Intervista a Guido Catalano

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Intervista a Guido Catalano, a cura di Paolo Polvani.

    

   

In questo numero di Versante Ripido dal tema “spinoso” che ha fatto fuggire parecchi poeti interpellati in merito, abbiamo deciso di proporre un’intervista al Poeta Nazional-popolare per antonomasia: Guido Catalano.
Apriamo chiedendo all’ironico Guido di parlaci brevemente della propria vita, poi passeremo a domande specifiche:

Sono nato a Torino quarantaquattro anni fa.
Laureato in lettere Moderne, sono stato il peggior studente della mia classe al liceo, dove ho passato sei anni al posto di cinque, poiché amo soffrire.
Ho fatto anche due mesi di militare, poi mi hanno riformato perché nel test con le domande strane, quello che ti chiede se ti piacciono i fiori, è risultato che avevo una punta di ansia e depressione.
Amo quel test.
Prima di diventare poeta professionista vivente ho fatto diversi lavori tra i quali, correttore di bozze, lettore dei contatori dell’acqua, portiere di residence. Oggi campo facendo spettacoli nei quali leggo ad alta voce le mie poesie e anche grazie ai libri che la mia casa editrice, Miraggi Edizioni, ha la bontà di pubblicarmi. Agli spettacoli viene un sacco di gente, tipo che l’altra sera a Milano ho fatto seicento persone.
E pioveva pure.
Son quasi dieci anni che non mi taglio la barba.
Sono innamorato di una ragazza più alta di me di circa otto centimetri e non vi dico se si mette i tacchi.
Per essere un poeta sono troppo di buon umore.

    

Sei l’unico poeta in Italia che vive di spettacoli di poesia, l’unico per cui la gente fa la fila. Che effetto ti fa l’invidia di tutti gli altri poeti ? (compresa la mia)

Non sono l’unico: c’è anche Vincenzo Costantino, in arte Chinaski. Poi c’è un giovane che ultimamente si sta facendo notare parecchio che si chiama, suppongo in arte, Gio Evan e che secondo me, se ancora non ci campa, manca poco.
L’invidia degli altri poeti mi fa godere perché sono una persona cattiva.

    

Tu pensi che dopo un tuo spettacolo a qualcuno venga il desiderio di andarsi a leggere Zanzotto ? perché questo sarebbe davvero un bel successo.

Non lo so, devo chiedere.
So però che molte persone, soprattutto tra i giovani, mi hanno scritto che non leggevano poesia e che dopo avermi conosciuto, hanno iniziato ad avvicinarsi a questo genere.
Niente male.

     

E tu? hai un buon rapporto con Zanzotto?

Abbiamo giocato a tennis in doppio per una mezza dozzina d’anni.
Poi abbiamo scazzato per una questione di soldi e non ci siamo più visti.
Ogni tanto mi compare in sogno e mi dà i numeri del Lotto.
Non li gioco mai.

     

Qualcuno ti ha accusato di fare “comizi di propaganda mediocrista”. Non credi che ci sia del vero?

Non lo credo, però sono certo che chi mi ha accusato di fare “comizi di propaganda mediocrista” sia un coglione.

    

Nelle ragioni del tuo successo che percentuale riconosci a Ossi di seppia e quanta invece a Zelig?

Ossi di Seppia 3%
Zelig 4%
Tutto il resto è merito del fatto che ho iniziato a scopare tardissimo.

     

Nella vita sei davvero uno triste che fa ridere oppure uno molto serio che ci prende per il culo?

Sono uno molto serio che combatte la tristezza prendendovi per il culo.

    

Immagino che comunque tu ti diverta molto. Come nascono le tue poesie? C’è più ingenuo candore o più scaltrita ruffianeria?

Mi diverto molto sì.
Le mie poesie sono cambiate nel tempo e nel tempo è cambiato il modo di scriverle e di pensarle.
Quindici anni fa era più l’ispirazione del momento.
Oggi ci lavoro in maniera scientifica.

    

Che progetti ha Guido Catalano per il futuro?

Un Tour per l’Italia piuttosto ricco che parte a dicembre e un romanzo per Rizzoli che esce a febbraio e perdere almeno sette chili.
Magari fare un figlio.
Meglio una figlia.

    

In chiusura proponiamo una poesia di Guido Catalano:

Ma meno male che ti amo

Stamattina mi son svegliato
e la prima cosa che ho pensato
– anzi la seconda
la prima è stata
“ora devo proprio aprire gli occhi” –
la seconda è stata
pensa un mondo come questo
identico a questo
sputato
con tutte le sue brutture
e le sue bellezze
il suo regno animale
vegetale
e
minerale
con tutto il suo cielo
il suo sole
le sue nuvole
le sue città
i suoi bambini
il suo vento
l’inchiostro
i gatti
le lacrime
i libri
le risate
con tutte le sue guerre
la stupidità
gli dei
i prati
i mari di ignoranza
le montagne di tristezza
i laghi di paura
i deserti di pazzia
i grattacieli di solitudine
gli ammezzati di stupidità
pensa a un mondo come questo
identico
sputato
dove però
io
non
ti
amavo

magari
manco
ti sapevo

ecco
stamattina
dopo che mi son svegliato
dopo che ho aperto gli occhi
ho pensato
“ma meno male che ti amo”

e ti confesso
che l’ho detto pure ad alta voce
l’ho sussurrato nella solitudine della mia stanza

poi lo so
a qualcuno
potrebbe sembrare
cosa di poco conto

beh
non lo è.

                  

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