Intervista a Josip Osti, a cura di Anna Belozorovitch

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Intervista a Josip Osti, a cura di Anna Belozorovitch.

    

    

Josip Osti, poeta, narratore, saggista, critico letterario, curatore di antologie e traduttore, nato nel 1945 a Sarajevo dove si è laureato alla Facoltà di filosofia. È stato redattore del giornale studentesco Naši dani (I nostri giorni), redattore nella casa editrice Veselin Masleša, segretario della Sezione dei letterati della città di Sarajevo e direttore della Manifestazione letteraria internazionale I giorni di poesia di Sarajevo, redattore della rivista Books in Bosnia and Herzegovina, presidente dell’Associazione dei traduttori letterari della Bosnia ed Erzegovina.

Josip Osti Foto: Jože Suhadolnik
Josip Osti Foto: Jože Suhadolnik

Da giovane praticava anche l’atletica: È stato più volte recordman e campione della Bosnia ed Erzegovina nelle gare sprint, campione giovanile della Jugoslavia in pista di 400 metri e inoltre per parecchi anni membro della rappresentanza atletica jugoslava.

Dal 1990 vive in Slovenia (a Ljubljana e a Tomaj sul Carso che negli ultimi anni è la sua fissa dimora). Fino al pensionamento in Slovenia nel 2007 era libero artista, vivendo, come soleva dire, d’amore e di ciò che scriveva e traduceva. Dal 1997 scrive anche in lingua slovena. L’opera completa di Osti d’allora in poi, realizzata tanto nella lingua dei ricordi (come chiama il suo serbocroato ossia il bosniaco di provenienza croata) quanto in sloveno, consiste in più di 30 raccolte di poesia, 5 libri di prosa e 27 volumi di saggi, critica letteraria e testi pubblicistici.
Ha curato 14 antologie di poesia e prosa slovena e bosniaco-erzegovese e ha tradotto più di 110 libri e 17 testi di teatro di autrici e autori sloveni, traducendo per giunta anche qualche libro di autori bosniaci-erzegovesi in sloveno.
Finora i suoi libri sono stati tradotti in 70 lingue straniere e pubblicati all’estero.
Molte sue poesie sono state incluse in parecchie antologie di poesia bosniaco-erzegovese, croata, jugoslava e slovena, ma anche in parecchi florilegi di altri paesi balcanici, mitteleuropei e mondiali. In sloveno (tradotte o scritte direttamente) sono state pubblicate le seguenti sillogi di Osti: Barbara in barbar (Barbara e il barbaro – traduzione di Jure Potokar), 1990; Ljubezensko dvorišče (Il cortile dell’amore – per l’infanzia, tradotto da Boris A. Novak), 1993; Sarajevska knjiga mrtvih (Il libro dei morti di Sarajevo), 1993 e Salomonov pečat (Il timbro di Salomone, entrambi con testo a fronte, tradotti da Jure Potokar), 1995; Kraški Narcis (Il Narciso del Carso), 1999; Veronikin prt (Il sudario di Veronica), 2002; Večnost trenutka (Eternità dell’istante, scelta e nuove poesie), 2003; Rosa mystica, 2005; Vse ljubezni so nenavadne (Tutti gli amori sono straordinari), 2006; Med Koprivo in Križem (Tra Kopriva e Križ), 2007; Tomajski vrt (Il giardino di Tomaj), 2007; Dan in noč vsakdana (Giorno e notte, trantran quotidiano), 2007; Sence kresnic (Ombre di lucciole), 2009; Jutranjice, večernice (Canti mattutini e vespertini), 2009; Oživi mrtva veja (Si rianima il ramo morto), 2009; Na križu ljubezni (Sulla croce dell’amore), 2009; Nocoj sneg diši po tebi (Stanotte la neve ha il tuo odore), 2009; Objemam te in poljubljam v vseh barvah Marca Chagalla (Ti abbraccio e bacio in tutte le tinte di Marc Chagall), 2010; Rad imam življenje, smrt pa rada mene (Amo la vita, la morte invece ama me), 2012; Na nikogaršnji zemlji (Nella terra di nessuno), 2014; Majhna pesem (Piccola poesia), 2015 e Atrij (Atrio), 2015.
Quattro libri di prosa: Izginula ledena čarovnija (La scomparsa magia di ghiaccio, tradotta da Lela B. Njatin), 1998; Učitelj ljubezni (Il maestro dell’amore, tradotta dall’autore), 2004; Pred zrcalom (Davanti allo specchio), 2016 e Duhovi hiše Heinricha Bölla (Gli spiriti della casa di Heinrich Böll), «romanzo caleidoscopico, fatto di storie, soprattutto di scrittori», 2016.
Due raccolte di saggi: Tek pod mavrico – eseji in literarnokritični teksti o delih slovenskih pisateljic (Corsa sotto l’arcobaleno – saggi e testi di critica letteraria di opere delle scrittrici slovene), 2008 e Življenje s knjigami (Una vita con i libri), 2013.
Un volume di interviste: con lui e sue con altri scrittori: Med čermi vprašanj in odgovorov (Tra gli scogli delle domande e le risposte), 2014; un libro di corrispondenza con Vera Zogović: Sarajevo med Ljubljano in Beogradom (Sarajevo tra Ljubljana e Belgrado), 2016.
Ha ottenuto molti premi letterari e riconoscimenti per le traduzioni. 

      

Caro Josip, mi piacerebbe chiederle, in primo luogo, come ha avuto inizio il suo amore per la poesia. Quale crede sia stato il primo momento e motivo che l’hanno portata a scrivere? E da allora, la poesia le ha tenuto compagnia in maniera continua o ha avuto periodi distinti di scrittura?

Il mio amore per la poesia è iniziato quando per la prima volta ho sentito leggere mia nonna. Inoltre ho iniziato a leggere molto presto, prima di iniziare ufficialmente ad andare a scuola e questo è stato per me un altro passo dentro la letteratura. Da allora ho sempre letto molto. E nonostante io abbia scritto molti libri e ne abbia tradotti ancora di più, io mi vedo ancora in primo luogo come un lettore. Tra i miei primi libri d’infanzia c’era la traduzione di Mille e una notte. Ancora adesso possiedo quattro di quegli otto volumi pubblicati nel 1952, e li custodisco nella mia casa, nel piccolo villaggio chiamato Tomaj dove ora vivo. Questo villaggio si trova non lontano da Trieste, quindi dal confine con l’Italia.
Mia nonna e Sheherezade, che hanno passato la loro vita a raccontare, mi hanno portato nel meraviglioso mondo della letteratura. E da allora molti altri scrittori e poeti mi hanno ispirato. Lo fanno tuttora.
Ho iniziato a pubblicare poesie quando avevo quindici anni. Le mie prime composizioni parlavano d’amore, e lo stesso accade con le ultime.
Posso dire che scrivere poesia è per me un’ispirazione costante, nonostante io abbia scritto anche prosa, saggi, critica letteraria e abbia tradotto molti testi di autori sloveni.

    

Ho letto alcune sue riflessioni in cui afferma che “la poesia offre una Storia dell’uomo e dell’umanità più credibile”. Vuole aggiungere qualcosa a questo ragionamento?

A questo voglio aggiungere che la Storia del mondo è prevalentemente la storia delle guerre. La storia insegnata a scuola è stata scritta da storici, i quali esaltano gli imperatori e i sovrani. Non è possibile trovare l’uomo comune in quella Storia. Ma la letteratura, invece, parla di uomini comuni. Lo fa la poesia come la prosa. È per questo che io amo la letteratura più della Storia.

    

Mi piacerebbe ora chiederle qualcosa che riguarda il tema del nostro numero di ottobre, che è il rapporto dei poeti con gli animali. Qual è il suo? C’è stata una creatura “speciale” nella sua vita?

Uno dei miei testi in prosa è intitolato “Sono cresciuto con gli animali”. Perché sono letteralmente cresciuto tra gli animali, non soltanto durante le vacanze estive, ma anche nei momenti in cui visitavo mio nonno, che viveva in campagna. Sin dal mattino presto e fino alla sera passavo il mio tempo con gatti, cani, conigli, galline, papere, tacchini, maiali, mucche, cavalli.
Tra l’età di otto e dodici anni, ho vissuto con i miei genitori a Sarajevo. Di fronte alla nostra piccola casa c’era un grande cortile, dove io e altri bambini tenevamo molti animali. Gli altri bambini avevano un cane, mentre io un gatto e quattro tartarughe. Tutti avevamo molto piccioni. A un certo punto ne ho avuti centocinquanta.
Uno dei miei libri in prosa è intitolato Il maestro dell’amore, il titolo di uno dei racconti che contiene. Questo maestro è un piccione. E io ho imparato da quel piccione, come ho imparato da molti altri animali, davvero tanto sull’amore.

     

Ha mai dedicato poesie a un animale?

Non se io abbia dedicato più poesia o prosa agli animali. In ogni caso, ho scritto moltissimo per loro. E oggi a Tomaj ho due gatti, mentre la mia compagna Urska ha un cane e un gato. In un mio recente libro di haiku intitolato Atrio, ho scritto soprattutto molte poesie legate a un cane che porto regolarmente a passeggio. Ma il libro si conclude con un testo su un gatto:

Durante il giorno il gatto
dorme sui nostri pigiami
tiepidi e abbracciati

[traduzione di Anna Belozorovitch dall’inglese]

                   

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