Intervista a Mara Cini, a cura di Rosa Pierno

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Intervista a Mara Cini, a cura di Rosa Pierno.

    

    

Lomogram_2018-04-06_08-59-49-Mara Cini è nata e vive a Lagune di Sasso Marconi. Ha studiato all’Istituto d’arte e al DAMS di Bologna.
Collaboratrice di storiche riviste sperimentali come “Tam Tam” diretta da Adriano Spatola e Giulia Niccolai, “Mini” diffusa nel mondo da Franco Beltrametti, “Il poesia illustrato” di Corrado Costa, è da tempo redattrice di “Anterem” (http://www.anteremedizioni.it/).
Ha partecipato a letture e incontri di poesia (tra gli altri “romapoesia” e Biennale di Venezia) e a collettive di scrittura visuale.
Ha pubblicato: e film introverso e film chimico (il periplo, 1976); Scritture (North Press, 1979) ora visibile su http://www.gianpaologuerini.it/b_aboutyou/2_guests/pdf/cini.pdf; La direzione della sosta (Tam Tam, 1982), Anni e altri riti (Anterem, ”Premio Lorenzo Montano”, 1987), Dentro Fuori Casa (Anterem, 1995) Specchio convesso, con Rita Degli Esposti e Paolo Mazzucchelli (Anaeditrice, 2006); racconti in: Narratori delle riserve a cura di Gianni Celati (Feltrinelli, 1992), Racconta 2 (La Tartaruga, 1993) e diversi lavori di microeditoria “artigianale” .
Recentemente la Chicago Quarterly Review ha pubblicato traduzioni di sue poesie a cura di Olivia Sears, l’Atelier InSigna ha realizzato libri d’artista con suoi frammenti testuali.

Vi proponiamo un’intervista che Mara Cini ha concesso a Rosa Pierno per Versante Ripido. In questo stesso numero di VR potete trovare un articolo con sue poesie.

       

La tua attività poetica è nata contemporaneamente al tuo interesse per le arti visive, visto che ti sei diplomata all’ Istituto d’Arte, o è nata successivamente?

Ho scoperto la scrittura dapprima come grafia: ricordo con precisione il primo giorno di scuola quando guardando i segni alfabetici sulla lavagna, inestricabili, ho pensato che non sarei mai riuscita a decifrarli. Poi le parole, i testi e gli altri elementi visuali hanno cominciato a germogliare e, incontrandosi, a farsi traccia verbale e/o visiva.

     

Sin dai tuoi esordi, la tua poesia è caratterizzata da una forte componente descrittiva, diremmo quasi da una descrittività paradossale, poiché si sofferma su bagliori e trasparenze, su ciò che di più ineffabile ci sia…

Ma la mia poesia è piena di oggetti, cose su cose, ritagli, riquadri d’apparenze, bordi, perimetri, sbavature temporali, messe a fuoco asimmetriche, corpo a corpo dei pensieri, giustapposizioni inedite…Forse quello che tu trovi ineffabile è il risultato di queste giustapposizioni…

    

In genere la mente si specializza in una forma espressiva. Ci racconti della tua doppia attività artistica: scrivere poesie e realizzare opere d’arte? Sono fasi cronologicamente distinte o procedi a volte contemporaneamente?

Queste mie attività sono spesso legate a contingenze quotidiane, a disponibilità di spazi adeguati e di tempo.
Sono stata guidata a ricerche di certa pittura segnica e ho prodotto scritture terrestri, composizioni e pagine con elementi naturali, parole, stoffe… In parallelo la mia scrittura lineare si è fatta assemblage linguistico, collage verbale, insieme di fotogrammi.
Credo che lavorare con le parole sia fonte di tensione e di rischio, comporta sempre un dire. Lavorare con le mani, con diversi materiali, su superfici concrete, è un’esperienza più ludica e fluida.
Ma sono importanti anche gli incontri, le modalità non sempre facili di comunicare, di esserci, per me che vivo un po’ isolata, in campagna. In queste circostanze con la poesia è più facile viaggiare.

     

La tua poesia presenta lacune, vacuoli, asole, mostra sdruciture nel tessuto, una sorta di impossibilità della continuità o meglio contiguità affioranti….

Molta imperfezione e vulnerabilità. Tante lacune perché è nelle fenditure, nella frattura di contiguità consuete, che il linguaggio, incrinandosi ai significati della normale comunicazione, può tentare di produrre poesia.

    

Quali sono i tuoi progetti futuri? Hai un libro in preparazione?

Il mio lavoro è essenzialmente costituito da frammenti. Mi piacerebbe assemblarne molti, a partire da cose scritte lontano nel tempo, a formare una specie di racconto (narrema). Mi piacerebbe scrivere a mano e legare le pagine con fili veri. Credo a una scrittura necessaria e se questa necessità manca credo al silenzio.

        

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opera di Maurizio Caruso

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