Intervista a Federico Zucchi, a cura di Paolo Polvani

Lavorare con lentezza, Guido Chiesa, 2004_1

Intervista a Federico Zucchi, a cura di Paolo Polvani.

    

     

Federico Zucchi si è classificato secondo al “Premio Claudia Ruggeri” per la poesia inedita organizzato da Versante ripido. Paolo Polvani ha proposto all’autore alcune domande.

     

Scrivere come Pina Bausch è un bellissimo titolo, com’è nata questa poesia? e come hai scelto il titolo?

Una notte non riuscivo a prendere sonno e ho deciso di vedere un dvd che avevo comprato e poi lasciato in disparte. Era il film che Wenders ha dedicato a Pina Bausch. Mi ha emozionato molto vedere  la passione di questa grande artista che si incarnava nel corpo da ballo che lei guidava come fosse una dea-despota. La forza flessuosa del suo corpo scheletrico che imprimeva un ritmo alla materia fino a spingerla ad un punto di svelamento.
Quella notte fuori c’era un temporale e il vento forte scuoteva gli alberi quasi fino a terra. Ho percepito questa corrente che dalle immagini sullo schermo si estendeva al movimento dei rami e delle foglie. E ho provato a mettere questa forza nelle parole della poesia.

     

Danza e poesia hanno sicuramente punti di contatto importanti, Pina Bausch cosa rappresenta per te?

Non conosco in modo approfondito l’opera di Pina Baush. Ma ho sentito sempre sprigionare dalla sua personalità quella forza che nasce da una necessità interna. Invidio chi sa danzare, chi tiene il ritmo con assoluta naturalezza (io sono negato). La poesia prova a far entrare la musica nella carne della parola. Come per la danza molti movimenti si possono imparare, perfezionare, ma ci devono essere anche una predisposizione interna, uno stato di grazia che precede l’allenamento, la misura.

      

Quando hai avvertito nascere in te l’urgenza della poesia?

Fin da bambino ci sono sempre state cose che mi facevano commuovere. E che andavano oltre lo spazio calpestabile, sconfinando. Come un pallone calciato oltre la porta, nei rovi selvaggi. E tu lo insegui fino quasi a perderti e in quel tempo diverso incontri la tua immaginazione. E quando torni sul campo da calcio non sei più lo stesso. Ami la realtà in modo diverso, più personale.
Così un giorno ti viene voglia di sederti e provare a scrivere, per dare unità a quei frammenti che altrimenti continuerebbero a spostarsi incessantemente, senza riuscire a trovare una forma.

      

La tua poesia è legata a temi particolari?

Ci sono temi che ritornano, certo: l’amore, il tepore infinito dei corpi, la morte con le sue guardie svizzere e i monelli che sfuggono alla stretta sorveglianza, il desiderio che brucia gli infissi e solleva le bocche, Dio – la sua schiena in fiamme mentre nuota nel mare del mondo–, la sorda, feroce ingiustizia e l’ostinata, minuta presenza degli uomini buoni.

      

Ci sono poeti nei confronti dei quali ti senti in debito ? poeti che sono tuoi punti di riferimento?

Amo leggere e sicuramente in questi anni ho accumulato molti debiti, come l’Italia degli anni Ottanta. Alcuni poeti che più di altri mi hanno segnato sono forse F. G. Lorca, W. Whitman, D. Walcott, E. Dickinson e G. Ritsos.

     

Due versi della tua poesia Scrivere come Pina Bausch recitano: -serve più vita a queste parole serve un’altezza cui dedicarsi – sono davvero molto intensi e molto belli…

Grazie. Viviamo in un mondo sempre più orizzontale, dove ogni cosa sembra incollarsi, ma senza armonia. Credo sia importante trovare sentieri che non siano esausti, parole capaci di alzare all’insù le palpebre stanche. L’altezza è una tensione al cambiamento, ma anche un’attenzione all’opera, una cura che ci distoglie dalla pressione dell’evidente per consegnarci a un altro respiro, quello del tempo. Se non riusciamo a dedicarci una quota di altezza, un morso di bellezza incomprensibile, rischiamo di finire invischiati nel solo pensiero economico, dove tutto ha un peso e una meta ben definiti. E dove alla fine restiamo da soli, a contemplare schermi e macerie.

     

Chi è e di cosa si occupa nella vita Federico Zucchi? che interessi coltiva?

Lavoro come insegnante di lettere in una scuola media. Amo leggere, andare al cinema, ascoltare musica e, finché le caviglie reggono, giocare a calcio. Appena ho un po’ di tempo libero cerco il mare o i boschi, la natura.

    

Il rapporto con la poesia nasce per quasi tutti ai tempi della scuola; esiste secondo te un metodo per far amare la poesia ai giovani studenti?

Non credo che esista un metodo, una procedura. Quello che cerco di fare è aiutare i ragazzi ad accorgersi di quello che hanno intorno per imparare a liberare le potenzialità nascoste. In fondo la poesia, pur non avendo fissa dimora, è dentro il tessuto della realtà, si muove sui contorni delle cose, danza negli “occhi ridenti e fuggitivi” che ci vengono addosso ogni giorno. Solo in un secondo momento la poesia plana sui fogli, diventa alfabeto, corsivo, silenzio d’inchiostro. Prima ci sono la concentrazione, l’attenzione al desiderio, l’infanzia della parola.
Non è facile, anche perché ogni testa resta un mondo – per fortuna – del tutto misterioso.

        

Lavorare con lentezza, Guido Chiesa, 2004
Lavorare con lentezza, Guido Chiesa, 2004

One thought on “Intervista a Federico Zucchi, a cura di Paolo Polvani”

  1. Molto utile per me questa intervista. Mi hanno incuriosito le domande-risposte essenziali, esattamente calibrate. Sono andato a leggermi alcune poesie di Federico Zucchi e mi hanno davvero sorpreso. Merita attenzione.

Gentile lettore, all'autore di questo articolo farà molto piacere se vorrai lasciare un commento.

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