La poesia di “genere” (la Donna) di Nunzia Binetti

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La poesia di “genere” (la Donna) di Nunzia Binetti.

    

     

amelia rosselli
Amelia Rosselli

Nel proporvi la lettura di alcuni testi poetici di autrici che hanno operato nell’ambito della letteratura del ‘900, credo sia necessario premettere come a distanza di diversi decenni dall’ondata del femminismo degli anni settanta, oggi, siamo ancora in presenza di una certa diffidenza verso una produzione lirica di genere che pure è copiosissima. Personalmente non condivido l’opinione di coloro ai quali, e sono i più, l’aggettivo femminile pare riduttivo, e cercano circonlocuzioni per evitarlo come se esso comportasse uno svilimento della categoria di poesia. L’aggettivo femminile è irrinunciabile, oltre che grammaticalmente appropriato, laddove ci sia qualcosa che si riferisca alla donna, pertanto ritengo giusto che venga usato, se si leggono o si analizzano testi scritti da poetesse. Alle voci poetiche femminili , poco presenti nelle antologie di tutto il novecento, è stato inflitto in modo inconfutabile una sorta di esilio ingiustificato dal panorama letterario, ricollegabile anche ad una marginalità che ad esse è stata assegnata in ambito critico. Tale rapporto, di fatto problematico, delle donne che scrivono, con l’istituzione letteraria; la urgenza che esse avvertono di conferire alla scrittura il significato del proprio esistere, fa in modo che sia quasi sempre lo strumento linguistico, a svolgere per esse un ruolo fondamentale nel sostenere il loro processo di emancipazione, mettendo in discussione lo statuto sociale del poeta tramandato da una lunga tradizione sostanzialmente maschile.
Fu Amelia Rosselli ad irrompere nella scena letteraria degli anni settanta e a calamitare l’attenzione del mondo letterario sulla poesia di genere, con una scrittura poetica seducente, innovativa e poco convenzionale, tanto da costituire un modello che consentì allora e che consente, in vero tutt’oggi, ad altre donne di scrivere versi con maggior disinvoltura, forse in modo anche violento o incandescente, ma assolutamente consapevole del proprio valore, disobbedendo all’occorrenza ai canoni del lirismo tradizionale o ricalcandoli ma solo per straziarli con piglio ironico e beffardo.

Jolanda Insana
Jolanda Insana

Per la Rosselli e per le altre poetesse a seguire, di alcune delle quali (Jolanda Insana, Patrizia Cavalli ) riporto qui alcuni versi, il fattore innovativo fu soprattutto legato ad un uso personale che esse fanno del linguaggio poetico ed al senso che questo assume per le stesse. Il linguaggio poetico pare avere nei loro componimenti una carica mortifera e falsificante, ancor più per il fatto che queste autrici, in quanto donne, erano state troppo a lungo escluse dalla elaborazione della stessa. Dall’ analisi testuale delle poesie che riporto, e che non a caso svolgono la tematica del dolore, perlopiù esistenziale, emergono delle problematiche tra loro complementari e che molto spesso accomunano le loro autrici. In primis la riflessione metalinguistica che permea i versi rosselliani in esame e che le tre artiste risolvono, attribuendo alla poesia il ruolo di uno spazio autentico, utile al superamento dell’inganno che è l’esistere, e consegnando inoltre allo stesso linguaggio il significato di condanna, per come esso ed in maniera contrastante, si faccia mezzo di salvezza e al tempo stesso di morte oltre che di impossibilità di un dire che sia compiutamente significante (versi in chiusa della Rosselli). Da tutto questo deriva ai testi una intensa tensione teatrale, quindi quel lavoro sui suoni, sulle caratteristiche foniche del verso che rivela una energia viepiù incalzante, con la quale il soggetto donna si rapporta allo strumento linguistico per esprimere l’ansia di dominare la stessa lingua. Non mancano strategie teatrali nella maggior parte dei testi di queste poetesse, laddove ironia e tragico si mescolano per esaltare fratture, contraddizioni e aporie profondamente avvertiti dalle autrici nella percezione del reale. La pulsione del tragico, molto presente in poetesse anche contemporanee, tende dunque ad esprimere un forte bisogno di iscriversi nel luogo del linguaggio per riscattare il legame esistente tra il sé e la scrittura tenendo presente, per averla subita, la carica di violenza che possiede la poesia. Non va dimenticato infatti che la lunga tradizione del genere lirico ha sempre stigmatizzato il femminile come oggetto poetico, musa ispiratrice e quasi mai come soggetto del dire poetico. In aggiunta la violenza del linguaggio insita nella produzione poetica di una Amelia Rosselli, della stessa Insana come anche della Merini, nate negli anni trenta, è riconducibile ad un’altra causa: all’esperienza della violenza della Storia, avendo queste donne vissuto gli orrori della guerra.

Patrizia Cavalli
Patrizia Cavalli

Solo nell’ultimo decennio e a partire dal 2000 si assiste ad una più congrua apertura del mondo letterario alla scrittura poetica femminile e si rileva un qualche incremento di presenze di voci femminili in antologie poetiche che fa sì che esse vengano fatte finalmente oggetto di opportuna mappatura e di una analisi critica praticamente assente prima. Eppure, nonostante l’alta qualità dei suoi testi, la poesia di genere guadagna, in termini di percentuale di presenze, una quota significativa soltanto in due recenti libri, I poeti di vent’anni (46,66% di presenze) curato da Mario Santagostino e Nuovissima poesia Italiana (38,9%), curato a sua volta da Maurizio Cucchi e da Antonio Riccardi. Fatichereste molto a trovare esperienze poetiche femminili in altre importanti antologie, come Antologia della poesia italiana ( 2003), curata da Carlo Ossola e Cesare Segrete che al lavoro poetico delle donne riservano appena l’ 1,96% di spazio , cosa già fatta da Pier Vincenzo Mengaldo nel Volume Poeti italiani del 900, edito nel 1978 da Mondadori. In altre edizioni antologiche piuttosto recenti, la selezione è in decremento ed oscilla all’incirca tra i massimi valori di un 14% e di un 17%. Sono questi dati che dimostrano come sia più arduo rispetto agli uomini, per le donne, conquistare un posto nell’ istituto poetico, per quanto si assista ad una netta proliferazione di autori e poetiche in un panorama che pure, oggi, è di sostanziale crisi della poesia. Una Giovanna Bemporad, scomparsa pochi giorni fa, una Cristina Campo , o una Daria Menicati, come pure una Margherita Guidacci o Antonia Pozzi, non sono facilmente reperibili in libri poetici collettivi.
Qui è la reticenza alquanto illogica e corrente che non ci permette purtroppo di rileggere in modo completo ed organico la complessa geografia della poesia moderna e a noi contemporanea.

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AMELIA ROSSELLI
Da “Documento”

Fermi a un destino sempre semovente
o irriconoscbile tra gli alti pini
stentati , tra le tante altre cose
di cui non scriviamo purché riusciamo
a viverle, fra le tende del camping
v’erano infatti i soliti traditori:
me stessa travisata da imperatore povero
che mi guadagnavo a fatica un posto
dove vivere. Ho disfatto tutti i tunnel
della contr’ora: felicità di potersi scambiare
dure parole o felicità di potersi annullare
nel dolore di pochi che unisce
i molti, virtù nascosta e dolce
a chi scrive di cose indescrivibili.

***

JOLANDA INSANA
Da Frammenti di un oratorio- per il centenario del terremoto di Messina
da ”il manifesto” (supplemento “Alias”) del 20 dicembre 2008

scanto
scanto grande
e mascelle serrate
narici aperte per assecondare il respiro
strette le chiappe per darsi un contegno
molli le gambe nel sobbollimento
di terra e mare
e gli occhi aggrottati
nel boato
finita
è finita la vita
ma riprende a fiatare
disserra la bocca
si tocca la testa
con due dita si carezza le guance e trema
non sa cosa c’è dietro la porta
di lì è passata la morte

***

PATRIZIA CAVALLI
Da “ Sempre aperto teatro”

Quasi sempre chi è contento è anche volgare
c’è nella contentezza un pensiero
che ha fretta e non ha tempo di guardare
ma passa via compatto e maniacale
e reca oltraggio volgendosi a chi muore
_ Avanti con la vita, su coraggio !-

Chi è fermo nel dolore non frequenti
gli allegri e disinvolti corridori
ma solo i passi lenti dei suoi uguali.
Se una ruota s’inceppa e l’altra gira
quella che gira non smette di girare
ma avanza quanto può e trascina l’altra
in una corsa povera e sghimbescia
finché il carretto o si ferma o si rovescia.

      

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Foto di testata: Happiness di Luca Bartolotti

17 thoughts on “La poesia di “genere” (la Donna) di Nunzia Binetti”

  1. sono contenta di questo articolo sulla poesia delle donne nel ‘900 italiano, che segnala una doverosa inversione di rotta nell’attenzione dei poeti e dei critici alla produzione delle donne.

    1. Purtroppo il problema delle quote rosa è presente anche in poesia, Loredana. Bisogna parlarne ed ho cercato di farlo. Molto di più si può dire sulla poesia scritta dalle donne e tornerò con piacere, in futuro, su questo tema. Grazie per avermi letta.

  2. Ho letto da poco il tuo articolo sulla poesia scritta dalle donne nel ‘900 italiano e l’ho trovato davvero interessante perchè sottolinea in maniera incisiva la marginalità destinata alle donne nel panorama poetico italiano del ‘900!

    1. Grazie Maria Rosaria, per aver dedicato il tuo tempo a questa lettura. E’ questo, un argomento che mi sta molto a cuore.

    1. Grazie Marilena. Noto che i commenti a questo aricolo sono di sole lettrici .Aspetto che sia anche qualche lettore a lasciare una sua nota sull’argomento che ho scelto di trattare.Grazie ancora.

  3. Cara amica, leggendo il tuo saggio sulla poesia delle donne – non so perchè – mi è venuta in mente una poesia di Sylvia Plath ” Canto di Maria” e l’incipit ” l’agnello domenicale sfrigola nel suo grasso….”
    Ho pensato allora alla condizione della donna che – da sempre- ha dovuto conciliare ” scrivere versi” con le sue incombenze domestiche e di madre. La condizione della donna ” poeta” senz’altro è migliorata, ma….rimane un ma…!!!!!!

  4. Cara Anna, è quel ma che con fatica bisogna rimuovere, e questa rimozione non va intesa come sfida, ma come operazione che permetta allo scenario poetico di essere contemplato nella sua interezza, piuttosto che in modo scorretto, incompleto e parziale.Grazie per avermi letto.

  5. Carissima Nunzia,

    un bellissimo articolo, che si sofferma sul verso ‘al femminile’. Certamente il novecento e il terzo millennio, vede sugli scenari fantastici della poesia, tante donne protagonista di quest’arte ancora misteriosa, sotto certi aspetti. Io credo che la Szimborska, le rappresenti in qualche modo, in quanto voce originale, non convenzionale, insomma dei nostri tempi. A me piace anche Patrizia Cavallo, e concordo comunque sulle tue osservazioni. Salutissimi

  6. Grazie Virginia, mi sto dedicando all’approfondimento delle voci poetiche femminili della poesia moderna e contemporanea e più la osservo e più mi appassiona. Tra tutte queste voci quella di Amelia Rosselli è quella che maggiormente mi affascina. Al momento conduco letture sulla poesia femminile italiana, legata come sono al desiderio di comprendere in che modo nel nostro paese si sia presa coscienza di un fenomeno tanto colpevolmente sottaciuto . Concordo con te sul valore della Szimborska.

  7. La mente fervida di Amelia Rosselli …io credo che le donne , nell’espressione di tutte le arti siano ancora fortemente penalizzate (vedi anche le donne nella pittura, nella musica,nella regia ecc) è la nostra cultura patriarcale che ci fa vedere le cose (a donne e uomini) in una visione prevalentemente maschile.

  8. Cara Nunzia, lietissima di leggere questo articolo. La scrittura di genere è un tema che mi interessa moltissimo. Condivido quanto affermi all’inizio di questo articolo ovvero che per le donne la scrittura è (ancora) strumento di emancipazione. Il riferimento alla “tragicità” della poesia femminile, anche in relazione al particolare periodo storico vissuto dalle poete da te citate, Rosselli e Merini, credo sia appropriato. Secondo il mio punto di vista nasce anche dall’esigenza di appropriarsi di un proprio modo di vivere, aldilà degli stereotipi dati anche dalla letteratura dove è sempre stata oggetto della scrittura, musa ispiratrice ma mai oggetto di una visione del mondo.

  9. farò un intervento abbastanza banale, lo so, ma credo di poter dire che le antologie di poesia moderna non racchiudono molti figure femminili, forse perchè in gran parte queste antologie sono compilate da uomini.

    La mia conoscenza del mondo letterario ufficiale si riduce a visite a blog o siti di poesia si internet, ma da queste visite posso dire di essermi reso conto, anche attreverso la lettura di parecchi testi moderni, che la poesia è una qualità più femminile che maschile.

    scusate il disturbo

Gentile lettore, all'autore di questo articolo farà molto piacere se vorrai lasciare un commento.

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