Intervista a Roberta Lipparini

Hill e Adamson, "Elizabeth Logan", 1843-47, Met Museum

Intervista a Roberta Lipparini, a cura di Paolo Polvani.

    

    

Tu conduci laboratori di poesia per bambini, come li organizzi?

Ho condotto alcuni laboratori di scrittura di filastrocche, pochi. E’ un’attività occasionale ma entusiasmante. Il segreto della loro riuscita ha un nome e un cognome, quelli di una cara amica bibliotecaria che è una vera artista per quanto riguarda la realizzazione di oggetti e materiali “poveri”, ma di straordinaria fantasia e forte simbolismo. Le sue creazioni fungono da binari, stimoli, sorprese sensoriali. Sono tracce sulle quali io e i bambini creiamo tessuti di parole. Offro spunti, cerco di incuriosirli, stimolarli, emozionarli, dico loro cosa fare, il “come” riguarda la loro sensibilità e porta sempre risultati inattesi e strabilianti.
Pongo loro domande, li esorto al gioco, cerco di spronarli, e alla fine prendo le loro parole e le “impasto”, dando vita a rime improvvisate a partire dalle loro suggestioni. Sono loro i “poeti”.

      

Come reagiscono i bambini alle tue sollecitazioni?

Mettendo in campo il loro carattere, il loro umore, la spregiudicatezza e l’ingenuità infantile, con tutte le variabili possibili, senza convenzioni.
Ogni volta è un’esperienza imprevedibile. Ogni volta ti porgono doni di ricchezza inestimabile. Cerco di farli sentire unici e preziosi, di dare valore alla loro diversità e alle loro piccole ombre.

       

I risultati sono immediatamente verificabili?

Alcuni si: il coinvolgimento, la creazione, l’azione che ha luogo, danno risultati immediati, scritture fresche ma contraddistinte già da piccoli frammenti del loro vissuto. Alcuni bambini, alla fine degli incontri, mi prendono timidamente da parte e mi svelano piccoli segreti, mi regalano il dono della confidenza. La speranza è di lasciare un piccolo germoglio, un segno, un ricordo, un’esperienza… che è o diverrà poesia.

     

Ci sono bambini che ti contattano anche in seguito?

Certo. E’ magnifico quando accade. Bambini che in seguito mi inviano poesie scritte da loro o che continuano a raccontarmi episodi della loro vita, come il protrarsi di una intesa speciale. Come se la “voce poetica” fosse una strada nuova da percorrere, una diversa possibilità di relazione.

     

Com’è la creatività dei bambini rispetto a quella degli adulti?

Come ricordava Picasso: “Ogni bambino è un’artista”. La loro creatività è disinvolta e immediata. Rigogliosa. Fresca. Sorprendente. Senza sovrastrutture e mediazioni del pensiero.

      

E’ vero che i numerini nati dal numero 6 non lo chiamano né mamma né papà, ma Gino se sono pari, Euterpe se dispari, e i vescovi si grattano la pancia?

Sei stato tu. Hai appena fatto nascere un “pari-Gino”.

      

Ti risulta che nel pianeta Felicità Futura lavorare sia un reato perseguibile penalmente? e sia obbligatorio invece giocare e divertirsi?

E’ così. Tutti i Polvani del mondo si riuniscono a giocare e sono obbligati a rinunciare per sempre al lavoro di giornalisti. Se intervistano un poeta finiscono dritto dritto in prigione. Per chi fonda una rivista c’è l’ergastolo.

     

Lo sapevi che le mamme dei bambini della tribù dei Piedi neri vietano ai piccoli di lavarsi più di una volta l’anno?

Certo. Per questo io rilascio interviste esclusivamente via mail.

     

E’ vero che gli uccelli dal becco giallo si cibano soltanto di vermi che si chiamano Carlo?

Sì Carlo, cioè… sì Paolo. Ma tu sei troppo grande, non temere. E non sei nemmeno sufficientemente rosa.

    

Nella tribù dei Ciuchi duri andare a scuola è tassativamente proibito? e solo gli ignoranti hanno accesso allo stadio?

Non solo è vero, c’è di più. La Tribù dei Ciuchi duri ha invaso il Pianeta. Si sono travestiti da giornalisti e poeti, ma è un segreto, non lo scrivere questo.

                     

Hill e Adamson, "Master Finlay", 1843-47 - in apertura"Elizabeth Logan", 1843-47, Met Museum
Hill e Adamson, “Master Finlay”, 1843-47 – in apertura”Elizabeth Logan”, 1843-47, Met Museum

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