Il mio piccolo infinito, poesie di Rosanna Gambarara

xxxItō Jakuchū, Pappagallo rosso sul ramo di un albero, ca 1900, MET Museum New York

Il mio piccolo infinito, poesie di Rosanna Gambarara.

     

     

Rosanna Gambarara è nata ad Urbino. Qui si è laureata in Lettere Classiche e   ha insegnato alcuni anni. Si è poi trasferita a Roma, dove ha continuato l’attività di insegnamento nei Licei. Scrive poesie in lingua e in dialetto urbinate. La poesia in dialetto Urbin è stata pubblicata nella cartella d’arte “Appunti”, Dolcini per Logli, Stamperia d’Arte G.F. Urbino, 2000. Alcune poesie in dialetto sono state pubblicate su “Il parlar franco n.4 -2004. Nel 2010 e nel 2017 è stata tra i finalisti del “Premio nazionale Ischitella – Pietro Giannone” e due poesie sono state pubblicate nel 2010 su “Periferie”, 2010, anno XV N.54-55, una su “Periferie”, 2017 anno XXI N.83 . Alcune poesie compaiono su “Poetarum Silva”, “Versante Ripido”, “Carte Sensibili”, su “Navigare n.9, Pagine, 2016. Nel 2016 ha pubblicato la raccolta Hysteron Proteron (Ed. Pagine, Roma).

     

IL  MIO PICCOLO INFINITO

    

1 – Il paradosso di Zenone

C’è una lentezza
che non è pigrizia né incertezza
che sgrana il tempo
che lo frena
prima che polvere di rena
la fiumana lo beva
che ascolta il peso del passo
prima che si posi e scavalchi
il sasso successivo
che frantuma
il suono della luce in canto
la schiuma della memoria in nostalgia
in allegria
la tristezza della festa
la mestizia dell’oblio
in confuso tremolio di ricordi.

Oh! Nel sogno stanotte
la freccia correva estenuata
a inseguire invano il confine
e senza fine
senza posa
la falcata poderosa di Achille
rincorreva la fuga
lenta
della tartaruga!

*

2 – Pollock

Sullo spartito della tela
contrappunto di colori gocciolati
sgranati frementi agglutinati
carezzati roventi gelidi
furenti disperati placati
trionfanti frattali fiammeggianti
elicoidali incandescenti
siderali astrali musicali
guizzanti primordiali…

Beve lo sguardo il mandala eretico
di questo labirinto
sinfonia estrema sospesa
distesa sul soffio fermo
di metafisici violini,
poema
di ritmi vicini
all’infinito.

*

3 – Non abbiamo le ali

Non abbiamo le ali per vedere
il vasto tempo in cui nuotiamo
e che ci imbeve
e neppure con gli occhiali
quello breve
che cola che si sgrana nell’imbuto
della clessidra
il minuto
aggrappato all’asta
della meridiana
all’eco vibrante della campana
al passo centinato sul quadrante
quello che in un sospiro passa,
è già vissuto.
Non abbiamo l’attenzione per sentire
il tempo che ci pulsa nella vena
nel contorno del volto che si stanca
nella ferocia giovane che manca
pian piano
nella luce dello sguardo che,
un istante appena,
muta
e già
ombra si fa
pian piano.
Il tempo nella cellula minuta
che vive e respira
il tempo nell’ossimoro dell’atomo
col suo intimo universo arcano.
Il tempo che gira gira
nel moto
del pianeta e della stella.
Il tempo nell’attesa ostinata
nella speranza quieta
nell’ansia segreta
del cuore
nel remoto disincanto.
Il tempo trasognato dell’ignoto
del vuoto
del muto labbro sigillato.

*

4 – Relatività

Inseguivo stanotte
la luce di una stella
il tempo solido premeva sulla fronte
immobili fluttuavano i capelli
nel vento fermo.
Quaggiù le ere si rincorrevano
nel vorace turbinio
di un eterno  ritorno.

Di noi
neppure un pigolio.

*

5 – Nana bianca

…chissà
farò in tempo
prima della sera
a catturare le sillabe della voce
prigioniera nel bilico del cancello
che cigola il segreto
a tradurre in parola
l’accordo del violoncello
che fugace sospira
l’inaccessibile verità…

…farò in tempo
nei ritorni di catartiche palingenesi
a ravvedere errori replicati
a carpire e perdere
i risultati di equazioni risolte
a dispensare condanne e assoluzioni
a guardarmi e riguardarmi
sfinge allo specchio
a imparare e scordare il morso del graffio
il soffio della carezza
a interrogare il mistero della bellezza
ad auscultare il fremito del suono
l’abbandono
nella culla del silenzio
farò in tempo
a conoscere la compagnia della paura
il lampo dello spavento
e a esorcizzare il vento dell’orrore
a contare gli spiccioli del tempo
in fondo alla tasca
in attesa che la burrasca
passi…

tanto tanto tanto ancora manca
prima che il sole
fatto vasta vana immensa nube
diventi
una nana bianca…

*

6 – L’onda

L’onda del mar l’onda del vent del fiat
del sangue del pensier dla melodia
ch’increspa l’aria l’onda dle risat
ch’fan brilè i occh del piant dla nostalgia

quand s’fa sera del cor inamorat
l’onda tle ven del mel dla fantasia
ch’vola del gran matur tel golf dl’estat
l’onda dl’asenatessa dla pasia

l’onda el ritme di giorne el gran respir
dle stagion dle sement tla terra l’onda
el palpit di pianet dentra l’anell

dle orbit e el foc del sol ch’arfà el su gir
l’onda el mister ch’illumina tla sponda
del temp sensa confin el grid dle stell.

*

7– L’onda

L’onda del mare
l’onda del vento
del fiato
del sangue
del pensiero
della melodia che increspa l’aria
l’onda delle risate che fanno brillare gli occhi
del pianto
della nostalgia quando si fa sera
del cuore innamorato
l’onda nelle vene del melo
della fantasia che vola
del grano maturo nel golfo dell’estate
l’onda della assennatezza e della pazzia.
L’onda.
Il ritmo dei giorni
il gran respiro delle stagioni
delle sementi nella terra.
L’onda.
Il palpito dei pianeti
dentro l’anello delle orbite
e il fuoco del sole  che rifà il suo giro.

L’onda.
Il mistero che illumina
nella sponda del tempo senza confini
il grido delle stelle.

*

8 – Entropia

In questo globo amorfo di abulia
di indifferenza atemporale
voglio congelare
ogni  parvenza di movimento
di mutamento
voglio azzerare l’entropia
nell’infinito farmi immortale.

Ma attraverso il mio illuso straniamento
nell’interno universo
il sangue corre
respirano le fibre.
E il cuore batte inesorabile
il sentimento.

* 

9 – Il moscerino

Nirvana
sonno in un’urna d’ambra
del moscerino
intatto
nel chicco
della mia collana.

*

10 – Capogiro.

Quante volte
in un’ora
in un minuto niente affatto speciale
in una minimale
frazione di respiro
nell’assenza apparente di rumori
una fugace evidenza
da capogiro,
il senso delle infinite vite vive o inerti
i concerti silenti
degli infiniti pianeti
degli infiniti soli spenti.

*

     

Itō Jakuchū, "Rondine e camelia" - in apertura "Pappagallo rosso sul ramo di un albero", ca 1900, MET Museum New York
Itō Jakuchū, “Rondine e camelia” – in apertura “Pappagallo rosso sul ramo di un albero”, ca 1900, MET Museum New York

     

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