Interstellar overdrive, inediti di Sergio Rotino

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Interstellar overdrive, inediti di Sergio Rotino.

     

      

L’autore  fornisce qualche nota per meglio introdurre il lettore ai testi:

Le tre poesie che formano il poemetto interstellar overdrive sono state create per “Il compianto”, personale del duo artistico bolognese PetriPaselli (26 maggio-4 giugno 2016) presso la galleria d’arte Adiacenze.
Nel primo testo si cita Kal-el, ovvero il nome originario di Clark Kent alias Superman. Clark Kent non è umano, ma proviene dal mondo distrutto di Krypton. Lo salva il padre inserendolo in un missile che attraversa l’universo per giungere sulla Terra.
Nel secondo testo si cita una sedicente Kara. Il riferimento è a Kara Zor-el alias Supergirl, cugina di Kal-el.
Nel terzo testo si citano nascostamente la Fortezza della solitudine (Superman) e la Batcaverna (Batman), ma anche la rocca e il fantasma di Azzurrina, Platone, la mummia e altro ancora.
Alla base dei poemetti interstellar overdrive e rapsodia del piccolino e della poesia nel bosco, ci sono tre favole classiche trasfigurate. Nell’ordine: Biancaneve, Cappuccetto rosso, Pollicino/Hansel e Gretel.
Il maschile e il femminile, in questi testi, è volutamente fluido. SR

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Sergio Rotino vive e lavora a Bologna nel campo dell’editoria e dell’organizzazione di eventi culturali.
Negli anni ha curato varie antologie narrative. Fra queste RZZZZZ! e 6000 raudi e 2mila paranoie (Transeuropa, 1993, 1996); Resistenza60 (Fernandel, 2005); Quello che c’è tra di noi (Manni, 2008), Magia dell’inganno e Voci narranti (ogni uomo è tutti gli uomini edizioni, 2015).
Altre sue curatele riguardano titoli di narrativa e poesia quali: Marco Giovenale, Il segno meno (Manni editori, 2003); Renato Giorgi, Racconti partigiani (Aspasia, 2003); Raymond André, Le vetrate di Saint Denis (Manni editori, 2004).
Suoi racconti e poesie appaiono in antologie e riviste, sia italiane che estere, sia cartacee che elettroniche, fra cui Versante Ripido. Nel 2009 pubblica il romanzo Un modo per uscirne (Abramo editore), mentre nel 2011 esce Loro (Dot.com press), sua prima silloge di poesie, cui segue nel 2013 Altra cosa da inventare (Isola).
Dal 2010 organizza la rassegna “Paesaggi di poesia” per la libreria Ibs.it bookshop di Bologna.

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interstellar overdrive

1

poi avvelenata corpo e spirito lì dentro te ne stai in sospensione vita che non appare come vita onore senza onore purtuttavia a te deputato da chi diversamente ti ha amata e il resto ha inserito di te nella capsula spaziale il plexiglass ti contiene perché
                        mummificata sopravvivessi da sole a sole da universo ad altro universo in aria rarefatta purificata dalle essenze
                        distesa anche fra tanti fiori tanto dolore oh amore di principessa senza corone hai procurato principio
cardine dell’attesa carne diafana caviglie da passo montano così tutti possono ricordare attorno la bianca immagine di te la tua
                        provenienza il cosa realmente sei comprendere
la potenza del tuo vero nome quanto esso vale ed è compianta trasformata in sovrumano sostenuto dall’acciaio addio kal-el

      

2

se è possibile sopravvivere al male combatterlo pure ci si chiede è anche possibile sopravvivere al dolore di un viaggio
                      interstellare che separi

la memoria dalle vesti il corpo dai resti di chi ti ha voluto bene fino al pensare di conservare il tuo odore sottovuoto
                      sempiternamente i sette tuoi pari i cavalieri nani pronti a spartire la pena appena
palesata con chi ti salverebbe pure prolungando la lettura ingrossando al contempo senza nullo sapere la muscolosa teoria di
                      baci dati tanto per dare dopo carezze poco audaci ma
necessarie all’aumentare il bonus della prestazione propendono per il sì peccato
però tu venga da così lontano e la tua mano ferma sia regina inossidabile quanto fredda nell’epidermide sotto questo sole le
                      labbra fatte oramai violacee sei nulla niente copula
a legare pronome con sostantivo niente infestazione destinata al procreare il verde ti fa male quindi mia kara sola te ne starai
                      ancora nella tua dura solitudine insieme ad altra paccottiglia
incartata al meglio albina chiusa nella teca a mo’ di perfezione statica di morta estetica
ripetibile per differenze minime pezzo in più pezzo in meno catalogata riposta dove il principe azzurro bravo il mio ragazzo di
                      acciaio 
temprato desidera tu stia per convenzione ennesimo oggetto muto della sua privata collezione

     

3

nelle camere del castello avito sito della tua fredda solitudine costruite dentro la roccia sottoterra dove tutto diventa segreto con
                   l’umido

a gocciare liquame scuro viscoso secreto dalle viscere loro e il sole a frangersi contro quel ghiaccio intriso di sale dietro cui viene
                   celato fra tante cose la cui somma tirata esatta dice paccottiglia priva d’ogni valore non memorie bensì memorabilia
                   foto in bianco e nero di altre famiglie diversamente apparecchiate riposa
all’infinito la forma speranzosa del finto lutto insieme al morso di una rossa mela parte per il tutto al dente della strega estratto
                   dalla matrigna megera lì
mio azzurro principe dal cuore inossidabile avverso a ogni speranza vana hai conservato un mondo fatto di carni albine e veli in
                   garza sigillati teca appresso
teca in spazi senza fiato per quel tuo frainteso amore mancato da orfano regnante privo di regno terreno illuminati sono a
                   giorno pressurizzati anche perché
d’attorno spandano il quieto splendore delle ceneri ancora da venire e come una eco rilascino dai buchi fondi ove si aggetta
                   l’ombra dell’uomo diventata cieco muro
le risate azzurrine della bella ragazzina bionda o bruna vorrebbe bacchetta più coroncina di fate da regina un regno su cui
                   regnare con te ma quando
se tardi o prence ad arrivare sul tuo cavallo bianco o se arrivato al punto dove il lamento sgorga accorato ti ritrai dall’ammirare il
                   contenuto dal baciare quelle forme per apprezzare il contenente
pensando così col pensiero pronto a penetrarti la fronte di preservare la bellezza come il vuoto del tuo star da solo nel freddo
                   mausoleo nella fortezza

       

nel bosco

dice sono nel bosco sono qua mi vedi dove prende a tratti non prende la voce o solo il suono della voce per cui non sa chi sente
                   all’altro lato del campo nello spazio vuoto oltre il rumore e quanto dica

all’orecchio lungo agli occhi fondi corredo di una bocca ossuta così bianca ma così bianca da abbagliare persino quella nave che
                   le onde solca del rabbioso mare in cerca di una luce sicura di un faro capace
di indicare la via potente sì però così è troppo è tanto non sa no che non lo sa chi chiama dal fondo del bosco dicendo son qua se
                   quello amato oppure un orco uno spettro fuoriuscito dal fosso vede
solo il colore suo rosso dice ma è persa non sa chi la chiama da dove cosa veramente sente cosa realmente prova per dire ma a
                   chi
poi a
che cosa nonna chiede mamma però non piange se lo fa non lo dà a vedere son qua torna a dire il tempo diventato
                   fosco qua vienimi a prendere liberami
sono nel bosco

     

rapsodia del piccolino

I

si sente perso e non c’è verso di dirgli calma di fargli capire il son qua non ti preoccupare quanto è andato perso dentro al bosco vedrai si ritroverà forse o forse stai tranquillo altra cosa arriverà diversa da quanto sapevi da quanto speravi quando perso avevi
                 ogni direzione ogni forma di ragione ma

adesso invece ragiona sei qui son qua piccolino vicino alla sua di sorellina anche se ancora senza occhi per vedere nel buio dove
                 si va senza pane a
lenire la vostra fame di voi due eppure tu lontano da lei vai a buttare sassolini a cercare poi tenton tentoni quell’altra la sua di
                 manina

     

II

lo sa che di ogni affetto voluto le immagini si sono fatte così lontane da essere invisibili dentro a tutto il buio emanato dal bosco
                 a tutta la fame col suo brontolio fosco lo sa come tu lo sai e ti aspetta lo stomaco vuoto con le sue richieste all’imbocco
                 del forno un conato solo a fermarti a toglierti il fiato nell’ultimo minuto poi vai

avanti ancora pochi passi in tasca non più sassi capaci di mantener fermo il passo ma briciole di pensieri vicini con la paura
                 finché alla
radura eccoti arrivato dove la casina vedi come lei ti vede puro marzapane tutto da mangiare mio piccolino allora dove le difese
                 metti solo nel non capire quanto grande sia la casina quanto lunga la vostra fame tua e
della tua sorellina

     

III

alla fine ci entri nel forno di lei così accogliente lei bocca lei bacio nessun dente affilato frattanto la sorellina sta a prender
                 coraggio

fiato anche un po’ più discoste ascoltando le sue sacrosante richieste strette in quella fame che
non è fame però lo è basta non sia più marzapane basta dolci basta miele a colare per ogni dove a impiastricciare la testa
                 quanto le mani almeno basta fino a domani perché oggi voglio il cuore piccolino ringhia lo voglio da mordere da
                 offrire
morbidamente alle mie fauci cuoci le tue carni i tuoi affanni dimentica nella masticazione ossicine di bambino senza
                 immaginazione si tostano e ti vedo sai
anche non vedendoti stai lì bruci il grasso ma di arrenderti ancora rifiuti mentre tua sorella piccolina langue smunta a stomaco
                 vuoto attende nel suo biondo innocente tu ti riduca in cenere ti arrenda
definitivamente

                            

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Gentile lettore, all'autore di questo articolo farà molto piacere se vorrai lasciare un commento.

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