Il racconto del mese: Uno spazio tutto nostro di Pina Piccolo

Natalia Bondarenko Aeroporto_risultato

Uno spazio tutto nostro

racconto di Pina Piccolo.

   

Ma dove diavolo l’avrò messa  quella padella anti-aderente? Se non mi sbrigo a trovarla quello mi chiama e per colpa mia si blocca tutto. Ma devo essere proprio scema, sono stata io  a proporgli per stasera la ricetta della pasta con le sarde, quella della cena del nostro primo incontro!

Mentre nella mente di Kirsten si agitavano ventate di frustrazione, in fondo dovute al fatto che la sua cucina non era proprio ordinata, nonostante fosse stata tirata su da una rigorosa madre scandinava, Jesus  invece si arrabattava a risolvere il problema finocchietto che si  stentava a trovare perfino in quel supermercato fighetto, nel gourmet ghetto gentrificato di Rockridge, dove invece, per miracolo era riuscito a trovare le sarde fresche e i pinoli. Le sarde sott’olio le aveva già, così pure la cipolla bianca, il sale grosso, i pinoli (un occhio della testa, costavano) e gli spaghetti De Cecco numero 12 (santa globalizzazione!) Poi gli venne in mente che il finocchietto l’aveva visto crescere selvatico, e ad altezza d’uomo, nel giardino del vicino, abbandonato un po’ a sé stesso per il fatto che con la siccità il governo dello stato di California faceva pagare bollette salate a chi si azzardava a innaffiare i giardini.
Comunque adesso che ne aveva strappato un bel ciuffetto doveva affrettarsi a rientrare altrimenti avrebbe perso la chiamata.

Mentre Jesus girava la chiave nella toppa, Kirsten faceva del suo meglio per nascondere nella dispensa i piatti ancora sporchi del giorno prima.
Quindi, non fu tanto inaspettatamente che si udì: 

Fu Kirsten a cliccare sul pulsante verde di quel paradisiaco programma che gli permetteva di stare insieme nonostante tutto.

“Amore, eccomi, sono quasi pronta. Ti ricordi che ti avevo detto che avevo buttato via tutte le padelle antiaderenti dopo aver visto in un documentario un uccello cadere morto stecchito quando si utilizzava la padella in cucina?  http://www.ewg.org/research/canaries-kitchen/teflon-kills-birds
Ho perso un sacco di tempo a recuperarne una in soffitta, tra le cose che mi aveva lasciato mia madre, ma alla fine ce l’ho fatta. Possiamo incominciare?”

“Certo tesoro, e io non ti dico i problemi a trovare il finocchietto, ma alla fine l’ho rubato al vicino.  Ogni tanto mi viene da pensare come sarebbe stata la nostra vita se quella sera, lì da Giulia, invece di farti sedere accanto a me ti avessero fatta sedere all’altro capo del tavolo? Pensi che staremmo qui stasera a cucinare pasta con le sarde?”

“Boh, guarda quando è destino è destino, non ci puoi fare niente. Datti da fare, che io qua ho già cominciato a versare l’olio…”

“Ti ho battuta, io sono già con le cipolle tritate dentro la padella e secondo me, tu lenta come sei, non hai neppure iniziato a tagliarle…”

“Ah, invece tu, scommetto che ti sei dimenticato di mettere a bagno l’uvetta, voi messicani impulsivi siete deboli nella programmazione, o mi sbaglio?”

“E invece sono tre giorni che mi ripasso la ricetta, cara, e l’uvetta è lì bella gonfia pronta a saltare nell’olio caliente… “

“Sposta un po’ la mano… Ah, ora sì la vedo. Complimenti. Secondo me stiamo migliorando. Ti ricordi la prima volta che l’abbiamo fatto? Che disastro… io ho finito almeno un quarto d’ora prima, ti ho dovuto aspettare…”

“E lo sai perché? M’incantavo a guardarti, non riuscivo a convincermi che quello che stavamo facendo  fosse reale… Ogni tanto toccavo lo schermo… mi sembrava tutto una pantomima…”

“Beh, veramente, se lo raccontiamo in giro, sono sicura che ci prenderebbero per pazzi… “

“Ma senti, che altro possiamo fare? Non è colpa nostra se siamo stati insieme solo 5 giorni e poi sei dovuta ritornare a Goteborg.”

“Stai attento, le cipolle si stanno bruciando. Meno male che non è aglio, a quest’ora si sarebbe carbonizzato e non ti dico la puzza. L’avrei sentita fino qui.  Svelto, adesso versa quelle tre alici sott’olio e disintegrale con quel cucchiaio di legno, lì alla tua sinistra dentro il contenitore giallo, ricordati di non usare metalli.”

“Sarà fatto come comanda, milady. Le faccio notare che qui è più difficile procurarsi le sarde fresche, che invece abbondano nei vostri gelidi mari del nord che adesso surriscaldandosi offrono un ottimo habitat. Au contraire, qui pare che si siano quasi estinte. Negli anni Cinquanta, la fiorente industria delle sarde in scatola portò a un eccesso di pesca. Tutto questo naturalmente, dopo essere servite da sfondo ai romanzi di Steinbeck degli anni 30, come Cannery Row. Tiè, beccarti questo

http://www.canneryrow.com/the-canneries.php

“Ti conosco mascherina, so benissimo che è una tua strategia per rallentarmi. Dai, stavolta ce la facciamo a sederci insieme, allo stesso tempo. Hai visto che ho comprato le rose?”

“E io, madame, le candele. Fammi vedere. Hai spezzettato le sarde fresche? Le mie stanno cuocendo. Il finocchietto non sono riuscito a sbollentarlo. La mia versione prevede finocchietto fresco.”

“Puah, che schifo!! Pensa un po’ se ti vedesse Giulia. Secondo me ti leverebbe il saluto. A proposito, non è che gliel’hai detto che stiamo insieme?”

“Figurati, quella a malapena sa usare lo smart-phone, se gli dicessi che stiamo insieme tramite Skype immaginati la faccia che farebbe.”

“Prima o poi bisogna che glielo diciamo. Sta ancora cercando di rifilarmi suo fratello, sai quello che insegna all’università di Stoccolma.”

“E tu, che cosa le dici? Che lo andrai a trovare?”

“Ma sei scemo? Cerco di prendere tempo, ma non la voglio traumatizzare con la notizia che ho una relazione a lunga distanza con il suo giardiniere Jesus, che quella sera si era fermato a mangiare da lei perché essendosi ferito nell’esercizio della potatura non poteva tornare a casa sua in macchina, etc.”

“E sì, quella poveretta non è nemmeno al corrente del fatto che il suo giardiniere messicano è un fine intenditore dell’opera di Bolano, che vedendosi bandito dall’UNAM e per mancanza di altre prospettive si è visto costretto a farsi una bella nuotatina nel Rio Grande per approdare tra mille pericoli in quella terra che un tempo apparteneva al Mexico https://it.wikipedia.org/wiki/Guerra_messicano-statunitense  “

“Boh, guarda che qui l’acqua sta bollendo. Butto la pasta?  A parte lo schifo del finocchietto crudo, sei sincronizzato con me? Fammi vedere quella padella, non cercare di truffarmi.”

“Tutto a regola d’arte, anch’io sto buttando i miei spaghetti De Cecco numero 12, che si cuoceranno esattamente in 11 minuti. Dopodiché tu ti siederai sul lato destro della tua tavola ed io sul lato sinistro della mia. Tu avrai davanti a te le rose ma vedrai nello schermo le mie candele, io avrò le mie candele ma vedrò le tue rose. Poi prenderemo le posate e cominceremo a mangiare insieme, tenendoci teneramente per mano, mani che nel frattempo avremo allungato verso i rispettivi schermi.”

“Hai visto che si può fare? Chi l’ha detto che lo spazio e il tempo, il famoso cronotopo, ce lo devono dettare gli altri? omnia vincit amor, etc., etc.”

“Ma chi è stato l’inventore di Skype?”

“Ma come, caro, non lo sai? Janus Friis e Niklas Zennstrom, uno svedese e un danese. Mica americani o indiani!! Solo noi potevamo arrivare a una genialata del genere.”

“Bene, allora procurati gli indirizzi, che quando sarà il momento li inviteremo alle nozze. Speriamo non gli venga in mente di creare reality basati sulle nostre pratiche spazio-temporali.”

“Mica glielo diremo perché li abbiamo invitati, questo spazio deve restare solo nostro, ce lo siamo creato e meritato, non vogliamo intrusi.”

    

24 settembre Oakland – 25 settembre Goteborg

                     

Natalia Bondarenko,  "Attesa" - in apertura "Aeroporto"
Natalia Bondarenko, “Attesa” – in apertura “Aeroporto”

2 thoughts on “Il racconto del mese: Uno spazio tutto nostro di Pina Piccolo”

  1. Profondamente ironico, questo racconto di Pina Piccolo, contiene in sé qualcosa di mostruosamente reale, di intensamente profetico e, insieme, quotidiano. Qualcosa che mi rimanda a Aldous Huxley o al Teatro dell’Assurdo.
    So bene che questo è un tratto della battaglia di Pina perché il mondo e l’essere umano non vengano fagocitati e annichiliti dall’ipertecnologia né da quel potere che di essa si serve per accrescersi e farsi unico.
    Dico qui il mio più sentito grazie per aver incontrato qui (è la prima volta per me) la sua scrittura e la sua fantastica versatilità espressiva e artistica. Ad ulteriori incontri non soltanto simbolici.
    A.C.

    1. Grazie Antonino,
      troppo generoso. La cosa forse più strana che è basata su una storia vera che mi è stata raccontata da una mia amica californiana (ho un po’ cambiato ambientazione). Quello ch mi sorprende è che nella “mostruosità” tecnologica c’è un fondo di tenerezza e di resistenza umana che speriamo non venga sconfitta. Il voler stare insieme nonostante tutto. E’ stato un grandissimo piacere averti incontrato di persona a Sirmione e spero avremo occasione di rivederci di nuovo.

Gentile lettore, all'autore di questo articolo farà molto piacere se vorrai lasciare un commento.

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