Intervista al docente e poeta prof. Giancarlo Serafino

paolo zanardi foto 07

Claudia Zironi intervista il prof. Giancarlo Serafino: l’insegnamento della poesia nella scuola superiore.

     

    

D. Buongiorno Giancarlo. Ci racconti un poco di te e della tua esperienza di insegnante?

R. Buongiorno a te carissima! La mia attività d’insegnante si svolge ormai da trent’anni, e in questo lasso di tempo molte cose sono cambiate, sia dal punto di vista sociale, sia più propriamente da un punto di vista scolastico. È peggiorata l’istituzione istruzione da tutti i versanti, infatti in nome del risanamento dei conti pubblici e in nome del privato, sono venute a mancare alla scuola le risorse necessarie per migliorare strutture e proposte educative. Va da sé che tutto ciò ha comportato notevoli “ristrutturazioni nervose” negli insegnanti, costringendoli a rivedere e riconsiderare il proprio ruolo con il poco che la scuola ha messo a disposizione in questi anni, rivedendo strategie pedagogiche e didattiche per adeguarle al contesto dei tempi. La mia esperienza non sfugge a questo percorso disseminato di difficoltà (ed a volte di stress), superato continuamente grazie alla passione di “spendersi” per i giovani e all’amore di sentirsi “civilmente” impegnato come educatore.

D. Ritieni che l’insegnamento della poesia sia importante per l’appropriazione linguistica dei ragazzi?

R. Non solo per la lingua! Io dico anche per la logica. La poesia è matematica della parola, capacità di adattare il pensiero a strutture foniche e grafiche che associano simboli ed immagini in maniera assolutamente non casuale, ma tramite intuizioni dialettiche che mirano sempre alle correlazioni sintetiche, le più logiche ed ammissibili ( in questo ci possono essere accostamenti coraggiosi senza cadere nel demenziale ), ed io dico che più la poesia è chiara a rappresentare la sintesi del mondo ( e tutto ciò che interagisce nel mondo), più essa si manifesta come un sistema rigoroso di lemmi (come i numeri).

D. A proposito dell’insegnamento della poesia, ritieni che questo sia sufficientemente valorizzato nel programma ministeriale e che i metodi si siano sufficientemente evoluti negli anni in modo da dare la giusta dignità alla materia?

R. I programmi ministeriali sono abbastanza soddisfacenti (basta pensare al biennio delle superiori), ma questa “ricchezza” è assolutamente insufficiente a far amare la materia. C’è lo zero assoluto dei laboratori linguistici per Italiano (almeno nella mia realtà che credo molto molto estesa…) e risorse per arricchire o fondare biblioteche ah hoc, anche per vie tematiche. Succede così che senza la passione degli insegnanti non si conosca neppure la poesia degli autori locali. I metodi poi sono affidati alla fantasia dei docenti: uno che ripaga alquanto è quello di coinvolgere i giovani nella creatività poetica, a volte tematica, a volte lasciando libero il loro estro. Per questo ho creato su facebook un gruppo “ci vorrebbe charlot”, in cui i ragazzi possono postare i loro scritti senza assilli “didattici”, ed in questa “zona” succede spesso che condividano messaggi e pareri. Nel mio caso l’esempio dell’insegnante, credo che abbia agito da input.

D. Consideri la poesia una passione da trasmettere o la ritieni propedeutica ad altro?

R. Entrambe le cose. Certo che ci vuole passione per trasmettere passione. Ci vuole costanza a porsi in maniera positiva e costruttiva, cercando di “bonificare” le paure che sono proprie dei giovani insieme ad un certo senso d’insicurezza. Voglio dire che l’emulazione che può irradiare un docente/poeta non basta: il ragazzo ha bisogno di “sentire” la propria voce senza imbarazzo o vergogna; significativo è quando un alunno mi dice : ”prof non la legga a tutti…”, allora bisogna intervenire per alleggerire la tensione e rendere la creatività un gioco. Per le considerazioni che facevo sul rapporto poesia-logica, poi credo che la poesia sia propedeutica a tutto, e soprattutto alla formazione “umana” (non solo quindi umanistica).

D. Potresti spiegarci in cosa consiste il tuo metodo di insegnamento della poesia per fare sì che i tuoi ragazzi sviluppino amore per la materia e  riescano, già in giovane età, a produrre apprezzabili versi?

R. Credo in qualche modo di aver già risposto. Posso aggiungere che alcune volte è capitato di “costruire” poesie collettive, con l’apporto di tutti rispettando certe consegne, come i miglior termine per una specificità o l’introduzione di alcune figure retoriche che avevano ben assimilato…è molto divertente vedere che i giovani, date certe condizioni di serenità scolastica, hanno voglia di scatenarsi competendo sanamente.

D. In chiusura ti chiedo di riportare per i nostri lettori un paio di quelle che consideri le migliori produzioni liriche dei tuoi allievi. Grazie.

R. Dovrei chiedere permesso agli autori, ma spulciando su “ci vorrebbe charlot”, essendo un gruppo aperto, qualcosa dovrebbe venir fuori…

Grazie a te e auguri di buon anno a tutti!

     

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Foto di testata: Paolo Zanardi

2 thoughts on “Intervista al docente e poeta prof. Giancarlo Serafino”

  1. Bella intervista e ancora più bello,per me, venire a conoscenza dell’esistenza in fb di un gruppo di allievi che sperimentano la scrittura poetica. Complimenti al prof. Giancarlo Serafino per questa singolarissima iniziativa.

Gentile lettore, all'autore di questo articolo farà molto piacere se vorrai lasciare un commento.

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