Italia Argentina ida y vuelta: incontri poetici, rubrica a cura di Silvia Rosa: 7 – Gruss

Bellissima, Luchino Visconti, 1951

Italia Argentina ida y vuelta: incontri poetici, rubrica a cura di Silvia Rosa. Puntata VII.

   

   

IRENE GRUSS

La poesia è un canto, ma con la bocca chiusa, dicevi, e chiuso stretto è il respiro della tua casa: somiglia al dietro le quinte di un teatro affollato da spettatori fantasma ‒ tutti i tuoi libri, che occhieggiano attenti negli spazi bianchi tra una citazione e l’altra, nella dispensa capiente del silenzio, sulle tue labbra, madre che partorisce fogli e tiene sulle gambe una gatta ladra è la poesia che genera mondi e una maschera d’attrice consumata, il tuo volto, che canta inchiostro come un verso che si ripete, la chiusa perfetta di questa corsa lungo l’arteria di Buenos Aires, Avenida Rivadavia, fino al barrio Almagro, che ricorda per assonanza il sapore amargo del mate offerto in battesimo. Ma com’era quella donna sette vite fa, ho chiesto allo specchio impiccato alla parete, e un attimo dopo senza aspettare riscontri ti ho immaginata con la gonna alle caviglie d’un rosso esausto e un quaderno fitto nella tasca, alla svolta dei tuoi vent’anni, e poi in corridoi di bucato fresco coi capelli annodati a rincorrere voci bambine, e quella stanza tutta per te sottratta agli sguardi dove sono venuti al mondo i tuoi libri, una gestazione rischiosa, questa, dare in pasto al tempo la musica segreta dei tuoi polsi. Muta bocca che scrive l’affanno del dire ‒ ho spezzato il respiro e reso incerta la vista* per attraversare in lungo e in largo la mappa minuziosa delle tue poesie, come un Paese lontano, ché sei da visitare adagio con l’esitazione della straniera ‒, sempre ai margini del tuo io messo in pausa tra le ombre delle note in calce, non ho portato via nemmeno una parola, ma per intero mi si è incollata addosso l’atmosfera rarefatta delle cose quando risuonano colpite da un ritornello di luce, così è stato quel giorno, un concerto per voci sole e un sorso di yerba giù nello stomaco, la poesia senza pose, lontana tutta una vita dalla vita medesima che racconti di un’altra te o di qualsiasi persona tu (non) sia in quel momento, una messa in scena più vera del vero, a braccio senza copione, riscrivendo la tua voce infinite volte per renderla una volta di più l’altra metà del silenzio e casa e cielo. S.R.

* Il riferimento è alle opere Sobre el asma e En el brillo de uno, en el vidrio de uno.

   

BIOGRAFIA

Irene Gruss, è nata nel 1950 a Buenos Aires, dove risiede. Ha studiato Medicina, Biologia, Lettere e canto, che ha abbandonato per dedicarsi poi alla poesia, a partire dai primi anni Settanta, fondando insieme ad altri poeti, tra cui Lucina Alvarez, Rubén Rechel, Marcelo Cohen, Daniel Freidemberg, Jorge Aulicino, Alicia Genovese, Leonor García Hernando, il laboratorio poetico Mario Jorge De Lellis. Ha pubblicato le raccolte poetiche: La luz en la ventana (El escarabajo de oro, 1982); El mundo incompleto (Libros de Tierra Firme, 1987); La calma (Libros de Tierra Firme, 1991); Sobre el asma (Edición de la autora, 1995); Solo de contralto (Galerna, 1998); En el brillo de uno en el vidrio de uno (La Bohemia, 2000); La dicha (Bajo la luna, 2004), La pared (Ediciones Nudista, 2012); Música amable al fin (Mágicas naranjas, 2012); Notas para una tanza (Gog y Magog, 2012); Humo -Antología personal (Ed. Ruinas Circulares, 2013); Humo -Antología personal (Editorial Eme- La Palma, Madrid, España, 2014); Entre la pena y la nada (Ediciones Del Dock, 2015). Ha curato l’antologia poetica Poetas Argentinas (1940-1960), (Ediciones Del Dock, 2006) e l’antologia di poesie di Irma Cuña, Pasajera del viento (FCE, 2013). Nel 2008 le raccolte di poesia editate dal 1982 al 2007 sono state riunite in unico volume dal titolo La mitad de la verdad (Bajo la Luna).
Suoi testi sono stati tradotti in francese, inglese, russo, croato, portoghese, italiano e svedese. Dal 1986 organizza corsi e laboratori di scrittura poetica.
Blog personali:
http://elmundoincompleto.blogspot.it/
http://lamitadelaverdad.blogspot.it/

     

DAL LIBRO “EL MUNDO INCOMPLETO”
(Libros de Tierra Firme, 1987)

    

MIENTRAS TANTO

Yo estuve lavando ropa
mientras mucha gente
desapareció
no porque sí
se escondió
sufrió
hubo golpes
y
ahora no están
no porque sí
y mientras pasaban
sirenas y disparos, ruido seco
yo estuve lavando ropa,
acunando,
cantaba,
y la persiana a oscuras.

*

MENTRE

Io stavo lavando i panni
mentre molta gente
scompariva
non perché sì
si nascondeva
soffriva
veniva picchiata
e
adesso non c’è
non perché sì
e mentre sfilavano
sirene e spari, strepito secco
io stavo lavando i panni,
cullando,
cantavo,
e le persiane serrate.

***

LARGA DISTANCIA*

Perras
la mujer es como una dulce perra
a la espera siempre
busca y espera confiada
el portazo, el amor, el
pantano o
una maravilla.
Perra mira con sus ojos dulces
la venganza, la prepara
despacio, elabora
su inocencia cruel
qué pretende
la mujer.

*

A GRANDE DISTANZA

Cagne
la donna è come una dolce cagna
in agguato sempre
insegue e fiduciosa attende
la porta sbattuta, l’amore, il
fango o
una meraviglia.
Cagna contempla coi suoi occhi dolci
la vendetta, la prepara
piano piano, progetta
la feroce sua innocenza
cosa pretende
la donna.

        

* Larga distancia: il titolo si riferisce agli autobus che collegano le diverse città e regioni, anche le più remote, dell’Argentina.

***                                               

 

DAL LIBRO “SOLO DE CONTRALTO”
(Ed. Galerna, 1998)

    

LAS VECES QUE TUVE, NO LAS QUE AMÉ

Conté con los dedos de mi mano
las veces que tuve, no las que amé.
Las yemas de los dedos
se quedaron mirándome, las líneas
de la mano rieron (¿amé
lo que tuve? ¿Quise decir
quiero un poco
de esto o de aquello,
gané, perdí semejante
generosidad?).
Ahora que me aferro
a lo que tengo _como a un poco
de nada_,
veo líneas que una burla desecha,
y lenta, tiernamente abro
el puño, dejo caer
la arena, vuelvo a tomarla.

LE VOLTE CHE HO POSSEDUTO, NON QUELLE CHE HO AMATO

Ho contato sulle dita della mia mano
le volte che ho posseduto, non quelle che ho amato.
Le gemme delle dita
sono rimaste a fissarmi, le linee
della mano hanno riso (ho amato
quello che avevo? Volevo dire
desidero un poco
di questo o di quello,
ho conquistato, ho perso una tale
generosità?).
Adesso che mi aggrappo
a ciò che ho – come a un poco
di niente –,
vedo linee che per beffa scompaiono,
e lenta, dolcemente schiudo
il pugno, lascio cadere
la sabbia, torno a riprenderla.

***  

     

DAL LIBRO “LA MITAD DE LA VERDAD”
(EDITORIAL BAJO LA LUNA, 2008)

      

ZONA

No escuches. Tus hijos lloran
pero no escuches. Por
un momento
no creas más que en
lo apacible y
bueno
de estar sola,
todo quieto y
sola.

* 

ZONA 

Non ascoltare. I tuoi figli piangono
ma tu non ascoltare. Per
un istante
non credere ad altro che alla
tranquillità e
al bello
di stare da sola,
tutta quiete e
sola.

*** 

      

DAL LIBRO “ENTRE LA PENA Y LA NADA”
(Ediciones Del Dock, 2015) 

   

LÍA

Tu nombre está incrustado en el nombre de
tu madre como una i, se adosa
cual baba pegadiza y blanca
a modo de reparación de una escultura rota.
Tiempo y viento han quebrado
tus pecados y los míos.
¿Terminé de pagar?, pregunto a Dios por mis pecados,
adiós, adiós, madre infinita inmortal
quebrada tu cabeza
incrusto mi nombre en punto
como una i delgada
antes de morir,
qué me has dado, madre generosa.

*

LIA

Il tuo nome è incastonato nel nome di
tua made come una i, si incolla
come bava appiccicosa e bianca
su una scultura rotta a ripararla.
Il tempo e il vento hanno infranto
i tuoi peccati e i miei.
Ho finito di pagare? Domando a Dio per le mie colpe,
addio, addio, madre infinita immortale
spezzata la tua vetta
incastro il nome mio con precisione
come una i sottile
prima della morte,
che cosa mi hai donato, madre generosa.

***

 

(Traduzioni di Silvia Rosa)

http://irisnews.net/irene-gruss/

                             

Bellissima, Luchino Visconti, 1951
Bellissima, Luchino Visconti, 1951

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