Intervista a Sangeeta Gundecha, a cura di Anna Belozorovitch

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Intervista a Sangeeta Gundecha, a cura di Anna Belozorovitch.

    

    

_mg_7841Sangeeta Gundecha è una poetessa hindi, autrice di racconti, saggista e traduttrice.
Sue poesie e racconti sono raccolti nel volume “Map of Solitude”.
Sta scrivendo un romanzo in malwi, dialetto dell’India Centrale. La sua raccolta di poesie “Jee Poems”, dove utilizza insieme l’hindi e il malwi, è stata molto apprezzata.
Ha pubblicato diversi libri sul teatro classico e contemporaneo in India, tra cui “Natyadarshan”, opera che raccoglie conversazioni estese con grandi registi teatrali: Habib Tanveer di Chattisgarh, Kavalam Narayan Panikkar di Kerala e Ratan Thiyam di Manipur.
Ha anche tradotto il poeta giapponese Shuntaro Tanikawa, lo scrittore argentino Jorge Luis Borges, poeti in sanscrito e in pracrito come Vatsraj, Kalidasa, Rajshekhara, Harsha ecc..
Ha ricvuto numerosi riconoscimenti per la scrittura tra cui Junior Fellowship of Government of India (1997), Fellowship of Institute of Advance Studies, Nantes, France (2011), Bhoj Award, Kalidasa Akademi, Govt. of M.P.(2004), Aananda award, Art 2020, (Bhopal 2016), il premio letterario Aasha Sahitya Samman (Bhopal 2017).
Co-redattrice di “Samaas”, rivista su letteratura, arte e idee in hindi, pubblicata dalla Raza Foundation, Nuova Delhi, e di “Natyam”, rivista sul teatro in sanscrito e drammaturgia in sanscrito e hindi, pubblicata dal Dipartimento di sanscrito della Dr. H. S. Gaur University, Sagar, M.P. India.
Insegna letteratura sanscrita alla Rashtriya Sanskrit Sansthan, (Sanskrit University) Bhopal (M.P.), India.

     

In primo luogo, mi piacerebbe chiederle di raccontarmi del suo primo contatto con la poesia. Come ha saputo dell’esistenza della poesia, quale è stata la sua prima percezione del suo ruolo e significato? Quando, infine, ha cominciato a scrivere?

All’età in cui i bambini solitamente vanno a scuola, io facevo volare aquiloni sui cieli di Ujjain. Mio padre, che faceva il maestro di scuola, aveva deciso di insegnarmi i caratteri e l’alfabeto hindi a casa. Quando finalmente sono stata ammessa a scuola, per permettermi di sostenere l’esame del quinto e del sesto anno, il preside ha in qualche modo cambiato la mia data di nascita da 11 novembre 1973 a 1 aprile 1974.
C’era, nella nostra scuola, una bambina ingenua di nome Parvati. Le sue labbra erano sottili, le sopracciglia unite e gli occhi piccoli. Veniva spesso sgridata in classe perché recitava in maniera scorretta una poesia:

Wake up son
Open your eyes
Water here
Wash your face

[Svegliati figlio
Apri i tuoi occhi
L’acqua qui
Lava il tuo viso] (traduzione mia)

Parvati recitava gli ultimi due versi nel seguente modo:

Face here
Wash your water

[Il viso qui
Lava la tua acqua] (traduzione mia)

Più tardi ho frequentato una scuola che era collocata su una collina, in mezzo alla città. Si faceva una gara in cui veniva recitata Ramcharitmanas di Goswami Tulsidas nel giorno dell’anniversario del poeta. In quell’occasione, mentre ripetevo i versi da Manas, scritto in dialetto awadhi, ho avuto un’impressione acuta della bellezza, della semplicità e della visione di saggezza interiorizzata che provenivano da quei versi. Per tre anni di seguito ho praticato e vinto il primo premio della mia scuola nel recitare Manas, e ho lasciato la competizione perché anche altri potessero vincerla.
Qualche tempo prima, avevo sentito Manas recitato da mio padre e mia madre a casa. Mia madre leggeva anche Radheshyam Ramayan. Quando visitavo Tanodia, il villaggio di mio zio, mi capitava di assistere alla recitazione di Manas in un tempio, che risuonava per l’intero villaggio attraverso un altoparlante. Persino oggi, ogni volta che sento la parola Tanodia, il suono del Manas recitato è la prima cosa che richiama la mia mente. E soltanto dopo rivedo la piccola fermata dell’autobus, gli agricoltori, i fabbri e, infine, la casa di mio zio, i suoi amati abitanti.
Quando frequentavo l’undicesimo anno di scuola, mio padre ha cominciato a lavorare in un college a Bhopal come professore di legge. Io e mia madre ci siamo trasferite a Bhopal. L’attrazione più grande del posto era Bharat Bhavan, un centro artistico fondato dal poeta hindi Ashok Vajpeyi. Lì ho avuto l’opportunità di ascoltare grandi poeti e musicisti, vedere i lavori di grandi pittori e registi teatrali. Ero già entrata in contatto con artisti eccellenti a Ujjain, per esempio al celebre festival “Kalidas”. Ma allora ero una bambina, mentre ora percepivo tutto con occhi e orecchi di una ragazza che stava crescendo.
Tutte queste esperienze mi hanno fatto sentire che la poesia non soltanto è fonte di piacere, ma che può scuotere, che la poesia fa vivere nel mondo in maniera sensibile, che insegna ad amare, che senza poesia e senza linguaggio questo mondo non potrebbe essere compreso.
Non ricordo quando esattamente ho scritto la mia prima poesia, forse in un diario di quando frequentavo l’undicesimo o il dodicesimo anno di scuola, e non l’ho mai pubblicata. Ma ricordo che il mio primo tentativo consapevole di comporre una poesia ha avuto luogo quando mi stavo laureando ed ero innamorata. L’ho scritta pensando che colui di cui mi ero innamorata, un poeta, avrebbe apprezzato ciò che avevo scritto.

     

Lei è anche autrice di romanzi e racconti. Mi piacerebbe chiederle quale diverse esperienze comporta l’utilizzo delle diverse forme di espressione. Può la poesia fare ciò che altri generi non possono e vice-versa?

Tutte queste forme interagiscono diversamente con il tempo. Ci sono diversi modi in cui i temi e i personaggi sono messi in relazione in queste forme ed è per questo che i tipi di piacere che generano sono diversi. La poesia viene scritta con poche parole, c’è una consolidazione delle emozioni e c’è una scrittura spontanea; quindi, colpisce il cuore del lettore come una freccia. I romanzi tentano di elaborare le emozioni e la natura umana, andare nel dettaglio, e perciò cadono nel cuore del lettore lentamente, come gocce d’acqua. In un racconto, le emozioni non sono né consolidate né troppo elaborate; il racconto scende sul lettore come una pioggerella, e gli permette di assaporare il piacere della lettura.

      

Lei è anche studiosa di drammaturgia e di teatro. Che cosa può raccontarci sulla relazione tra teatro e poesia nel contesto indiano?

Il testo più antico sulla drammaturgia – Natyasastra, scritto da Bharatmuni – spiega che vi sono quattro elementi della rappresentazione: Aangik (rappresentare con le parti del corpo, come gli arti, gli occhi, ecc.), Aahrya (il teatro fisico, i costumi), Sattvik (la risposta dell’attore all’essenza del personaggio) e Vachik (ciò che viene detto). Di questi elementi, la recitazione parlata (Vachik) include una serie di suoni, dalla parola pronunciata alla musica. Vachik include anche i suoni più delicati: il rumore dolce dei passi di un uomo anziano, il cigolio di una porta che si apre.
Il primo autore teatrale noto in lingua sanscrita, Bhasa, nella sua opera Urubhangam paragona poeticamente il corpo macchiato di sangue di un soldato, eretto sul campo di battaglia, al fiore rosso dell’albero dell’Ashoka. Qui Bhasa mette in relazione e in contrasto la bellezza e la ripugnanza. Una poesia è in grado di combinare tutti questi elementi agendo delicatamente.

      

Che cosa sta leggendo al momento? Chi degli autori indiani e non – specialmente poeti – consiglierebbe in questo momento ai nostri lettori?

In questi giorni sto leggendo il poema epico in sanscrito Naishdhiyacharitam e Labirinto di Jorge Luis Borges. Naishdhiyacharitam è una meravigliosa storia d’amore tra il Rè Nal e la Principessa Damyanti. Chi vuole scoprire quanti strati di parole e significati possono esserci in un poema, dovrebbe leggere Naishdhiyacharitam. È considerato un elisir per gli studiosi. Leggere Borges invece significa sperimentare la condizione di sogno del linguaggio.
Ai lettori italiani interessati a conoscere autori dell’India, consiglio: Kalidas (sanscrito), Meer (urdu-persiano), Surdas (lingua brij), Meera (lingua rajasthani-sadhukkadi), e ancora Suyakant Tripathi ‘Nirala’, Shamsher Bahadur Singh, Kamlesh, Udayan Vajpeyi.
Il poeta Udayan Vajpeyi pubblica probabilmente la migliore rivista di letteratura, arte e idee hindi intitolata “Samaas”. Io collaboro con lui. Stiamo lavorando a un’uscita speciale sui romanzi in hindi e urdu. Grazie a questo ho recentemente letto autori straordinari come Shamsurrehman Faruqi e Wagish Shukla. A questo punto devo ricordare un altro straordinario scrittore, Nirmal Verma.

       

Questo nostro numero di Versante Ripido riguarda il tema della poesia in dialetto. Che cosa può raccontarci dell’utilizzo dei dialetti nella letteratura indiana? Il dialetto possiede uno status diverso quando utilizzato per scrivere la poesia? La poesia acquisisce uno status diverso se scritta in dialetto?

Sono molto felice che Versante Ripido abbia scelto come focus la poesia in dialetto. I dialetti sono in seria crisi ovunque nel mondo, nonostante costituiscano il mezzo più autentico ed efficace di espressione umana. I due romanzi dello scrittore hindi Renu, Maila Aanchal e Parti Parikatha sono un esempio lampante di ciò.
L’India è sempre stata un Paese multi-lingue, paese di molte lingue e di molti Dei. Là, invece di un libro, una lingua, un Dio, si trovano anche testi epici come Ramayan e Mahabharat. Siamo una civiltà pagana e questo si riflette anche nelle nostre lingue.
Nelle opere teatrali in sanscrito antico troviamo il pracrito (lingue locali) accostato al sanscrito. Nell’opera Mrichhakatikam di Shudrak, del VII secolo, si trovano sette o otto tipi di pracrito.
In India vi è una continuità tra tutte le lingue e il sanscrito potrebbe essere una delle ragioni per le quali questo accade. C’è anche una continuità tra lingue e dialetti. Per esempio Kalidas, nel suo poema epico Kumarsambhvam, ha utilizzato la parola “saparya”, che significa l’attività legata all’adorazione degli Dei. Nel dialetto malwi, sapraya diventa “saparana” o “haparana” e ancora nel dialetto bundeli è “sapariyao”, che significa anche l’atto di fare il bagno, che è un elemento essenziale dell’adorazione.
Negli ultimi mille anni ci sono state molte spaccature nella cultura indiana. Ma tali spaccature sono aumentate enormemente negli ultimi duecento, duecentocinquant’anni. Era il tempo in cui l’India era colonizzata dai britannici. Questo ha avuto un impatto profondo sulle lingue. Sono stati scritti libri come The modern vernacular literature of Hindustan di George Abraham Griegson. I dialetti venivano denominati come lingue della servitù, quando invece erano vere e proprie lingue parlate nelle case degli indiani. Così, anche la letteratura prodotta in quei dialetti ha avuto minore prestigio. Le letterature Bhaktikal e Ritikal sono state prodotte in dialetti come brij, avadhi, bundeli, ecc.. Ad ogni modo, l’uso dei dialetti nella letteratura e nel linguaggio di tutti i giorni ha continuato fino ai giorni d’oggi; le persone non smettono di parlarli nelle proprie case quasi come se volessero mantenerli in vita.
Ho conosciuto uno studioso che per tutta la sua vita ha cercato di ispirare le persone a parlare e scrivere in malwi, un dialetto dell’India Centrale. Dopo la sua morte, ha donato la propria casa per la lingua e la letteratura malwi. Il suo nome era Prahlad Chand Joshi e grazie alla sua ispirazione ho tradotto tre capitoli dell’opera teatrale di Bhasa dal sanscrito al malwi.

        

Al di là delle traduzioni, lei ha anche scritto in malwi?

Da qualche anno ho iniziato a scrivere in malwi un romanzo provvisoriamente intitolato Kachanar, termine che designa una fioritura spettacolare di un albero che dura però un brevissimo periodo di tempo. Questo romanzo sarà il primo nella storia ad essere scritto in dialetto malwi.
Qualche anno fa, invece, ho sperimentato con la poesia, mischiando il mawli e l’hindi, e ho scritto Jee Poems (Poesie della nonna). Quando queste poesie sono state bene accolte da lettori e ascoltatori, ho iniziato domandarmi perché ciò fosse accaduto. Penso che proprio la combinazione dell’hindi e del malwi, la bellezza del suono delle due lingue insieme, ha permesso la nascita di una terza lingua e che il malwi e l’hindi siano stati entrambi arricchiti dall’accostamento.

                    

WakeUpAndSleep, Sospesi
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