La balbuzie dei semafori, poesie di Paolo Polvani

Valter Sambucini riflessi di natura_risultato

La balbuzie dei semafori, poesie di Paolo Polvani.

   

   

Complanare

Erano allegre, vocianti,
erano tante,
giovani più giovani
della mia giovane figlia
sulla complanare 16 bis,
con bei culi in vista,
ciò nonostante
mi ha fatto male male, ho visto
il mondo come un clamoroso errore,
un enorme abbaglio, un solo,
unico sbaglio.

***

Panca

La resa s’abbarbica al silenzio.
Spargono indizi
calzini bianchi e un berretto rosso
di lana. Dorme.

Deragliato in un’ansa di sonno.

E’ la stazione di Ancona, è mezzanotte, piove.

Si è dimenticato di sé.

La pioggia attraversa la luce obliqua dei fanali,
lo stridore convulso dei freni, i forsennati
richiami. La ferocia distante dei carri
e i container che contengono il vuoto del mondo.

(Ansimare. Il perdurare
di una pausa)

Il buio evidenzia i suoi labirinti.

In un misterioso punto del percorso
c’è la sagacia di un berretto rosso.

Contro il legno di una panca
quell’uomo agita l’enigma di una giacca corta.

***

Pendolari

A tratti la ferrovia costeggia
la strada provinciale.
Talvolta
intercetta il lampo sgargiante di un ciclista
che sfida le colline,
il berrettino ancora in equilibrio
prima della lotta.

Qualcuno simula una distratta noncuranza
altri premerebbero il naso al finestrino
altri nella mente chiamano il mare.

***

Stazioni

Le stazioni sono enciclopedie tascabili, nel subbuglio
delle solitudini registriamo il giubilo degli arrivi.

Qui si affollano tutte le dimenticanze e le valigie
hanno echi di armadi, vi si nasconde, in forma di
nuvola, la luce fredda della televisione.

Qui c’è tutta l’immobilità dell’andare e del
venire, la ragnatela del tempo c’imprigiona.

Le moltitudini non si concedono umorismo, dimenticano
di ringraziare le scarpe.
Non sapremo mai cosa vedono i corvi e se gli unici
detentori di una verità restano i cani randagi.

***

Vagoni

Vagoni abbandonati dentro un perimetro di ruggine
gli insetti li masticano piano e il cielo
si abitua ad abitarne le emicranie

le periferie li circondano di una coroncina di strepiti
una piccola danza di semafori balbuzienti.

                           

Valter Sambucini, "Primavera in città" - in apertura "Riflessi di natura"
Valter Sambucini, “Primavera in città” – in apertura “Riflessi di natura”

4 thoughts on “La balbuzie dei semafori, poesie di Paolo Polvani”

  1. è sempre un grandissimo piacere incontrare la tua poesia, Paolo
    che ci mostra quale grande occhio di osservatore tu possegga.

    Complimenti davvero

  2. ancora una volta colpisce la capacità dell’autore di cogliere aspetti prosastici della quotidianità e innalzarli a livello poetico, con uno stile personalissimo e scelte lessicali evocative su cui è impossibile non soffermarsi, scoprendo una pluralità di significati.

Gentile lettore, all'autore di questo articolo farà molto piacere se vorrai lasciare un commento.

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