La musica ti spiazza, di Raffaella Terribile

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La musica ti spiazza, di Raffaella Terribile.

     

      

Ci sono mattine che il bianco del cuscino te lo porti negli occhi e lo ritrovi nel cielo di un’incerta primavera, nei pensieri che non riesci a mettere a fuoco.
Mattine di cieli smarginati, quando entri in stazione e la attraversi fino al binario senza quasi vederla.
Ci sono mattine di zaini pesanti, quando le lezioni sono ancora più pesanti con la Primavera che ti aspetta fuori e vorresti correre lontano.
Mattine che l’atrio ti passa davanti di corsa, quando vuoi bruciare il tempo e lo spazio verso quell’amore che ti aspetta lontano.
Ci sono mattine come questa, con la gente che ti urta, il rumore dei treni, lo sguardo al tabellone, la fretta di andare.
Una mattina come tante, qualcuno si ferma, si volta, ritorna sui suoi passi. Sui binari sferragliano i treni, carichi di pensieri e di speranze, di progetti e di impegni. Ma da qualche parte qualcuno suona un pianoforte.
Una nota, incerta, rimane sospesa nell’aria, combatte per un attimo con la cacofonia delle partenze e degli arrivi, diventa limpida, seguita da altre note a cascata.
Ti fermi anche tu, dapprima incerto di quello che hai sentito. Poi la curiosità ti porta a cercare quella musica.
In un angolo dell’atrio, subito prima dei binari, qualcuno ha messo un pianoforte nero a coda. Un ragazzo di colore suona per qualche minuto una melodia che ti ricorda Keith Jarrett, tra la folla che sciama frettolosa. Qualcuno, come te, si è fermato ad ascoltare.
Appena si alza, arriva inosservato un bambino, da solo. Avrà al massimo dodici anni. Appoggia a terra uno zaino troppo grande per lui, ne estrae uno spartito, sistema lo sgabello con gesti sicuri, si siede. Le scarpe da ginnastica sfiorano appena la pedaliera, le piccole dita cominciano a correre sui tasti e ne liberano una limpida Pastorale che rapisce i viaggiatori, che si avvicinano di nuovo, incuriositi, più numerosi.
E’ il dono della Bellezza che non ti aspetti, in una mattina come tante. Ti dispiace allontanarti, ma devi raggiungere il binario. Sai però che oggi il tuo viaggio sarà diverso.
Come a Londra, Parigi, Milano, Torino e altre trenta città del mondo, anche qui, a Padova, nell’epoca della fretta, in uno spazio di passaggio, qualcuno ha pensato che la Bellezza è necessaria.

Dagli Street Pianos di Londra, il progetto “Play me, I’m Yours” di Luke Jerman, giovane artista inglese, dal 2008 ha portato nelle città di ogni continente più di milletrecento pianoforti. Un modo nuovo di ripensare il “non luogo”, per dirla con Marc Augé, e per consegnare alle città e ai viaggiatori non solo un’area di partenze e arrivi, ma una “piazza” che aggrega. Non una piazza urbanizzata, ma una piazza che si crea di volta in volta, offrendo la possibilità dell’incontro nella condivisione di un’emozione, quella della musica, linguaggio universale che non conosce barriere.
Qualcosa di necessario, la Bellezza, nella gratuità di un dono spontaneo che ciascuno può fare e che tutti possono ricevere. Come un bambino con lo zaino della scuola, in una mattina di inizio Primavera.

      

      

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