La casa dei poeti: Balocchi, Gera, Magnavacca, Moretti

'L'anema se desfa come supion al vento' (E.Sartori), olio su tavola, 2011_risultato

La casa dei poeti: Luigi Balocchi, Paolo Gera, Anna Magnavacca, Andrea Moretti.

     

    

di Luigi Balocchi:

     

Le stelle dal mio cesso.

   

Se guardo le stelle vedo occhi lontani.

Apro la finestra del cesso.

Mi metto sempre qui, a fumare, mezzo nudo, così stanco.

Chi mi guarda lo sa.

Dal cesso alle stelle la strada è diretta.

Non amo le scorciatoie.

Tutto qui.

     

***

di Paolo Gera:

Da “L’ora prima” ( Edizioni Rossopietra, Modena 2016)

fissi questi chiodi
infissi nei muri di casa
arrugginiti da anni di sbadigli
i chiodi tengono stretti
carne e legno
morte e fioritura
ma troppo dentro non spingerli
chiodi fissi resistono
vorresti schiacciare tra le dita
all’estrazione di una lotteria
i tuoi fastidi finalmente tolti
chiodi diritti e torti
com’è la tua vita da turista
mai impegnato in un’attività
da ministro tedesco o da sostenitore della Lipu
com’è la tua vita da chiodo mai piantato
in una baracca per profughi
in una brocca per assetati
in una breccia per liberi
chiodo in un cassetto chiuso
schiudi le labbra e la bocca riempiti di chiodi
sputali a raffica
a semi di cocomero
fanne il tuo sorriso
il tuo branco
il tuo orizzonte

***

di Anna Magnavacca:

da “Soste” Ed. Guerra 2009

E’ un bazar..

è un bazar la mia casa,
i miei occhi la adorano.
Libri come foglie d’autunno
passeggiano da un tavolo all’altro,
foglietti fanno l’altalena
sul frigorifero e sulla lavatrice.
Stinte pareti respirano piano-forte,
ascoltano il suono della pioggia
la voce del vento
il passaggio del sole.
Alle finestre indugiano stelle,
su un cavalletto si stira
una vecchia tela e un peluche
miagola senza voce.
Vorrei buttare via tutto
ma non voglio sentire lamenti
e allora lascio ogni cosa al suo posto,
così com’è.
Meglio non buttare niente.
La mia casa è un paradiso.

***

di Andrea Moretti:

Infanzia

Case isolate sorte ai margini
Corse infinite lungo gli argini.
Alzavo il dito e toccavo il blu
dove bambino non torno piu’.
La sorte poi spende il tempo
contro pale di mulini a vento,
Pia l’ idea confusa s’ infrange
e la parola  dentro mi piange.

                 

Martina Dalla Stella, 'Eppure ancora in attesa del cielo, del vento', olio su tela, 2011 - in apertura 'L'anema se desfa come supion al vento' (E.Sartori), olio su tavola, 2011
Martina Dalla Stella, ‘Eppure ancora in attesa del cielo, del vento’, olio su tela, 2011 – in apertura ‘L’anema se desfa come supion al vento’ (E.Sartori), olio su tavola, 2011

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