tutti ti ascolteranno. L’Expo è di chi se la prende! Se si inizia, si realizza!

                  

Daniele Pezzoli, "C'era una volta un pollo" - in apertura "Ecce pollo"
Daniele Pezzoli, “C’era una volta un pollo” – in apertura “Ecce pollo”

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