Intervista e poesie della terza classificata al concorso poetico “La paura e la città”: Helen Nevola

La scala a chiocciola, Robert Siodmak, 1946

Intervista e poesie della terza classificata al concorso poetico “La paura e la città”: Helen Nevola, a cura di Emanuela Rambaldi.

    

    

Ai primi tre classificati del concorso “La paura e la città” – sezione poesia dedichiamo uno spazio personale in cui rispondere ad alcune domande per i nostri lettori e in cui proporci alcune loro poesie. La terza classificata è Helen Nevola.

22528310_1842377525791216_2417292854970222421_n(B)IO HELEN NEVOLA: <La notte del 4 febbraio 1984, al Sant’Anna di Torino, la sala travaglio più “intima” a disposizione fu il corridoio del 2° piano e in sala parto luci al neon e radio a tutto volume che trasmetteva musica leggera. Così è nata Helen, Esther. Non so se fu il suo primo impatto col mondo a infonderle quella “fretta di vivere” che ha sempre avuto. Imparò a correre prima di camminare> (mamma).
Seguono domeniche ad ascoltar mio padre raccontare di canzone d’autore e pomeriggi a rubare lettere di mamma dalla carta di scarto della sua copisteria. Scrivo “Volo”, la prima poesia, a 8 anni: rimango tutta la sera in camera coi miei finché capiscono che è roba mia. A scuola invento laboratori di creatività e giornalini di concorrenza a quello della presidenza. A 18, via di casa; a 23, mamma di Nadine Esther. Oggi aiuto a crescere sia lei, sia la mia passione per l’arte.
Lancio vernice su bottiglie di birra e tele, fotografo: ho ricevuto alcuni riconoscimenti anche in questi ambiti e organizzato/partecipato ad alcune mostre pittorico-fotografiche come “ArtEfollia”; recito in Reading e sfido performers in poetry slam. Ho vinto il Torneo di Poesia Declamata 2016 e partecipato come allieva attrice alla Rassegna “Dizionario Dell’Indicibile” c/o CAP Torino.
Mio padre abbandona me e la famiglia ed io nel gennaio 2014 divento conduAutrice del Progetto Artistico CaleidoScoppio (facebook.com/caleidoscoppio) che si occupa di organizzazione eventi culturali e dà spazio a talentuosi artisti dell’underground torinese. Il format CaleidoScoppio è una serata mix-shaker di arti performative tra la tradizione dell’open mic e la jam session. Gli artisti si mescolano nelle esibizioni, anche improvvisando collaborazioni, come tessere di un “caleidoscoPPio” che di volta in volta dà colori e forme diverse alla serata.
Due edizioni al Magazzino sul Po (ex Gianca2), storico locale dei Murazzi di Torino e poi itinerante per locali in Torino e Provincia, CaleidoScoppio ha partecipato e partecipa a manifestazioni svolte nel nord Italia con i “CaleidoS in Trip” e ha girato l’Italia con il CaleidOnTheRoad improvvisando reading nelle stazioni. Ha animato tutta l’estate de la “Spiaggia ai Murazzi” ampliandosi con serate, laboratori, incontri, reading poetico-musicali, mostre, mini corsi artistici, animazione per bimbi e ragazzi, i “CaleidoStuzzico” (aperitivi con artisti) e il “Photo Shooting Corner”, il set fotografico di CaleidoScoppio.
Ripetutamente ospite delle principali scene artistiche piemontesi, CaleidoScoppio ha vinto i Giochi Poetici 2016. E’ stato riconosciuto come realtà di rilievo artistico e sociale in più occasioni e fa rete con associazioni culturali del territorio con le quali collabora anche con le Istituzioni per portare l’arte in periferia e in città.
Negli ultimi anni ho partecipato ad alcuni workshop e laboratori teatrali e nel 2017 scritto e portato in scena due nuovi Reading poetico-performativi: “Non Abbiamo Altro da Dirci” e “Tanto Tony è in Vacanza – Il viaggio”.
E’ in lavorazione, “Tessere” – primo di tre pubblicazioni in cantiere: i miei “libri perennemente incompiuti”, in questo caso una raccolta di pezzi poetici, in prosa e monologhi.
Ad inizio stagione culturale 2017/2018, ho vinto la prima edizione dell’IoCentro Poetry Slam diventando finalista regionale per il Campionato Italiano di Poetry Slam – Rete LIPS e sono arrivata terza al poetry slam (rete SLAM ITALIA) collegato al 100th Poets for Change. Sono arrivata terza al Concorso “La paura e la città” (Versante Ripido) – sezione poesia.
Sta per nascere la Compagnia Multiartistica CircoScoppio, da me diretta.

    

Come è nata l’idea della poesia “Brompton cocktail”?

Molti miei testi si concentrano sulla tematica della facciata ipocrita di “buon viso” a cattivo gioco che questa società spersonalizzante sembra costringere a vestire. All’anestesia alla vita, per illudersi così di nascondere il dolore e la paura, io credo si dovrebbe preferire la ricerca spasmodica di frammenti di bellezza in essa anche quando le condizioni in cui ci si trova porterebbero a tutt’altra dinamica nella altrettanto spasmodica quotidiana precarietà delle nostre città. Nel testo cerco di esprimere un po’ questo.
La bellezza è, nella mia esistenza, soprattutto l’arte ed infatti in una versione più lunga del testo cito a un certo punto praticamente tutte le arti. Non per niente, il mio Progetto Artistico CaleidoScoppio dà voce e si concentra su tutte le forme d’arte che interagiscono anche insieme e “avvengono”, improvvisando e ricercando una sintonia comune durante le serate che organizzo.
Quando ho letto, mentre ero intenta ad effettuare una ricerca, del Brompton Cocktail che veniva somministrato nel 1900 ai malati terminali, mi è sembrata un’immagine sufficientemente forte e evocativa di quel che volevo esprimere e l’ho sfruttata come “metafora”.
I collegamenti con il brano di Nick Cave sono nati da soli ed esso mi ha fatto da colonna sonora durante tutta la durata della creazione del testo, anche nella versione di Mark Lanegan ed anche adesso, mentre rispondo alla vostra intervista! 🙂 Le “coincidenze” poi nascono immediate da sole in questi casi, mi è già capitato. Succede sempre così. Infatti, anche Nick Cave, scrive: “Vorrei anch’io esser fatto di pietra/Così non dovrei vedere/Una bellezza impossibile da definire/Una bellezza impossibile da credere/Una bellezza impossibile da sopportare”. Ecco. Insomma, è un po’ il discorso sulla bellezza nelle città che fece anche Giuseppe Impastato, forse più conosciuto oggi grazie al film “I Cento Passi”. Ma ho poi scoperto che anche un gruppo metal statunitense, gli Avenged Sevenfold, ha scritto una canzone chiamata “Brompton Cocktail” (anzi, gli ha addirittura dedicato il titolo di un intero album) e nel testo scrivono, anche in questo caso parole come: “Ho bisogno che quella dose entri nella mia vena/Perché non posso sentire il mio volto/Non voglio più lottare/In un mondo così freddo/Così sbagliato/Io non sto fuggendo via/Ho combattuto così a lungo/Un tale prezzo da pagare/Dobbiamo essere così forti/In una bugia”.

    

Le poesie con cui hai partecipato al concorso esistevano da prima o le hai create appositamente?

Brompton Cocktail esisteva già. Sta per compiere due anni: precisamente, ha visto la luce alle 14.07 del 10 dicembre 2015.
E’ comunque generalmente difficile che io scriva testi “ad hoc” per la partecipazione ad un concorso o “su commissione”, a meno che non si tratti di progetti specifici. Mi è capitato, ad esempio, quando mi hanno ingaggiata per scrivere testi per uno spettacolo teatrale, ma anche in quel caso mi sono poi in realtà lasciata trasportare dall’improvvisazione tanto da andare a scrivere in sala mentre gli attori provavano e facevano allenamento. E il giorno dopo aver iniziato, mi sono unita anche in qualità di performer lanciandomi a pieno nell’avventura anche in quella veste perché a stare “solo” seduta a scrivere, non riuscivo. E’ un “problema” mio 🙂 ma lo trovo utile anche per la scrittura stessa: la poesia va vissuta con tutti i sensi.

    

Qual è il cocktail oggi che fa sentire vivi gli abitanti delle città moderne, che li allontana dalla paura, così come accadeva ai moribondi nella Londra del 1900?

A questo ho risposto già sopra. Per me è la ricerca di Bellezza nel proprio percorso e l’impegno, la cura, di preservarla e difenderla. Dentro di sé, soprattutto. Ma facendone anche strumento di comunicazione e di diffusione al prossimo. Se non la pensassi così, probabilmente non scriverei poesia e soprattutto non troverei senso profondo nel leggerla in giro, portandola fin nelle periferie o nei posti più impensati della città, non organizzerei eventi culturali. Magari non per tutti la Bellezza risiede nell’arte, anche se mi viene difficile da crederlo personalmente 😛 Però l’importante è dare spazio e voce alla propria bellezza e farne strumento per sé e per gli altri per “sopravvivere” meglio alla paura e al dolore che si incontrano.

    

La poesia è “fare”: secondo te puo’ contribuire al cambiamento?

Mi sa che anticipo sempre le domande successive 🙂 Non so se sia positivo o meno, comunque sì, assolutamente sì. La poesia, l’arte, per me sono il cambiamento. Sono strumento di cambiamento interiore, possono essere motore di cambiamento nel prossimo e mi riferisco al privato come una poesia d’amore o al pubblico e – oso, perché bisogna – al “politico”, attraverso la Cultura di un Paese. Ma non solo, anche attraverso lo scardinamento delle abitudini a sedare, a silenziare il “sentire”. La poesia gli dà voce. Se si “sentisse” di più, si sarebbe più umani e tanti problemi – piccoli e grandi (o piccoli che diventano grandi) – si risolverebbero più naturalmente.
Per dirla come un mio amico: You may say I’m a dreamer, but I’m not the only one 😉

***

E’ già domani / Brompton Cocktail *

Guarda che mi sono ustionata la lingua.
Guarda che sto scartando il domani, bollente.
Guarda, non è successo niente.
Non ho letto parola. Il letto l’ho svuotato,
ma c’è ancora il mio fantasma che annaspa.
Guarda che mi stai stropicciando gli occhi con quella voce:
fai attenzione, bisbiglia.
Il gatto piscia ancora giallo, il cane non ce l’ho. Mi lecco un dito.
Guarda, mi sono srotolata una coperta sulle spalle
ché fa un freddo da palude metropolitana come sempre.
Guarda che c’è un sole annebbiato stamattina, un muso arrabbiato
e oggi è domani. E qui, qui, adesso, è chiaramente freddo addosso.
I sogni sono rimasti a macchie. Sfocate. Ma tu – guarda – ci sei in tutti.
E’ un altro domani uguale a ieri, oggi
e domani, spero di no. Domani spero sarà diverso.
Domani spero di sperare. E tu qui, senza un anelito,
come cani; tu che vieni
a incartocciarmi gli arti come fossero arti,
come fossimo giocolieri squilibrati e acrobati in equilibrio,
come fossimo mimi, scultori, espedienti,
come fossimo vivi, dentro i libri di storia,
stretti come non ci fosse altro… futuro. Presente. Ammonimenti.
Come non ci fosse cintura, facesse tutto provincia.
Annebbiamo il già visto, come auto in sosta,
vivendo come senza esistenza da un momento… a un altro.
Come non fossero uguali. Come non fossero molti.
Come non fosse domani. Come non fossimo in tanti.
Come non fossimo.. irrilevanti.
Guarda, è domani! E sembra ieri.
E domani non me lo ricordo, in questo precario tutto.

* Cocaina – come stimolante; morfina – per togliere il dolore; cloroformio – per una sedazione pesante; sciroppo alla ciliegia – per un buon sapore; alcool – come analgesico e per amalgamare bene il tutto. Questo, il cocktail di Herbert Snow che veniva fatto ingerire poco prima di morire ai malati di cancro o tubercolosi al Brompton Hospital, Londra, all’inizio del 1900. Scopo, farli sentire bene e vivi per un’ultima volta. Per lasciare un buon ricordo alla famiglia.

*

1522 *

Passerai
Passerai come aria riconquistata coi brividi
Passerai come merda che non può dare più stimoli
Passerai come il fiume dove ti guardo passare
tutte le volte in cui mi dici qualcosa
Passerai come cosa
dimenticata in cantina, che non si sapeva più nemmeno di avere
Passerai come ere e stagioni
addormentate negli anni
Passerai come i sogni
Passerai come quelli che fanno del male
Passerai cosi piano..senza farti vedere
Passerai senza nemmeno lasciarmi un fantasma
nella mente
che già adesso le tue grida
non sente
Passerai come passano quelli che non lasciano niente
Passerai come gente
Non sono e non saranno mai queste
le mie cicatrici, non credere.
La mia più grande è quella del
parto,
di una figlia per cui tu ti sei reso
morto.
Un’altra indelebile di cui vado sempre orgogliosa è quella
di tutte quelle che non ti ho permesso di farmi.

* Numero di pubblica utilità 1522 24 ore su 24 per tutti i giorni dell’anno accessibile dall’intero territorio nazionale gratuitamente, attivato dal Dipartimento per le pari opportunità per l’emersione e il contrasto del fenomeno della violenza intra ed extra familiare a danno delle donne.

*

Crepa

Pianta. Insetto. Vento. Asfalto no.
L’auto rossa di Alessandro.
Amatrice, fai come se fossi.

Qui è tutto un coccio.

Sboccio, di fiore giallo.

Vigile del fuoco in ritardo.

E’ rimasto il silenzio
ad accogliere i turisti
venuti con un pretesto
o forse solo pregiudizi.

E noi, che passavamo proprio di lì
colti un po’ attoniti.

E’ rimasto il silenzio
a ingoiare lo stupore di tutti.

I sassi testimoni stavano zitti
a guardarci senza espressione.
Dopo qualche non quantificabile tempo
non ci guardavano nemmeno più.
Non c’era niente da spiegare.
Un saluto e poi andare.

Andate, andate a salutarli anche voi
andate a smettere in un secondo
per un minuto di silenzio – da prendere e non dare
di sentirvi eroi e di pregare.

*

            

La scala a chiocciola, Robert Siodmak, 1946
La scala a chiocciola, Robert Siodmak, 1946

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