Intervista e poesie del secondo classificato al concorso “nuovi luoghi”: Maurizio Brancaleoni

Juri Albertazzi strane presenze_risultato

Intervista e poesie del secondo classificato al concorso “nuovi luoghi della contemporaneità”: Maurizio Brancaleoni, a cura di Paolo Polvani.

   

   

Ai primi tre classificati del concorso “nuovi luoghi della contemporaneità” dedichiamo uno spazio personale in cui rispondere ad alcune domande per i nostri lettori e in cui proporci alcune loro poesie. E’ la volta del secondo classificato: Maurizio Brancaleoni.

   

Come si è sviluppato il tuo percorso poetico?

Difficile ricordare quando ho iniziato a scrivere poesie vere e proprie, credo verso i sedici anni. Allora scrivevo in maniera molto istintiva con risultati alterni, forse in maniera troppo prosastica. In seguito ho optato per l’uso di una lingua più scarna e precisa, con punteggiatura minima, forse anche per influenza della grandissima Jolanda Insana, degli haiku e di tanta altra poesia contemporanea. Ultimamente, in seguito alla traduzione di alcune poesie di Paul Van Ostaijen, tendo a utilizzare versi dissestati in cui comunque mi sforzo di evitare le sbavature. Ci sono casi in cui c’è piena ispirazione e la poesia riesce subito; altrimenti va costruita e perfezionata. Credo che una costante della mia produzione in versi sia un certo retrogusto amarognolo.

    

Su quali temi è soprattutto incentrata la tua poesia?

Tutto e niente, sulla vita, sulle persone, sull’atroce realtà del pendolarismo, su quella cosa che alcuni definiscono superficialmente “amore”, sull’urgenza di buttarsi a capofitto in un’esperienza nuova solo per vedere se ne sei capace, sulla mia incapacità reale di vivere che guardo sempre dritto negli occhi come un nemico antico.

    

Ci sono motivi particolari per cui hai scritto poesie sui non luoghi?

Quando si viaggia, ci si muove per forza di cose in determinati non luoghi, v. aeroporti, stazioni, etc. Negli ultimi anni, ho passato buona parte della mia vita in posti simili, quindi era normale che finissero in ciò che scrivevo. Comunque non sono completamente d’accordo con la concezione negativa del “non luogo”, o meglio, non vedo questa grande differenza tra luoghi e non luoghi. Dipende sempre dalle persone e, anche quando si crede di avere la chiave, ben presto si capisce che le generalizzazioni non sono mai possibili (purtroppo). Insomma, credo più nell’incomprensibilità generale.

    

Ci sono autori contemporanei ai quali ti senti legato?

Come detto su, Jolanda Insana, ma leggo anche molti altri autori italiani e stranieri. Più che altro, mi piace scoprirli nelle riviste online, sui siti di poesia, sui gruppi FB. I migliori spiccano subito. Alcuni poi li intervisto sul mio blog bilingue Leisure Spot: http://leisurespotblog.blogspot.it/. In generale, però, leggo molta più poesia antica o moderna. Attualmente sto (ri)scoprendo Rebora grazie al volume della Garzanti. Per quanto riguarda la prosa, ho appena finito di leggere As I Lay Dying di Faulkner in originale, sarebbe molto interessante tradurlo cercando di ricreare quella lingua popolare-dialettale meravigliosamente ritmica. Comunque, leggo così tanti libri anche contemporaneamente che mi riesce impossibile fare una lista. A volte non è necessario che ti piaccia tutto di un autore, se vale lo capisci subito. Al contrario di ciò che si dice per la maggior parte degli aspiranti scrittori, leggo immensamente molto di più di quanto scriva.

*

 

per sempre scivolerò sulla vita

per sempre
scivolerò sulla vita
senza toccarla

accettato lo stato di eccezione
qualcosa ch’è insolubile
permane

e si assapora la felicità
solo tinta
di piccoli
               piccolissimi
                                     puntini
                                                    neri

alla luce giallastra sul pantano di automobili
i miei calcoli li faccio anche
                                       ma regni tu, caos

frenate improvvise: nasce il lamento infantile
                                     secondo il ben noto codice

lento troppo lento
                           abbastanza lento perché
                                                 svapori illusione

e scrivo
sulla custodia celeste
del Kindle
                   (il modello già classico)

***

Cosa le manca

È l’accento lirico
che manca, lo scatto appuntito
della drammaturgia espressionista,
la guida ferma del verso infestato

di cui si piange l’assenza

patetici, stupidi i temi
vivi triviale e oramai disperatamente;
risucchi povera
la bruta chiacchiera e la compagnia

che tiri dentro

la nobiltà del verso barattata
con qualche trucco da due soldi
la rima la più umiliata
e non a torto

sei morta pure al senso
sotto il tuo grazioso sudario di post-moderno
ti porto in giro sulla mia agenda
come seme, frutto e prole miei

su regionali e tavoli di ristoranti

***

Come si cambia

Una volta a te
chic in giacchetto bianco peloso
con chihuahua al braccio
che leggi Fabio Volo
avrei detto
che la sciattezza dei tempi
fa di voi menti facili menti idiote
ma oggi
temo che sotto tutta la spazzatura
anche tu abbia un cuore
(infatti lasci accarezzare
l’animaletto da sconosciuti:
quale prova di caritate)

                     

Juri Albertazzi, Ti vedo" - in apertura "Strane presenze"
Juri Albertazzi, Ti vedo” – in apertura “Strane presenze”

  

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