Il sistema poetico di Idea Vilariño: retrospettiva di Martha L. Canfield – 3^

Julia M. Cameron, Madonna Riposata, 1865, Met Museum

Il sistema poetico di Idea Vilariño: retrospettiva di Martha L. Canfield – 2^ puntata.

    

    

L’impulso mistico

La poesia Por aire sucio è un esempio di metro regolare: si tratta di endecasillabi con rima assonante in e-a nei versi pari, secondo uno schema che acquista senso compiuto nel verso finale, “muro / glacial donde termina la existencia” (trad. it.: “muro / glaciale dove finisce l’esistenza”), che è una citazione da Julio Herrera y Reissig[1]. Ed è uno dei pochi esempi in cui l’autrice, non avendo riconosciuto tipograficamente gli endecasillabi nella prima edizione (Por aire sucio, 1951), lo farà in seguito nell’antologia di Arca (1970).
Il titolo si riferisce all’ambito in cui si muove il soggetto della composizione, cioè la luna. L’ “aria sporca” nella quale essa vola, cade, gira, sembra esattamente l’opposto del “puro del cielo” nel quale si muove il sole. La contraddizione si attenua quando si leggono entrambi i termini secondo il loro valore simbolico.
Se il sole è l’archetipo maschile, la luna è l’archetipo femminile. Se il primo è, nella poesia di Idea, la proiezione della figura dell’amante soprannaturale che si muove ad un livello superiore e irraggiungibile (“il puro del cielo”), la luna è la proiezione della propria femminilità. Difatti il ritratto che risulta della luna ha poco di divino e molto di umano.
O più precisamente: se il nucleo profondo della personalità è sentito dall’inconscio collettivo come divino, questa luna lo rappresenta esattamente nel suo penoso peregrinare attraverso il mondo imperfetto delle relazioni e dei compromessi degli uomini, sotto la minaccia costante che questo carattere divino sia soffocato dalla parte più bassa dell’umano. Affinché il divino interiore possa risplendere attraverso la scoria del troppo umano, si impone il compito, per niente semplice, dell’auto-riconoscimento, del perfezionamento o, in termini junghiani, dell’individuazione. Questo processo, nella visione di Idea, si avvicina a un processo ascetico-mistico di purificazione e di elevazione. Ordina a se stessa, o alla luna dentro di sé:

Apártate la capa de basura
[…]
la piedra de pegar de tropezar
la escoria de la cal luna que rueda
y el cartón la pintura y el cartón
la pasta azul la verde la violeta
la pestaña y la uña artificiales
el tacón los rellenos las monedas 

Allontana lo strato d’immondezza
[…]
la pietra da colpire da inciampare
la scoria della calce luna che rotola
e il cartone la pittura e il cartone
la pasta blu la verde quella viola
la cinghia e le unghie artificiali
i tacchi alti i posticci le monete[2] 

Niente di strano che gli oggetti del quotidiano – importanti nella poesia di Idea, ma non quanto certi critici hanno voluto vedere – appaiano proprio adesso. È l’artificio, la falsità della vita in società, quello che più minaccia col travisare o il corrompere il nucleo di purezza interiore (quel dio segreto e profondo).
Gli oggetti del quotidiano torneranno ad apparire soprattutto nei Poemas de amor (i giornali, il cinema, la radio, il caffè, l’autobus, una sedia, un tavolo, la coperta, il vestito nero, il pettine), ma anche nei Nocturnos (“i miei libri, / la mia aria le mie pareti le mie finestre / i miei tappeti logori / le mie tende consunte / […] il tavolino di ottone[3]), e saranno sempre pochi, si direbbe quelli indispensabili, poveri e consumati, come se l’autrice si riconoscesse soltanto nel suo vivere spoglio ed essenziale. A partire da questa premessa ascetica si prepara il viaggio verso l’alto e si rende possibile il volo (“luna che vola[4]) verso la perfezione sognata e visualizzata, attraverso il silenzio, nella purezza della notte.
Solo il profumo, come nella poesia mistica, si stacca dal suolo con essa e l’accompagna nella intuizione del volo.
Dice ne La suplicante:

Sin luz apenas sin aliento
sueño
ese incienso divino que me quemas
sueño ascendiendo abismos con vértigos de sombra

Senza luce appena senza fiato
sogno
quell’incenso divino che mi bruci
sogno e risalgo abissi con vertigine d’ombra

Già ne La suplicante l’epifania della luna, al termine del componimento, suggeriva cosa poteva essere l’identificazione di quel nucleo luminoso interiore, la cui perfezione – l’ “intatto”, l’ “intoccato” – con il silenzio (“il limite muto”) e con la morte (“luna definitiva gradino della morte”).
Tuttavia la meta ultima dell’impulso mistico si definisce chiaramente negli ultimi versi di Por aire sucio, coronando l’ammonimento-preghiera alla luna:

y éntrate sola y pura como un clavo
y dolorosamente y a la fuerza
en rebeldía entregada en ese muro
glacial donde termina la existencia.

e mettiti sola e pura come un chiodo
e dolorosamente e per la forza
in ribellione rassegnata in quel muro
glaciale dove finisce l’esistenza.

Il “glaciale” evoca tutta l’isotopia del freddo, che associato al puro è ricorrente nella poesia di Idea (vedi, per esempio, la “fiamma ghiacciata” di Hoja caída[5] o la “saggezza gelata” di Ya en desnudez total[6]). Ma il fatto che questa parola “glaciale” venga dal linguaggio di un altro poeta (un poeta che Idea ha studiato attentamente[7]) suggerisce che il processo di depurazione della parola umana in parola poetica, di questa in silenzio della parola[8], e infine nel silenzio tout court ma pregno di significato, come può essere il silenzio primordiale o preverbale, inizia proprio nella parola poetica e finisce in essa, a meno di rischiare l’annientamento (non possiamo non pensare al suicidio di Alejandra Pizarnik).

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[1] Si tratta del secondo verso del sonetto Decoración heráldica, di Herrera y Resissig, che fa parte della raccolta Los parques abandonados (1908).

[2] Por aire sucio, componimento della raccolta omonima; trad. it.: Per aria sporca, p. 65 di La sudicia luce del giorno, a cura di M. Canfield, QuattroVenti, Urbino, 1989, che d’ora in poi sarà citata con la sigla SLG. Tutte le traduzioni della Vilariño e di altri poeti citati, se non diversamente specificato, sono mie.

[3]mis libros / mi aire mis paredes mis ventanas / mis alfombras raídas / mis cortinas caducas / […] la mesita de bronce”: Volver, in Nocturnos (1955); trad. it.: Tornare, SLG., p.79.

[4] Si veda la poesía Por aire sucio già citata varie volte: “Luna que sale sí luna que sale / […] / y que sale y que vuela y se levanta”; trad. it.: “Luna che esce sì luna che esce / […] / e che esce e che vola e che s’innalza”, Per aria sporca, SLG, p. 65.

[5]Hoja caída, hoja / caída, llama helada” (trad. it.: “Foglia caduta, foglia / caduta, fiamma ghiacciata”), in Hoja caída, uno dei componimenti giovanili, raccolti nella sezione Poemas anteriores (1940-1944) di Poesía (1945-1990), cit.

[6]Ya en desnudez total / sabiduría / definitiva, única y helada” (trad. it.: “Ormai in totale nudità / saggezza / definitiva, única e ghiacciata”), in Ya en desnudez total, un altro componimento giovanile raccolto in ivi.

[7] Cfr. Idea Vilariño, Grupos simétricos en poesía, Universidad de la República, Montevideo, 1958 (il cap. V è dedicato a Julio Herrera y Reissig).

[8] L’opposizione tra silenzio e silenzio della parola mi è stata suggerita da Mario Luzi.

           

Julia Margaret Cameron, "Uno studio", 1865-66 - in apertura "Madonna Riposata", 1865, Met Museum
Julia Margaret Cameron, “Uno studio”, 1865-66 – in apertura “Madonna Riposata”, 1865, Met Museum

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