Il valico, poesie di Silvia Secco

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Il valico, poesie di Silvia Secco.

    

    

Barche di speme sul filo del gelo
Chiara Baldini

La corsa

Nessun merito alla corsa: né pane
da mordere né coda. Ormai rimane
solo un tempo magro di colazioni
il caffè che per me ami fare prima
di svegliarmi dicendomi d’amore.

Che tu sai farlo buono il caffè come
l’amore e amaro e nero come si deve.
Solo che non ha valore. E’ miscela
d’ assenza e nessuno dei ricavi
basta a risarcire il bacio che mi leva

prima di dormire o la cena assieme
la mancanza. E se la stanza mi tace
a seratardi dei sogni dove sei
e la nostra gatta sulle mie gambe
m’insegna l’idioma d’unghie e fusa

mi racconta che sei triste quando
non ci sono e di come la accarezzi
sottovoce le volte che mi chiami.

     

Il valico

Entra dagli squarci un soprassalto d’inverno
sgomento scuro d’altipiani e raffiche di cielo.
Fuori ovunque, minime cose abitano vive
– filamenti d’erbe e ragnatele e impronte
e nascondini di foglie cadute in ere di brine – .

Non ti vedranno. Tu non sei che il taglio
passante nel paesaggio. Prova da qui
a urlare la tua voce, la forma dell’ovale nella corsa
o che il volto è un uomo col tuo nome. Chilometri
di cunicoli sotto l’antica dorsale di montagna.

Dentro. Dove sovrasta il buio.

     

La collana rossa

Ci sono i fiori che ho perduto al limite
della sopportazione: la strada sterrata
e io coi sandali a salire ingoio ghiaia/
rospi/polvere e ogni cosa
venga a pungere i talloni.
Ho stanchezze mortali e non ho fiato
di lavarmi i denti, pettinarmi, indossare
i braccialetti. Pènsati se posso correre
piegare le ginocchia e raccogliere le perle
in mezzo ai sassi io
che vorrei dormire anche qui
sul sedile in mezzo agli altri
il capo che cade di lato, il cadere
a spezzare il sogno al principio.
Sapessi però la bellezza
di una candela accesa in un bicchiere.

E la mia collana rossa adatta all’occasione.

    

La prima volta

Poi il termine mi sfilerà i vestiti
e la memoria della tua saliva
sulla mia lingua. Avremo scampo
se ogni prima lucidità del giorno
ogni smarrimento a precedere
il sonno mi prometti di abitare.

Poi torneremo a nascere bianchi e vuoti.
E smemori ci incontreremo accanto
al treno ancora stupiti. Convinti
che accada per la prima volta.

    

Dove mi cresce il cuore

Dove mi cresce il cuore.
Dove a migliaia gli antenati
cuciono legami di capelli
e cuscini col sogno di durare
dei cromosomi. Dove i nostri nomi
esattamente sono il te il me
che nomina che viene chiamato.
Dov’è stato il tempo mai più
perduto dopo il primo binario.

Nel pieno che resta riempiremo
ognuno dei petali di scritti.

                              

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2 thoughts on “Il valico, poesie di Silvia Secco”

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